Il Giappone è membro della Corte penale internazionale, a differenza degli Stati Uniti e di Israele. Il sostegno ribadito da Motegi riguarda anche la Corte internazionale di giustizia e il Tribunale internazionale per il diritto del mare.
Le misure contro i funzionari e la minaccia di Rubio
La presa di posizione giapponese è arrivata dopo la minaccia del segretario di Stato statunitense Marco Rubio di «porre fine alla Corte penale internazionale» se questa non avesse interrotto quelle che lui ha definito le sue «minacce». Rubio ha inoltre esortato gli alleati degli Stati Uniti a «tenere a freno la Corte».
Gli Stati Uniti avevano già sanzionato diversi funzionari del tribunale, tra cui la presidente Tomoko Akane, di nazionalità giapponese. Quelle misure erano seguite ai mandati d’arresto emessi nel novembre 2024 contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza.
Il dialogo con Washington e il sostegno al tribunale
Il confronto diplomatico comprende uno scambio di vedute tra Motegi e Rubio sulla posizione giapponese, confermato dal ministero degli Esteri in una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma sociale statunitense X. Tokyo si è impegnata a proseguire il dialogo con Washington, Akane e altri Paesi per «lavorare al rafforzamento dello Stato di diritto nella comunità internazionale».
Per Motegi, anche la gestione dell’istituzione richiede un impegno: «È importante che la Corte penale internazionale e i suoi Stati parte affrontino le sfide che la Corte deve superare, affinché sia amministrata in modo appropriato».
La prima ministra Sanae Takaichi ha condiviso la preoccupazione per le misure e ribadito il ruolo del tribunale nella tutela del diritto internazionale. Sul sostegno operativo ha dichiarato: «Continueremo a dialogare con gli Stati Uniti e a fornire il sostegno necessario alla Corte penale internazionale affinché possa svolgere il proprio ruolo e le proprie funzioni come originariamente previsto».
