Le forniture russe concordate da Donald Trump e Vladimir Putin non avranno un impatto diretto sui prezzi in Italia, perché i Paesi dell’Unione europea non hanno revocato le sanzioni sull’importazione dei prodotti petroliferi russi. L’esenzione statunitense durerà invece fino ad aprile. Per il gasolio in Italia, un eventuale beneficio potrebbe arrivare indirettamente dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, influenzate però anche dalle persistenti difficoltà nello Stretto di Hormuz.
Le promesse Trump Putin gasolio Italia e la sospensione delle sanzioni
L’intesa telefonica prevede, secondo il presidente degli Stati Uniti, una consegna immediata di oltre 300.000 tonnellate al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate a novembre e 1.000.000 subito dopo. Ulteriori 3.000.000 di tonnellate dovrebbero essere fornite in tempi brevi, in base alla capacità delle raffinerie russe. Il ministero del Tesoro ha annunciato contemporaneamente la sospensione delle sanzioni sulle forniture ai mercati mondiali per sei mesi.
Trump ha definito quello con la Russia «un accordo importante», aggiungendo: “Sono in arrivo quantità enormi. Si tratta di un accordo per il diesel, esattamente ciò che vogliamo”. Putin si è detto “fiducioso che ciò avrà un impatto positivo sull’intera economia globale”. Il presidente americano ha collegato l’intesa all’obiettivo di abbassare il costo dell’energia: “Grazie al nostro controllo dello Stretto di Hormuz e a questo importante annuncio sull’energia russa, i prezzi del gasolio per gli americani e per il mondo intero caleranno rapidamente e in misura record”.
La trattativa energetica si è affiancata ai negoziati per mettere fine alla guerra in Ucraina. Una delegazione di Kiev e alcuni inviati europei sono arrivati a Miami per incontrare Steve Witkoff e Jared Kushner. Poche ore prima dell’annuncio, il Kyiv Independent, citando interlocutori ucraini e statunitensi, aveva scritto che Mosca chiedeva una revoca almeno parziale delle sanzioni per accettare una sospensione dei bombardamenti reciproci sulle infrastrutture energetiche e sulle rotte del Mar Nero. Secondo interlocutori americani citati dall’Afp, questo era uno degli argomenti dei colloqui.
I volumi e i dubbi sull’effetto sui mercati
La prima consegna equivale a circa 2,25 milioni di barili, a fronte di un consumo giornaliero statunitense intorno ai 3,8 milioni. È il confronto proposto alla BBC da Tim Armitage, stratega degli investimenti di Quilter Cheviot, che giudica le quantità “relativamente basse”: “Quindi non farà una differenza sostanziale per i prezzi negli Stati Uniti”. Pur considerando altre due consegne, Armitage vede nell’intesa una mossa “un po’ disperata” per ridurre l’inflazione prima delle elezioni di metà mandato.
L’aumento dell’offerta potrebbe essere del 5-6% entro la fine dell’anno, secondo Dan Pickering, responsabile degli investimenti di Pickering Energy Partners. Alla CNN ha descritto un contributo utile, ma incapace di cambiare radicalmente i mercati globali. A suo giudizio, Trump avrebbe scelto le tonnellate anziché i barili perché il dato sembrerebbe più elevato a un osservatore comune: “Si tratta più di politica che di un vero e proprio punto di svolta”.
La disponibilità effettiva del carburante resta un punto contestato. Per Gregory Brew, analista di Eurasia Group, anche se Putin mantenesse la promessa e revocasse il divieto di esportazione in vigore da mesi, sarebbe «solo un palliativo, niente di più». Rebecca Babin, analista della società di investimenti CIBC, ha osservato a Bloomberg: “Questi barili potrebbero aiutare, ma potrebbero anche non arrivare mai sul mercato, e ciò che arriverà potrebbe essere troppo poco e troppo tardi”.
Le raffinerie colpite e il divieto di esportazione
Prima degli attacchi ucraini agli stabilimenti, la produzione russa era compresa tra 85 e 90 milioni di tonnellate l’anno, con un consumo interno inferiore ai due terzi, secondo il Wall Street Journal. Da allora sono state colpite sei raffinerie che rappresentano circa metà della capacità produttiva di gasolio del Paese.
All’inizio di luglio Mosca ha vietato le esportazioni dopo le diffuse carenze di carburante provocate dagli attacchi dei droni ucraini, ricorda la CNN. Il blocco ha sottratto al mercato mondiale circa 800.000 barili al giorno, con le forniture già limitate dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Il mese scorso il divieto è stato prorogato, aumentando le pressioni sui prezzi.
Il razionamento per il consumo interno era diventato necessario per la minore capacità delle raffinerie, ha spiegato al New York Times Edward Fishman, ricercatore senior del Council on Foreign Relations. Sull’accordo, il suo giudizio è che si tratti di “una classica mossa di Putin: promesse vuote, volte ad alimentare ulteriori divisioni all’interno dell’alleanza transatlantica”.
Anche alcuni ex funzionari americani dubitano che Putin disponga del carburante promesso. Un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato ha sostenuto alla CNN che il presidente russo ha comunque «ottenuto il risultato che voleva»: convincere Trump di avere conquistato un vantaggio elettorale e creare potenzialmente un effetto sui mercati. Per Richard Nephew, ex vice coordinatore principale per la politica delle sanzioni presso il Dipartimento di Stato americano, “il messaggio che viene trasmesso e il danno che viene arrecato al più ampio regime sanzionatorio sono molto significativi”.
La protesta di Kiev e il contrasto sugli attacchi
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito «indegna» la decisione di accettare petrolio russo per alleviare le carenze statunitensi: “Non è certo onesto, non è certo degno dei nostri partner ed è, a mio avviso, una decisione debole. Sembra un regalo di compleanno per Putin. È una cosa assolutamente terribile”.
Secondo Axios, Trump avrebbe concluso l’intesa dopo che Zelensky ha ignorato le ripetute richieste americane di fermare gli attacchi alle raffinerie russe, che facevano salire i prezzi anche negli Stati Uniti. Un funzionario americano ha accusato il presidente ucraino di valutare male la situazione e di compromettere la fiducia e la disponibilità ottenute da Trump negli ultimi sei mesi.
Durante le otto ore di colloqui ieri a Miami, Witkoff e Kushner avevano avvertito i negoziatori ucraini della telefonata e della rimozione delle sanzioni. Un interlocutore ucraino sostiene che gli inviati abbiano anche minacciato di interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence necessarie alle operazioni se Kiev continuerà a ignorare le richieste. Gli americani smentiscono questa versione: gli inviati avrebbero soltanto spiegato che gli attacchi stavano causando problemi negli Stati Uniti.
I rincari e le preoccupazioni dei Repubblicani
Le guerre in Medio Oriente e Ucraina hanno portato il prezzo medio statunitense del gasolio a 6,28 dollari per 3,78 litri, contro 3,68 dollari un anno prima, secondo l’American Automobile Association (AAA). Trump e il Partito Repubblicano cercano di rispondere alle preoccupazioni degli elettori per i rincari di gasolio e benzina.
Il Wall Street Journal sottolinea che l’aumento del diesel ha danneggiato soprattutto gli Stati agricoli, alimentando il timore dei Repubblicani di perdere sia la Camera sia il Senato a novembre. Anche nel partito, però, l’intesa suscita obiezioni. Il deputato repubblicano del Texas Michael McCaul, citato dal quotidiano, ha dichiarato: «Pur comprendendo il desiderio di abbassare i prezzi del diesel, temo che la revoca delle sanzioni sul petrolio russo finanzi solo la macchina da guerra del Cremlino».
