Un’intesa energetica con Mosca per far scendere il costo del diesel: è la mossa che Donald Trump rivendica come risposta al caro carburante che grava su agricoltori, allevatori e autotrasportatori. Sul suo social ha parlato di un “colloquio di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin”. L’obiettivo dichiarato è accelerare un calo dei prezzi, con un occhio alle aree rurali dove il diesel pesa di più e dove il presidente conta consensi.
Il rincaro ha superato i picchi toccati durante l’amministrazione Biden e si fa sentire soprattutto nelle zone agricole. In parallelo, cresce il malcontento per i costi di rifornimento, mentre la domanda stagionale non allenta la pressione.
Con le elezioni di metà mandato a distanza di tre settimane, alla Casa Bianca si indica come “priorità assoluta” proteggere le categorie più esposte e, di riflesso, recuperare terreno in un quadro di sondaggi giudicato poco favorevole. Trump ha promesso che “i prezzi del gasolio per gli americani — e per il mondo intero — caleranno rapidamente e in misura record”, definendo l’intesa “un annuncio di enorme importanza”.
Trump Putin diesel Russia, promesse di forniture e impatto incerto
Secondo quanto Trump ha scritto su Truth, la Russia dovrebbe immettere «immediatamente oltre 300.000 tonnellate» di diesel sul mercato americano e globale, «altre 500.000 tonnellate nel mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo». Si tratta di quantità presentate come rapide e addizionali rispetto ai flussi correnti.
Gli Stati Uniti, però, producono più diesel di quanto ne consumino e importano poco; non avrebbero quindi un bisogno diretto del prodotto russo. Nel merito, la scommessa è diversa: aumentare la disponibilità a livello globale per ammorbidire i prezzi all’ingrosso, senza che i barili finiscano necessariamente nei distributori americani.
Sul tavolo dei numeri c’è anche il livello di partenza: il diesel è stato prezzato a 6,29 dollari al gallone prima dell’annuncio. A conti fatti, il tempo utile per vedere un effetto prima del voto è ridotto e gli analisti energetici giudicano i volumi annunciati troppo contenuti per spostare davvero l’ago della bilancia. Tim Armitage, interpellato dalla BBC, ha definito le quantità «relativamente piccole» rispetto alla scala del mercato.
Resta inoltre un’incognita operativa: la reale disponibilità del carburante russo, anche alla luce degli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche, che possono colpire capacità e logistica. Di contro, analisti sentiti da Al Jazeera stimano che l’intesa avrà un impatto limitato sulla crisi globale e ricordano che i prezzi elevati riflettono una combinazione di fattori, tra cui le guerre in Iran e in Ucraina e gli scontri tra Arabia Saudita e Houthi.
Divieti sulle importazioni e opposizioni politiche
Sette senatori — quattro repubblicani fra loro — hanno chiesto all’amministrazione di «cambiare immediatamente decisione», secondo la CNN. Il gruppo richiama la legge del 2022 che vieta le importazioni energetiche dalla Russia per evitare che dollari statunitensi finanzino la guerra contro l’Ucraina.
Da Kiev, il presidente Volodymyr Zelensky ha criticato l’apertura: “Qualsiasi allentamento delle sanzioni contro la Russia, in assenza di un accordo chiaro e duraturo di de-escalation, rappresenta un’evidente debolezza”.
Sul versante europeo, la Commissione europea ha ribadito l’impegno a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi «con determinazione». Un portavoce ha richiamato i costi nascosti dell’eccessiva esposizione agli idrocarburi di Mosca e la volontà di non alimentare la guerra contro l’Ucraina. In aggiunta, Bruxelles ha confermato la richiesta di un cessate il fuoco che tuteli le forniture alimentari mondiali e le infrastrutture energetiche in Ucraina e in Russia.
Bessent: l’intesa è legittima
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha difeso l’accordo in un’intervista a Fox: “Useremo tutti i poteri legali disponibili per attuarlo. Tutti quelli in Congresso che dicono che non si può fare perché contraddice il Lindsey Graham Act sbagliano”.
In parallelo, Bessent ha risposto alle critiche europee parlando di “ipocrisia”: “Dall’inizio della guerra, gli europei hanno dato alla Russia più soldi che all’Ucraina. Hanno fallito nella politica energetica e continuano a finanziare Putin. Quindi, è ipocrita da parte loro sostenere che non possiamo avere un po’ di tregua sui prezzi del diesel”.
Trump ha infine rivendicato la scelta come una decisione nell’interesse degli americani, riaffermando il principio dell’America al primo posto.
