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Legge elettorale, lo Stabilicum potrebbe essere dichiarato incostituzionale? I precedenti

Alcuni parlamentari dell'opposizione, insieme a degli esponenti della società civile, vogliono avviare una serie di ricorsi nei tribunali per chiedere alla Consulta di pronunciarsi sullo Stabilicum

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La protesta delle opposizioni contro la legge elettorale

La protesta delle opposizioni contro la legge elettorale | ANSA/FABIO FRUSTACI - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La nuova legge elettorale potrebbe arrivare davanti alla Corte costituzionale ancora prima delle prossime elezioni. L’obiettivo dichiarato da un gruppo di parlamentari dell’opposizione e da alcuni esponenti della società civile è infatti quello di avviare una serie di ricorsi nei tribunali per chiedere alla Consulta di pronunciarsi sullo Stabilicum. Non significa che la legge sia destinata a essere dichiarata incostituzionale, ma esistono precedenti importanti che possono aiutare a capire quali aspetti di una legge elettorale possono essere contestati e cosa potrebbe accadere se la Corte dovesse intervenire.

I ricorsi contro la legge elettorale partiranno da lunedì

La strategia sarà illustrata lunedì 12 ottobre alle 13, nella sala stampa della Camera, durante una conferenza alla quale parteciperanno l’avvocato Pietro Adami, i professori Enrico Grosso e Roberto Zaccaria e rappresentanti della Rete per un voto libero e uguale. L’iniziativa nasce come una sorta di passaggio di consegne tra parlamentari e società civile. A promuovere il percorso sono infatti alcuni esponenti dell’opposizione: Simona Bonafè del Pd, Maria Elena Boschi di Italia Viva, Riccardo Magi di +Europa, Alessandra Maiorino del M5s e Filiberto Zaratti di Avs. Dopo l’approvazione della legge, il confronto si sposta quindi sul terreno giudiziario.

Grosso coordinerà i contenuti dei ricorsi e dovrebbe illustrare quelli che vengono ritenuti i principali profili di possibile incostituzionalità. Adami, invece, coordinerà il gruppo di avvocati che presenterà i ricorsi nei tribunali dei 29 distretti delle Corti d’Appello, spiegando anche quale potrebbe essere la tempistica del procedimento. Zaccaria e Maria Agostiana Cabiddu stanno inoltre raccogliendo adesioni nelle città in cui gli elettori hanno la propria residenza. Tra i ricorrenti potranno esserci sia persone già conosciute pubblicamente sia cittadini comuni. È stato previsto anche un fondo di solidarietà per sostenere le spese legali nel caso in cui i ricorsi non abbiano successo.

Il precedente del Porcellum: il premio senza una soglia minima

Per capire perché i promotori guardino alla Consulta bisogna tornare alle due principali sentenze della Corte sulle leggi elettorali degli ultimi anni. Il primo precedente è quello del cosiddetto Porcellum, la legge 270 del 2005. Nel 2014 la Corte costituzionale dichiarò illegittimo il meccanismo che assegnava un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione più votata senza prevedere una soglia minima di consenso. Secondo la Consulta, un sistema del genere poteva produrre una rappresentanza eccessivamente sproporzionata rispetto ai voti ricevuti.

La Corte intervenne anche sulle liste completamente bloccate, nelle quali gli elettori non potevano scegliere i candidati attraverso le preferenze. Il problema non era però considerato automaticamente presente in qualsiasi lista bloccata: una lista con pochi candidati, facilmente conoscibili dagli elettori, poteva risultare compatibile con il principio di rappresentanza.

Il punto centrale era quindi il rapporto tra voti ricevuti e seggi attribuiti. La Consulta bocciò il meccanismo che consentiva di arrivare al 55% dei seggi alla Camera senza una soglia minima di voti. La sentenza non mise però in discussione la continuità del Parlamento eletto. La Corte precisò che gli effetti della pronuncia riguardavano le elezioni future e non potevano mettere in discussione consultazioni già concluse con la proclamazione degli eletti.

Cosa succede se una legge elettorale viene dichiarata incostituzionale

Il precedente del Porcellum mostra anche un altro aspetto importante. Una pronuncia di incostituzionalità non comporta necessariamente la cancellazione di ogni regola elettorale. Dopo l’eliminazione delle parti considerate illegittime, rimanevano infatti norme sufficienti a costruire un sistema proporzionale applicabile alle elezioni. La Corte sottolineò che una legge elettorale è necessaria per garantire il rinnovo del Parlamento e che deve quindi essere possibile individuare un sistema immediatamente utilizzabile.

