La Commissione Affari costituzionali della Camera ha dato il primo via libera a quella che a livello mediatico è stata definita “legge anti-maranza”, ovvero la proposta di legge sulla cittadinanza presentata dalla Lega, con primo firmatario il deputato Igor Iezzi. Il provvedimento introduce nuove cause che impediscono a tutti coloro che sono nati in Italia da genitori stranieri di ottenere la cittadinanza al compimento dei 18 anni e amplia i reati per i quali è prevista la revoca dello status di cittadino italiano. La Commissione ha votato il mandato al relatore e il testo dovrebbe arrivare in Aula lunedì 19 ottobre.
Le condanne e il blocco della richiesta per almeno dieci anni
Il testo riguarda i giovani che intendono acquisire la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età. Per questo percorso introduce nuove cause ostative legate alle condanne penali, con particolare attenzione ai reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Secondo il deputato leghista Iezzi, chi viene condannato per spaccio non potrà richiedere la cittadinanza per almeno dieci anni; la proposta prevede inoltre requisiti più stringenti sulla conoscenza della lingua italiana e sulla condotta. A queste condizioni si aggiunge l’estensione delle fattispecie di reato che possono determinare la revoca della cittadinanza acquisita: il provvedimento modifica quindi sia l’accesso sia il mantenimento dello status.
Le obiezioni di Cittadinanzattiva e la legge del 1992
L’associazione Cittadinanzattiva si è mostrata critica sulla proposta di legge, presentando l’8 ottobre una memoria alla Commissione Affari costituzionali della Camera, dove sostiene che l’introduzione di ulteriori ostacoli all’acquisizione della cittadinanza rischi di penalizzare i giovani nati e cresciuti in Italia da famiglie straniere, contribuendo ad aumentare le condizioni di marginalizzazione ed esclusione sociale.
L’associazione chiede invece una revisione della legge sulla cittadinanza del 1992, che favorisca il riconoscimento dello status di cittadino italiano per chi è nato o cresciuto nel Paese, anziché introdurre nuove restrizioni. In Italia, infatti, la cittadinanza si basa sul principio dello ius sanguinis, ovvero sul diritto di discendenza, mentre chi nasce sul territorio può richiederla al compimento dei 18 anni, a determinate condizioni. Diversi Paesi europei, tra cui Germania, Francia e Portogallo, prevedono forme di ius soli condizionato, che facilitano l’acquisizione della cittadinanza per i figli di cittadini stranieri.
Salvini: “La cittadinanza italiana non è un diritto”
Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini ha espresso soddisfazione per il voto in Commissione, presentando il provvedimento come uno strumento per impedire l’ottenimento della cittadinanza a chi commette reati gravi.
“La cittadinanza italiana è una cosa seria, non un regalo né un diritto automatico per chi delinque e disprezza le nostre regole”, ha dichiarato. Salvini ha anche ribadito la volontà di revocare lo status a chi lo ha ottenuto da “straniero” e successivamente commette reati gravi.
“Chi vuole diventare italiano deve dimostrare di rispettare le nostre leggi, la nostra comunità e i nostri valori”, ha aggiunto il vicepremier, invocando “buonsenso, fermezza e tolleranza zero verso i delinquenti”.
Il percorso parlamentare prevede ora l’esame dell’Aula della Camera, dove l’arrivo del testo è atteso per lunedì 19 ottobre, e successivamente il passaggio al Senato. Le nuove disposizioni, quindi, non sono ancora in vigore.
