La cifra adesso è nero su bianco: 23,5 miliardi di euro. È il valore della manovra economica per il 2027 delineata dal governo nel Documento programmatico di bilancio (Dpb), trasmesso nella notte tra il 14 e il 15 ottobre alla Commissione europea. Una prima fotografia della prossima legge di Bilancio, che individua le risorse disponibili e le priorità dell’esecutivo, senza però chiudere definitivamente il confronto sulle misure da finanziare.
Il punto più rilevante riguarda le coperture. Circa 5 miliardi arriveranno dal settore bancario e assicurativo, mentre una parte consistente della manovra sarà sostenuta attraverso i margini di deficit richiesti nell’ambito delle regole europee. Alle famiglie e alla spesa sociale dovrebbero andare altri 5 miliardi, mentre per le imprese sono previsti circa 3,5 miliardi.
Il quadro resta comunque provvisorio. Il governo attende infatti l’esito delle interlocuzioni con Bruxelles sulla possibilità di utilizzare ulteriori margini di flessibilità, soprattutto per fronteggiare le conseguenze del caro energia.
Da dove arrivano i 23,5 miliardi della manovra
La principale fonte di finanziamento indicata dal governo è rappresentata dai 14,4 miliardi di euro di maggiore spesa in deficit, collegati all’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per gli interventi nei settori della difesa e dell’energia.
A questa somma si aggiungono le risorse che l’esecutivo intende recuperare attraverso il contributo del comparto finanziario, gli interventi in materia di giochi e una nuova revisione della spesa pubblica.
Il Documento programmatico quantifica in circa 5 miliardi il contributo richiesto a banche e assicurazioni, una cifra sulla quale la Lega aveva insistito nelle ultime settimane. Resta tuttavia da chiarire il meccanismo concreto con cui queste risorse saranno raccolte.
Il tema ha già provocato divergenze nella maggioranza. Matteo Salvini ha sostenuto la necessità di coinvolgere gli istituti finanziari, auspicando un contributo concordato, mentre Forza Italia ha espresso riserve sull’ipotesi di introdurre nuove imposte sugli extraprofitti.
Nel capitolo delle coperture rientra anche una spending review dei ministeri. Il governo punta dunque a reperire risorse sia attraverso nuove entrate sia attraverso una razionalizzazione della spesa, senza affidarsi esclusivamente all’aumento del deficit.
Famiglie, bollette e imprese: dove andranno le risorse
La tutela del potere d’acquisto è una delle priorità dichiarate dall’esecutivo. Circa 5 miliardi saranno destinati alle famiglie e alla spesa sociale, con particolare attenzione ai nuclei economicamente più fragili, penalizzati dall’aumento dei prezzi.
Un altro capitolo riguarda il sostegno al sistema produttivo. Per le imprese sono previsti circa 3,5 miliardi di euro, con interventi rivolti soprattutto alla competitività e alla riduzione del peso delle bollette elettriche.
Il governo intende inoltre rafforzare la sicurezza energetica attraverso incentivi agli investimenti negli impianti fotovoltaici, la promozione del biometano e la riconversione degli impianti a biogas già esistenti.
Nel documento trovano spazio anche gli investimenti infrastrutturali, dalla rete ferroviaria agli edifici pubblici. Tra gli ambiti indicati figurano scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici.
Per il momento, però, il Dpb definisce soprattutto gli obiettivi e gli importi complessivi. Le modalità di accesso agli eventuali benefici, i destinatari e le condizioni delle singole agevolazioni dovranno essere precisati nella legge di Bilancio.
Il nodo Irpef e il possibile rinvio della legge di Bilancio
Uno dei dossier ancora aperti riguarda il taglio dell’Irpef, sul quale persistono differenze di posizione tra le forze di maggioranza.
Forza Italia continua a sostenere la riduzione dell’aliquota intermedia dal 35 al 33%, con l’obiettivo di estendere il beneficio ai redditi fino a 60mila euro. La misura, tuttavia, deve ancora trovare una copertura compatibile con le risorse disponibili e con gli altri interventi richiesti dai partiti.
Anche pensioni, agevolazioni fiscali e ulteriori stanziamenti per la sanità restano al centro del confronto politico.
L’incertezza riguarda inoltre il calendario. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva indicato il 20 ottobre come obiettivo per portare la manovra in Parlamento, ammettendo però che il confronto con le istituzioni europee avrebbe potuto allungare i tempi.
Il governo ha quindi approvato il Documento programmatico senza definire ancora il testo completo della legge di Bilancio. Un passaggio che rende possibile uno slittamento dell’esame definitivo delle misure.
Le previsioni di crescita e il confronto con l’Europa
Secondo il quadro programmatico contenuto nel documento, il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,8% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. Si tratta di valori superiori alle previsioni tendenziali, che indicano rispettivamente lo 0,6% e lo 0,8%.
La differenza riflette l’effetto positivo sulla crescita che il governo attribuisce agli interventi previsti dalla manovra. Sono però stime, non risultati acquisiti, e dipendono dalla concreta attuazione delle misure.
La questione decisiva resta il negoziato europeo. Il governo chiede di poter utilizzare la flessibilità prevista dalle regole di bilancio per sostenere spese considerate strategiche e attenuare gli effetti dell’inflazione.
Solo dopo aver chiarito il perimetro di questa flessibilità sarà possibile definire con maggiore precisione l’entità degli interventi.
I 23,5 miliardi rappresentano dunque il punto di partenza della manovra, non ancora la sua versione definitiva. Le prossime decisioni dovranno stabilire quanto spazio resterà per ridurre le tasse, sostenere i redditi e finanziare gli investimenti senza compromettere il percorso di risanamento dei conti pubblici.
