La candidatura di Mario Calabresi a sindaco di Milano non è ancora ufficiale, ma alla Leopolda ha ricevuto il sostegno di Renzi. “Vedrei bene Mario Calabresi candidato sindaco a Milano”, ha affermato il leader di Italia Viva. Il giornalista e scrittore, già direttore della Stampa e della Repubblica, aveva già dato la propria disponibilità a correre nell’area del centrosinistra e dal palco della kermesse fiorentina ha affrontato apertamente i temi della città e dei prossimi cinque anni.
Il confronto con Lisa Noja, consigliera regionale in Lombardia e figlia di un acceso militante di Lotta continua, è partito da Le voci degli altri, l’ultimo libro di Calabresi. Il dialogo si è poi allargato alla storia di Milano, alla sua nuova identità e alle criticità emerse dopo i dieci anni di forte sviluppo governati dal sindaco uscente Beppe Sala.
Il costo della vita e le persone rimaste indietro
“Milano, in questi dieci-quindici anni, è cresciuta tantissimo. È diventata attrattiva e internazionale”, ha osservato Calabresi, soffermandosi però sulle parti della società rimaste escluse dalla crescita. “Ci sono pezzi di società che si sentono tagliati fuori, che vedono una città luminosa, come una grande vetrina nella quale non riescono più a entrare. Perché non hanno possibilità di spesa: il costo della vita, quello delle case”.
L’aumento del costo della vita e delle case è stato al centro della riflessione, critica ma anche propositiva rispetto all’amministrazione uscente. “Dobbiamo preoccuparci di tutte le persone che sono rimaste indietro: in tanti non riescono più a vivere a Milano”, ha aggiunto il giornalista.
Calabresi non ha voluto concentrare il confronto sui giudizi sul passato: “Dare le pagelle al passato è un gioco che non mi appassiona molto”. Ha invece indicato come centrale la domanda sui prossimi cinque anni per Milano e la necessità di riconoscere i nuovi bisogni della città.
Le resistenze nel Pd e il messaggio di Renzi a Conte
L’ufficializzazione della candidatura per il Campo largo resta in sospeso. Nel Partito democratico le resistenze non mancano e, al momento, un accordo unitario sul nome di Calabresi appare ancora lontano. Tra i nomi in campo c’è quello di Pierfrancesco Majorino, esponente dell’area vicina alla segretaria Elly Schlein, che punta sulle primarie per individuare il candidato del centrosinistra.
Proprio il futuro della coalizione è stato uno degli altri temi affrontati da Renzi alla Leopolda. Il leader di Italia Viva ha risposto a Giuseppe Conte, che aveva chiamato in causa Schlein come garante dell’eventuale presenza dei renziani nell’alleanza. “La politica non si fa sulla base dei rapporti personali, si fa sulla base delle idee”, ha replicato Renzi, aggiungendo: “Se volete stare su discussioni di merito, noi ci siamo”.
L’ex premier ha proposto anche un “contratto alla tedesca”, con paletti e obiettivi definiti tra le diverse forze del centrosinistra. Secondo Renzi, continuare con le divisioni interne significherebbe “regalare il Paese alla Meloni e regalare il Quirinale alla Meloni”.
Il leader di Italia Viva ha quindi legato il tema delle alleanze anche alla futura partita per la Presidenza della Repubblica: “Io non sarò complice del fatto che al Quirinale ci vada Giorgia Meloni”. Renzi ha rivendicato il proprio ruolo nell’elezione di Sergio Mattarella e ha ribadito di non voler offrire “garanzie” personali a Conte, ma di essere disposto a portare i propri voti in un progetto con regole e confini condivisi.
