Il Ministero dell’Istruzione dovrà versare quattro mensilità di stipendio a una professoressa di spagnolo rimasta precaria per quasi 10 anni e assunta in ruolo il 1 settembre 2025. Lo ha stabilito la sezione lavoro della corte d’appello di Firenze, che ha respinto l’impugnazione del ministero e confermato la sentenza civile del tribunale di Arezzo.
Firenze, professoressa precaria da 10 anni: “Va risarcita dal ministero”
La controversia riguardava il diritto della docente precaria a ottenere un risarcimento anche dopo la stabilizzazione. Per il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il posto a tempo indeterminato conquistato vincendo un concorso costituiva già una riparazione: nulla, quindi, le sarebbe stato più dovuto.
La corte ha respinto questa tesi: «L’immissione in ruolo avvenuta per concorso non cancella il risarcimento per gli anni di precariato». L’assunzione a tempo indeterminato non sana il dovuto pregresso, a partire dai mancati scatti di anzianità.
I contratti annuali e il superamento del limite europeo
La professoressa aveva insegnato letteratura e lingua spagnola nello stesso istituto superiore della provincia di Arezzo. Dal 2009-2010 al 2024-2025 aveva firmato 13 contratti annuali, con scadenza al 30 giugno.
Le supplenze avevano raggiunto complessivamente 114 mesi e 27 giorni: oltre il triplo del limite europeo di 36 mesi. La docente si era rivolta al tribunale per far accertare l’illegittima reiterazione dei contratti a termine dovuta al superamento di quella soglia e ottenere un indennizzo «per danno subito».
L’importo riconosciuto copre tutto il periodo di precariato e segue le determinazioni del primo giudice, entro una forbice normativa da 4 a 24 mesi di stipendio.
La selezione di merito e l’attesa per il ruolo
Nel 2020 la docente aveva vinto il concorso ordinario, classificandosi al primo posto in graduatoria. L’ingresso stabile nella scuola era arrivato soltanto cinque anni dopo.
«La docente ha conquistato il posto con le proprie capacità, non come effetto “diretto e immediato” dell’abuso. Per questo l’immissione in ruolo non ripara il danno e il risarcimento resta dovuto. Quando il concorso è stato bandito, inoltre, l’abuso era già compiuto da anni», ha spiegato l’avvocato Amedeo Stoppa, che l’ha assistita.
I giudici d’appello hanno rilevato che quella procedura era una vera selezione di merito, aperta anche a chi era già di ruolo: prevedeva una prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale.
