I lavoratori del Teatro alla Scala di Milano si fermeranno oggi, 20 ottobre, in sciopero per l’intera giornata, dopo il fallimento delle trattative sul rinnovo del contratto. La protesta mette a rischio la prima del Faust di Charles Gounod. È previsto anche un presidio, prima davanti al teatro e poi a Palazzo Marino, sede del Comune.
I lavoratori del Teatro alla Scala di Milano in sciopero
Lo sciopero alla Scala è stato approvato dall’assemblea del 12 ottobre, alla quale hanno partecipato oltre 450 lavoratori: un solo voto contrario e quattro astensioni. La mobilitazione coinvolge orchestra, coro, ballo, tecnici, maestranze e personale amministrativo.
Le richieste erano state presentate prima dell’estate. I sindacati hanno respinto la proposta iniziale della direzione di rinviare il rinnovo e riconoscere una somma una tantum, dichiarando lo stato di agitazione. Dopo il voto dell’assemblea, anche l’incontro con il sovrintendente Fortunato Ortombina si è concluso senza un accordo sulle risorse da destinare agli aumenti.
Il recupero salariale e l’adeguamento ai prezzi
La piattaforma sindacale prevede un incremento del 15% della retribuzione annua lorda dal primo gennaio 2027, seguito da adeguamenti legati all’inflazione rilevata dall’Istat. Secondo i calcoli sindacali, negli ultimi anni il costo della vita ha eroso tra il 23 e il 24% del potere d’acquisto dei dipendenti.
Il precedente contratto era stato rinviato durante la pandemia, quando la chiusura del teatro aveva fatto crollare gli incassi della biglietteria. Il rinnovo successivo aveva riconosciuto un recupero del 5%. Paolo Puglisi, della Slc-Cgil, definisce così l’obiettivo della vertenza: «Non chiediamo neanche un euro di aumento. Chiediamo di difendere i salari dall’inflazione».
Per Alberto Rota, corista della Scala dal 1997, il riconoscimento economico riguarda anche la preparazione e la disponibilità richieste, con un impegno quotidiano spesso serale e nei fine settimana. «Chi vuole studiare musica, diventare scenografo o tecnico di palcoscenico pensa alla Scala come a un punto d’arrivo. È un’aspirazione che va riconosciuta anche economicamente», ha detto a ilfattoquotidiano.it.
Francesco Lattuada, violista dell’orchestra, lavora nel teatro dal 1997 ed è assunto stabilmente dal 1999. Anche per lui la protesta nasce dal divario accumulato: «Adesso vogliamo recuperare almeno parzialmente gli oltre venti punti percentuali persi».
Il costo della vita e lo sciopero della Scala
Il costo della vita a Milano incide, secondo Puglisi, sulla capacità del teatro di attrarre professionisti. Il sindacalista cita il posto di prima viola, rimasto vacante dopo un pensionamento: le selezioni proseguono da tre anni senza una soluzione. «Perché non vengono a fare i concorsi alla Scala? Perché la città è troppo cara, l’impegno richiesto è notevole e lo stipendio non è adeguato a tutto questo».
Dietro le rappresentazioni lavorano anche le persone che montano e smontano le scenografie, movimentano le strutture sospese, preparano i costumi e organizzano i cambi di scena. Puglisi quantifica in 250–300 lavoratori il personale impegnato ogni giorno, sera e notte, nell’allestimento dello spettacolo in programma e nella preparazione di quello successivo, con turni pesanti, stress e rischi per la sicurezza.
La vertenza comprende inoltre le indennità, gli orari, gli inquadramenti e la situazione di una ventina di lavoratori intermittenti, che i sindacati vorrebbero trasformare in dipendenti a tempo pieno.
I contributi pubblici e le altre mobilitazioni
Puglisi contesta il peso dei contributi pubblici rispetto al bilancio del teatro. Cita i quattro milioni di euro annui del Comune di Milano e i finanziamenti regionali, chiedendo che gli enti sostengano la struttura e il personale: «La Scala incassa quasi 40 milioni di euro dalla biglietteria. I privati sono importanti, ma gli enti pubblici devono farsi carico di questa eccellenza».
Rota riconosce l’impegno della direzione, il sostegno degli sponsor privati e i sacrifici economici degli spettatori, ma richiama la partecipazione pubblica all’istituzione: «La Scala viene venduta come un fiore all’occhiello a livello internazionale, ma tutte le maestranze devono essere valorizzate. Se non riconosciamo il lavoro, rischiamo di perdere quel patrimonio».
