Flávio Bolsonaro ha ottenuto il 47% dei voti nelle elezioni presidenziali di ieri in Brasile, contro il 45% del presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Il candidato della destra ha chiuso a sorpresa in testa, ma senza raggiungere l’elezione. Il ballottaggio in Brasile si terrà il 25 ottobre.
Bolsonaro dovrà cercare di far convergere sul proprio nome, identificato sulla scheda elettorale dal numero 22, i voti degli 11 candidati sconfitti: tutti di destra o centrodestra, nessuna donna. Gli scommettitori considerano questo passaggio quasi scontato e lo danno già vincente al secondo turno. Lula punta invece a recuperare tra chi non ha votato: «Vinceremo chiedendo il voto agli astenuti», ha dichiarato.
Le vittorie della destra al Senato e negli Stati
La famiglia Bolsonaro ha già ottenuto due seggi al Senato: sono stati eletti Carlos, fratello di Flávio, e Michelle, sua matrigna ed ex prima dama. La destra ha registrato anche due facili vittorie nelle elezioni per i governatori: Tarcísio de Freitas è stato confermato alla guida dello Stato di San Paolo e Cleitinho Azevedo è stato eletto in Minas Gerais, due fra gli Stati più importanti del Paese.
«Questo voto segna la fine del partito di Lula, il Brasile ha deciso di cambiare», ha commentato Bolsonaro, dopo il risultato del primo turno.
Gli elettori chiamati alle urne erano oltre 158 milioni. Dovevano scegliere il presidente e il vicepresidente, tutti i governatori e i vice dei 26 Stati e del distretto federale, un terzo degli 81 senatori e tutti i 513 deputati. La polizia brasiliana ha già aperto un’indagine su possibili interferenze degli Stati Uniti nelle elezioni.
Il confronto con il 2022 e gli scontri nei comizi
Il testa a testa fra i due rivali era indicato dai sondaggi della vigilia. Lula, 80 anni, esponente del Partito dei Lavoratori (Pt) ed ex sindacalista metalmeccanico diventato uno dei leader mondiali, cerca il quarto mandato. Flávio Bolsonaro, 45 anni, candidato del Partito Liberale, cerca invece una rivincita in nome del padre Jair.
L’ex presidente era stato sconfitto per meno di due punti percentuali nelle elezioni di quattro anni fa, nel 2022. È stato poi condannato a 27 anni di carcere per il golpe con cui ha tentato di impedire l’insediamento di Lula. Il confronto ripropone così la contrapposizione dell’ultima corsa presidenziale: Lula non ha costruito una successione politica, mentre Flávio rappresenta una versione più moderata del padre, senza gli stessi eccessi populisti.
La campagna elettorale è stata segnata dagli insulti. Lula ha definito l’avversario «codardo», «traditore» e «imbecille»; Bolsonaro ha risposto con «bugiardo», «prodotto scaduto» e «corrotto». Nei comizi conclusivi il leader del Pt ha chiesto agli elettori di scegliere «tra democrazia e barbarie». Per Flávio, invece, «si tratta di una lotta fra il bene e il male».
I programmi su economia, sicurezza e politica estera
I conti pubblici, i bilanci familiari e soprattutto la criminalità dilagante sono al centro delle preoccupazioni di un Paese disilluso. Il programma di Lula, articolato in 84 pagine, prosegue le sue politiche tradizionali: un ruolo centrale dello Stato nell’economia e l’espansione dei progetti sociali.
In politica estera il presidente uscente persegue una diplomazia multipolare, dichiaratamente equidistante dalla Cina e dagli Stati Uniti. Le tensioni commerciali con l’amministrazione Trump hanno però quasi congelato i rapporti con Washington. «Il Brasile non entra nel cortile di casa di nessuno», ha detto Lula di recente all’Onu.
Il programma di Bolsonaro riprende invece la ricetta dell’argentino Javier Milei: maggiore spazio all’impresa privata, drastici tagli della spesa pubblica, riduzione delle tasse e della burocrazia. Sulla sicurezza propone pene più severe contro i criminali e nuove carceri di massima sicurezza.
Flávio si allinea inoltre alla nuova alleanza internazionale delle destre guidata da Trump, che negli ultimi anni ha conquistato gran parte dell’America latina, dall’Argentina alla Colombia. Il leader statunitense gli ha espresso il proprio sostegno: «È un giovane in gamba».