Alcuni aspetti tecnici, come quelli relativi alle preferenze, potevano inoltre essere completati attraverso un’interpretazione delle norme residue o con interventi legislativi successivi. Questo principio è particolarmente importante anche per lo Stabilicum: un’eventuale bocciatura di alcune sue disposizioni non significherebbe automaticamente che il Paese si troverebbe senza una legge con cui votare.

L’Italicum e il premio di maggioranza del 40%

Un secondo precedente ancora più vicino alla discussione attuale è quello dell’Italicum, la legge 52 del 2015. Nel 2017 la Consulta intervenne su diversi elementi del sistema, ma non cancellò il premio di maggioranza.

L’Italicum prevedeva l’attribuzione di 340 seggi alla lista che avesse raggiunto almeno il 40% dei voti validi. Secondo la Corte, una soglia del genere rientrava nella discrezionalità del legislatore e non produceva, di per sé, una sproporzione manifestamente irragionevole. La legge cercava infatti di bilanciare due esigenze: la rappresentatività e l’uguaglianza del voto da una parte, la possibilità di formare una maggioranza parlamentare stabile dall’altra.

La Consulta stabilì inoltre che i sistemi elettorali non dovrebbero ostacolare la formazione di maggioranze parlamentari omogenee. Anche dopo il referendum del 4 dicembre 2016, che aveva lasciato in vigore il principio della parità tra Camera e Senato, la Corte chiarì che le due leggi non devono essere necessariamente identiche, ma non dovrebbero creare condizioni tali da impedire la formazione di una maggioranza coerente nei due rami del Parlamento.

Perché il ballottaggio dell’Italicum fu bocciato

Diverso fu il giudizio sul ballottaggio. L’Italicum prevedeva che, se nessuna lista avesse raggiunto il 40%, le prime due si sarebbero affrontate in un secondo turno. Per accedere al ballottaggio era sufficiente superare il 3%. Secondo la Consulta, questo meccanismo comprimeva eccessivamente la rappresentatività. Il secondo turno sarebbe stato infatti una prosecuzione della prima votazione, ma con soltanto due liste e senza la possibilità di costruire alleanze. Una lista che avesse ottenuto un consenso molto ridotto al primo turno avrebbe potuto quindi arrivare a conquistare una maggioranza assoluta dei seggi al secondo.

Per la Corte, l’obiettivo di garantire la governabilità non poteva giustificare una compressione così forte dell’uguaglianza del voto e della rappresentatività. La sentenza del 2017 intervenne anche sulle candidature multiple. L’Italicum consentiva a un candidato eletto in più collegi plurinominali di scegliere successivamente in quale collegio essere proclamato. Secondo la Consulta mancava un criterio predeterminato e oggettivo: la scelta poteva incidere indirettamente sull’individuazione del rappresentante eletto dagli elettori.

Dopo la cancellazione della norma, fu applicato un criterio residuale basato sul sorteggio, in attesa di un eventuale intervento del Parlamento.

La Corte può intervenire sulla legge elettorale prima delle elezioni

Un altro elemento della sentenza sull’Italicum riguarda la possibilità stessa di rivolgersi alla Consulta prima che una legge elettorale venga applicata. La Corte spiegò che l’incertezza sulla disciplina del voto può produrre già nel presente un effetto potenzialmente negativo sul diritto elettorale, anche se la legge è destinata a essere utilizzata soltanto in futuro. Per questo motivo esiste un interesse concreto a verificare la costituzionalità delle regole prima delle elezioni.

La sentenza dell’Italicum ebbe inoltre effetti immediati: dopo la cancellazione delle norme dichiarate illegittime non era necessario approvare una nuova legge per poter votare. È proprio su questo tipo di precedente che i promotori dei nuovi ricorsi intendono costruire il percorso contro lo Stabilicum.

Quali aspetti dello Stabilicum potrebbero essere contestati?

La nuova legge introduce un sistema proporzionale con un premio di maggioranza di 105 seggi, 70 alla Camera e 35 al Senato, assegnato alla lista o alla coalizione più votata se supera il 42%. Se nessuno raggiunge questa soglia, il sistema resta proporzionale.

È quindi proprio il rapporto tra soglia del 42%, premio e distribuzione dei seggi uno dei possibili elementi da sottoporre al vaglio costituzionale. Il precedente dell’Italicum dimostra che un premio non è necessariamente illegittimo: la Corte valuta soprattutto se esista un equilibrio ragionevole tra rappresentatività e governabilità.

