L’Autorità fiscale israeliana ha ricevuto i nomi e le nazionalità dei membri dell’equipaggio 48 ore prima del volo diretto a Tel Aviv sul quale il copilota omanita avrebbe tentato un dirottamento. Secondo il quotidiano Haaretz, che cita fonti della sicurezza, quel pacchetto di informazioni doveva essere sottoposto alle verifiche degli organismi competenti, a partire dal Mossad e dal ministero dei Trasporti. Di fatto, la procedura prevedeva controlli incrociati; resta da capire in che termini siano stati eseguiti.
L’Autorità fiscale ha confermato la ricezione della lista relativa al volo Flydubai. Tuttavia, dal ministero dei Trasporti sono arrivate versioni diverse sia sull’arrivo dell’elenco sia sulla natura dei controlli svolti. Al tempo stesso, le tempistiche indicate non coincidono in tutte le ricostruzioni ufficiali.
Co-pilota dirottatore Israele, divieto di volo e fermo negli Emirati Arabi
Il copilota è attualmente in stato di fermo negli Emirati Arabi. Il procuratore non ha reso nota la sua nazionalità. Diversi media internazionali lo hanno identificato come Hammam al-Hammami, 29enne con padre omanita e madre siriana, con anni di vita trascorsi negli Emirati. L’indicazione anagrafica resta, in ogni caso, attribuita alle cronache giornalistiche.
Le autorità dell’Oman gli avevano vietato di pilotare aerei per motivi di sicurezza, ritenendo che fosse stato influenzato da gruppi islamisti radicali durante un soggiorno in Siria. Non è chiarito come sia potuto salire a bordo nonostante il divieto imposto ai piloti provenienti da Paesi senza relazioni diplomatiche con Israele di operare voli diretti verso il Paese; l’Oman rientra in questo elenco. Da qui uno dei nodi più delicati dell’intera vicenda.
L’aggressione in cabina e l’atterraggio a Tabuk
Secondo la ricostruzione, il copilota ha aggredito il comandante usando l’ascia di emergenza, uno strumento obbligatorio tra le dotazioni della cabina di pilotaggio, e avrebbe anche accoltellato il pilota. L’aereo, partito da Dubai, ha effettuato un atterraggio di emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita. A quel punto il velivolo è stato messo in sicurezza e l’equipaggio è stato assistito.
Gli inquirenti sauditi hanno accertato che il copilota «aveva iniziato a realizzare un atto terroristico». L’indagine prosegue «per chiarire tutte le circostanze dell’incidente e le relative motivazioni», hanno precisato. Anche Israele segue la pista terroristica: il ministro Ben Gvir ha dichiarato che «l’ingenua convinzione che i nostri nemici amino la vita e che dovremmo averne compassione ha ricevuto un promemoria stamattina sotto forma di un terrorista che aveva pianificato di far schiantare un aereo e uccidere i 180 israeliani a bordo».
Il comandante invitato in Israele come ospite d’onore
Il comandante indiano Smit Machchhar ha evitato lo schianto dell’aereo dopo l’aggressione. Ha riferito di aver aperto la porta della cabina di pilotaggio, consentendo ai passeggeri di intervenire e di contribuire alla messa in sicurezza del velivolo. «Ho aperto la porta mentre ero sotto attacco», ha raccontato.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu lo ha invitato in Israele come ospite d’onore. In una telefonata, rivolgendosi al comandante, ha affermato: «Sei un vero eroe dei popoli coraggiosi dell’India e di Israele e sei un eroe del mondo intero». L’invito, nelle intenzioni del governo, vuole sottolineare il ruolo decisivo del pilota nella gestione dell’emergenza e il coordinamento con i passeggeri nella fase più critica del volo.
