Prima paginaUn supporto dell’Fbi per l’inchiesta sulla ricina a Pietracatella sarebbe stato sollecitato dagli inquirenti. La cooperazione, a dieci mesi dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, riguarderebbe le verifiche digitali. La procura di Larino non ha confermato la richiesta.
Il fascicolo è aperto per duplice omicidio premeditato. Da un lato i magistrati seguono una pista medica, con il coinvolgimento di esperti del Robert Koch Institute di Berlino; dall’altro si lavora sul fronte informatico. L’analisi dei dispositivi elettronici punta a isolare eventuali indizi e, se possibile, a ridurre il perimetro delle ipotesi.
Ricina, FBI Pietracatella indaga su ricerche e indirizzi IP
Gli approfondimenti sulla ricina a Pietracatella riguardano anche contenuti apparsi su Reddit. Da un computer associato a un indirizzo Ip riconducibile all’area del paese sarebbe partita una ricerca su “veleni ad azione rapida” e sulle modalità di preparazione della tossina. Si tratta, per ora, di presunte tracce digitali: non c’è un collegamento accertato tra quelle consultazioni e la morte di madre e figlia.
La piattaforma statunitense cancella automaticamente gli indirizzi Ip dopo 100 giorni. In questo quadro, una verifica puntuale delle ricerche e della loro effettiva provenienza richiede un accesso più ampio ai dati di sistema. Da qui l’interesse per una cooperazione giudiziaria con gli Stati Uniti.
I sintomi al primo accesso e le dimissioni del 26 dicembre
Sara e Antonella erano arrivate all’ospedale di Campobasso il 26 dicembre. Il medico Pietro Vuotto, 58 anni, ha descritto il primo contatto come un “quadro gastroenteritico chiaro”. Entrambe avevano riferito più episodi di vomito e diarrea, con dolore addominale, un profilo compatibile con una patologia del tratto gastroenterico.
Al tempo stesso, il quadro del marito e padre, Gianni Di Vita, appariva diverso. Vuotto ha ricordato che l’uomo lamentava sintomi più generali, non localizzati: «Mi ha detto che aveva avuto nausea» e ha aggiunto: «Io personalmente non l’ho mai visto vomitare».
Gli accertamenti — compresa una valutazione specialistica per la ragazza — erano stati seguiti da un apparente miglioramento. Tutti e tre erano in piedi e i sanitari avevano autorizzato le dimissioni. L’indicazione consegnata a Sara era rimasta semplice: «Pasti leggeri e idratarsi».
Il ritorno di Sara in codice rosso e il ricovero in rianimazione
Il nuovo accesso al pronto soccorso è avvenuto meno di un giorno dopo. Vuotto, uno dei cinque medici indagati per omicidio colposo, ha ripercorso quei minuti: alla ragazza venne attribuito il codice rosso, era ipotesa, parlava a fatica, «una persona completamente diversa». Secondo il medico, la paziente appariva confusa e tendeva ad assopirsi.
La terapia idratante avviata in urgenza non aveva dato risposta. «Verso le 19 Sara si alza dalla barella, voleva andare in bagno e cade, si accascia», ha riferito ancora Vuotto. Di conseguenza, il peggioramento dei parametri rese necessario il trasferimento in Rianimazione. Sara morì poco dopo; Antonella Di Ielsi il giorno successivo.
L’ipotesi di una duplice esposizione al veleno
Il rapido tracollo clinico ha alimentato un dubbio nello stesso Vuotto: «Non ho mai visto in 26 anni di carriera un’evoluzione simile». Al primo accesso, ha ricordato, più medici — incluso uno specialista — avevano valutato un quadro coerente con una gastroenterite. «La ricina si traveste così», ha detto, «e non si può tornare indietro nemmeno sapendolo: non c’è un antidoto».
La possibile duplice esposizione al veleno resta un’ipotesi del medico, non un accertamento investigativo. «Può essere stato l’effetto di una duplice esposizione al veleno? Lo ritengo plausibile, non lo escludo», ha affermato. Inoltre, l’intreccio tra il percorso clinico e gli elementi digitali — ancora da consolidare — rende centrale l’esito degli accertamenti tecnici, compresi quelli per cui si valuta il coinvolgimento dell’Fbi.