Un altro possibile terreno di confronto riguarda il sistema delle preferenze e dei candidati bloccati. La nuova legge prevede sette candidati per circoscrizione: uno collocato in posizione bloccata e altri sei sui quali gli elettori possono esprimere fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere. La differenza rispetto al Porcellum è quindi significativa, perché non si tratta di liste completamente bloccate. Resta però da valutare se il meccanismo complessivo garantisca agli elettori una possibilità effettiva di incidere sulla scelta dei parlamentari.

Il candidato premier indicato ma non eletto direttamente

Lo Stabilicum prevede inoltre che ogni partito o coalizione indichi, al momento della presentazione del simbolo e del programma, il nome della persona individuata come candidata alla presidenza del Consiglio. Il nome, però, non comparirà sulla scheda e l’indicazione non modifica formalmente le prerogative del presidente della Repubblica nella nomina del governo. Il tema potrebbe quindi essere valutato anche alla luce della forma parlamentare prevista dalla Costituzione. La stessa legge precisa infatti che l’indicazione del candidato premier non incide sui poteri del capo dello Stato.

Le conseguenze di un’eventuale bocciatura della legge elettorale

I precedenti della Consulta mostrano dunque che un eventuale intervento sulla nuova legge potrebbe riguardare singoli meccanismi, senza necessariamente far scomparire l’intero sistema. Nel caso del Porcellum furono eliminati il premio senza soglia e il sistema delle liste bloccate, ma le regole residue permettevano comunque di svolgere le elezioni. Con l’Italicum furono cancellati il ballottaggio e il criterio di scelta del collegio nelle candidature multiple, mentre il premio del 40% rimase in vigore.

Anche nel caso dello Stabilicum, quindi, l’esito di un eventuale ricorso dipenderebbe dalle specifiche disposizioni sottoposte alla Corte e dalle motivazioni della sentenza. Non è possibile anticipare oggi se la Consulta dichiarerebbe illegittima una parte della legge, più parti oppure nessuna.

Il voto fuori sede e le altre novità non sono il cuore del ricorso

La nuova legge contiene anche disposizioni che riguardano il voto fuori sede e quello degli italiani all’estero, ma questi elementi appartengono a un piano diverso rispetto ai principali precedenti della Consulta. Il voto fuori sede viene esteso a chi vive temporaneamente in un’altra regione per almeno nove mesi e, nel caso dei caregiver, a chi assiste familiari per almeno tre mesi. Sono previste procedure e termini per iscriversi negli appositi registri.

Per gli italiani residenti all’estero, invece, la Camera passa dalle quattro circoscrizioni attuali a due, Europa e resto del mondo, mentre il Senato viene trasformato in un’unica circoscrizione mondiale. Restano complessivamente 12 parlamentari eletti all’estero, otto deputati e quattro senatori.

La riforma stabilisce inoltre nuove regole sulle firme necessarie per presentare le liste prive di una rappresentanza parlamentare: per alcune forze senza gruppi o componenti parlamentari il numero sale fino a 6.000-7.000 firme per circoscrizione, mentre restano esenzioni per determinate forze già rappresentate in Parlamento.

L’obiettivo è arrivare alla Consulta prima del voto

Il percorso annunciato lunedì parte quindi dai tribunali ordinari e dalle Corti d’Appello, con l’obiettivo finale di portare davanti alla Corte costituzionale le questioni ritenute incompatibili con la Costituzione. La tempistica è un elemento decisivo. I promotori non puntano semplicemente a ottenere una pronuncia dopo le prossime elezioni, ma dichiarano di voler arrivare a una decisione della Consulta prima del voto.

Il Parlamento, nel frattempo, potrebbe comunque intervenire sulla legge modificandone alcune parti. E anche una futura sentenza della Corte potrebbe lasciare in vigore una parte consistente delle disposizioni, come accaduto con l’Italicum.

Per questo, al momento, parlare di una possibile bocciatura dello Stabilicum significa soprattutto parlare di uno scenario sottoposto alla valutazione dei giudici. I precedenti del Porcellum e dell’Italicum mostrano che la Consulta può intervenire sulle leggi elettorali quando determinati meccanismi alterano in modo non proporzionato la rappresentanza o l’uguaglianza del voto, ma mostrano anche che non ogni premio di maggioranza o ogni sistema con candidati bloccati è automaticamente incostituzionale.

La partita, quindi, potrebbe spostarsi dai lavori parlamentari alle aule giudiziarie, con una prima tappa fissata per lunedì 12 ottobre.

Per approfondire: Nuova legge elettorale, cosa cambia rispetto al Rosatellum: la guida allo Stabilicum

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