La Procura di Roma ha ricostruito presunte violazioni del diritto internazionale e dei diritti fondamentali durante le operazioni contro le missioni della Flotilla dirette verso Gaza. Dall’inchiesta, condotta con il contributo del Ros, sarebbero emersi episodi di maltrattamenti, condizioni di detenzione degradanti e ostacoli all’esercizio del diritto di difesa. L’indagine coinvolge l’intera catena di comando israeliana, compresi due ministri, per diverse ipotesi di reato, tra cui tortura e sequestro di persona.
Gli abbordaggi in acque internazionali e il sequestro dei dispositivi
Gli accertamenti svolti dal Ros, attraverso il Reparto Antiterrorismo, hanno permesso agli investigatori di ricostruire le diverse fasi degli interventi contro le imbarcazioni della Flotilla. Secondo quanto riferito dalla Procura in una nota, le analisi tecniche e le testimonianze raccolte hanno consentito di delineare con precisione le modalità e la dinamica degli abbordaggi, avvenuti in acque internazionali e, secondo gli inquirenti, in violazione delle norme del diritto internazionale marittimo. Tra gli elementi emersi figurano anche la distruzione delle apparecchiature utilizzate per le trasmissioni in streaming e il sequestro dei dispositivi elettronici appartenenti ai partecipanti alle missioni.
Le condizioni di detenzione degli attivisti della Flotilla
L’indagine ha preso in esame anche il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla dopo il fermo, ricostruendo le diverse tappe della loro detenzione. La Procura riferisce di presunti soprusi verificatisi durante l’intero percorso, dalla privazione della libertà personale all’ammassamento e al trasferimento verso il porto israeliano di Ashdod, fino all’arrivo nella struttura carceraria di Kzi’ot.
Gli accertamenti hanno riguardato anche le procedure di identificazione, gli adempimenti amministrativi e le fasi che hanno preceduto il rilascio e il definitivo rientro in Italia. Secondo quanto riportato dai magistrati, numerosi partecipanti sarebbero stati vittime di percosse e lesioni, oltre che di minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo.
Cibo negato, mancanza di cure e privazione del sonno
Tra gli aspetti evidenziati dagli investigatori ci sono anche le condizioni materiali in cui sarebbero stati trattenuti gli attivisti. La Procura segnala ripetuti dinieghi nella distribuzione di generi alimentari essenziali e una presunta assenza deliberata di assistenza medica, anche in presenza di necessità fisiche evidenti e situazioni di emergenza. Nella ricostruzione degli inquirenti vengono inoltre descritte condizioni ambientali e igienico-sanitarie precarie, imposte alle persone fermate, e la privazione del sonno durante la permanenza nel carcere di Kzi’ot.
L’inchiesta sulle violazioni dei diritti fondamentali degli attivisti della Flotilla
Un ulteriore elemento contestato riguarda l’accesso all’assistenza legale e la possibilità di comunicare con l’esterno. Secondo la Procura di Roma, durante il periodo di detenzione sarebbe mancata un’adeguata assistenza da parte dei difensori e sarebbe stato impedito ai partecipanti di contattare tempestivamente le rappresentanze diplomatiche o i propri legali.
Il quadro delineato dagli accertamenti riguarda dunque sia le modalità degli abbordaggi in mare sia il trattamento delle persone fermate nelle successive fasi di detenzione. L’inchiesta coinvolge diversi livelli della catena di comando israeliana e comprende, tra le contestazioni, le ipotesi di tortura e sequestro di persona. Si tratta di accuse oggetto di indagine, che dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.
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