I lavoratori diretti di Acciaierie d’Italia ex Ilva e quelli dell’indotto-appalto sono oggi in sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti del gruppo, da Taranto a Genova. L’astensione dal lavoro dura 24 ore.
La mobilitazione segue la riunione dell’8 ottobre a Palazzo Chigi tra governo e sindacati sulla crisi dell’ex Ilva. In quell’incontro l’esecutivo ha riproposto la cassa integrazione, già indicata nella precedente riunione del 14 settembre, precisando le cifre delle coperture.
Ex Ilva, al via la mobilitazione: lavoratori fermi per 24 ore
La copertura della cassa integrazione è prevista per tutti sino a giugno prossimo, come ha spiegato il governo. Le misure comprendono 80 milioni per la cassa in deroga destinata all’indotto-appalto, che finora non ha alcuna protezione.
Altri 45 milioni servono ad assicurare ai dipendenti diretti di Acciaierie l’integrazione economica che consente alla cassa straordinaria di coprire il 70 per cento della retribuzione. Il Consiglio dei ministri dovrebbe varare domani un decreto legge con queste misure.
Le richieste su produzione e uscite anticipate
Per le sigle metalmeccaniche la risposta dell’esecutivo è «del tutto insufficiente». Le contestazioni riguardano sia il futuro industriale sia gli strumenti chiesti per i lavoratori, oltre agli ammortizzatori sociali.
Il governo, sostengono i sindacati, «non ha detto se e come ci sarà una prospettiva per l’ex Ilva, rinviandola a quando l’azienda sarà stata ceduta, con la gara per la vendita, a un nuovo gestore; non ha assunto impegni sulla decarbonizzazione e sui nuovi forni elettrici al posto degli altiforni; inoltre, non ha comunicato nulla, se non che la materia si sta approfondendo, sugli strumenti straordinari chiesti per i lavoratori: ovvero riconoscimento del carattere usurante del lavoro in acciaieria, esposizione all’amianto e agli agenti inquinanti, e quindi possibilità di andare in pensione prima, nonché incentivi economici per chi volontariamente intende lasciare l’ex Ilva e dimettersi».
Su queste richieste le organizzazioni sindacali insistono anche perché le considerano corrispondenti alle aspettative di tantissimi lavoratori.
Gli impianti fermi e le nuove richieste di cassa
Dalle imprese sono arrivate nuove richieste di cassa integrazione ordinaria che riguardano complessivamente circa 350 addetti. Alle sette presentate nei giorni scorsi se ne sono aggiunte altre due.
A Taranto sono già fermi l’agglomerato, l’altoforno 2 e l’acciaieria 2. Da metà novembre si fermeranno anche gli impianti di Genova e Novi Ligure. L’azienda ha inoltre pronta, ma non l’ha ancora inviata ai sindacati, una nuova richiesta di cassa straordinaria destinata ad aumentare i numeri attuali: 4.500 lavoratori nel gruppo, di cui 3.800 a Taranto.
Sull’inattività del siderurgico, AdI ha precisato sabato che l’ordine di fermata dell’area a caldo impartito dalla Corte d’Appello di Milano è esecutivo e scade il 25 ottobre. A Taranto, inoltre, non ci sono più materie prime per produrre: non sono state più acquistate perché l’azienda era ormai avviata alla fermata.
Questa prospettiva potrebbe essere evitata solo dalla Corte di Cassazione se, nell’udienza del 20 ottobre, annullasse il decreto dei giudici milanesi oppure lo annullasse con rinvio.
