Le cinque cittadine italiane fermate dall’esercito israeliano in Cisgiordania sono state rimpatriate questa mattina, sabato 24 ottobre. Lo ha reso noto la Farnesina. Il rientro per questa mattina era stato indicato da Antonio Tajani e successivamente confermato dal ministero.
Le attiviste italiane hanno ricevuto ieri sera una visita consolare all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. I funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv hanno potuto incontrarle: le connazionali sono apparse in buone condizioni fisiche, ha spiegato la Farnesina.
La visita consolare e le telefonate ai legali
Alle cinque donne è stato consentito di utilizzare i telefoni cellulari durante la permanenza del funzionario consolare nella struttura aeroportuale. Tutte hanno potuto parlare telefonicamente almeno una volta con il proprio legale.
L’ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme si erano attivati non appena informati dell’accaduto. Le rappresentanze diplomatiche avevano contattato le autorità israeliane per chiedere chiarimenti urgenti sulle circostanze del fermo e sulla situazione delle connazionali.
Il fermo ad al-Bweib e la richiesta di rilascio
Le italiane erano state intercettate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron. La Farnesina aveva annunciato nella serata di giovedì 22 ottobre, poche ore dopo il fermo, di aver chiesto a Israele chiarimenti e il rilascio immediato delle attiviste.
Un analogo provvedimento nei confronti di altri attivisti internazionali era stato reso noto il 21 ottobre. Tra le persone coinvolte figuravano due connazionali, Manuel e Alberto Tartarotti, poi espulsi.
Un’operazione su vasta scala dell’esercito israeliano aveva portato al blocco e al fermo di circa 90 volontari. Tra loro anche Brad Lander, candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti, successivamente rilasciato insieme a decine di altri attivisti sotto severe restrizioni di movimento.
