È stato rilasciato su cauzione il sesto uomo arrestato nell’ambito delle indagini sul presunto piano terroristico contro la base militare RAF Fairford, nel Gloucestershire. Il 25enne, con doppia cittadinanza britannica e iraniana, era stato fermato giovedì 1° ottobre nel quartiere londinese di Westminster con l’accusa di preparazione di atti terroristici ai sensi del Terrorism Act del 2006.
RAF Fairford, sei arresti per il presunto piano terroristico
L’indagine era iniziata domenica 27 settembre, quando tre furgoni sospetti erano stati individuati nei pressi della base militare di Fairford della Royal Air Force. A dare l’allarme era stato un agricoltore della zona, che aveva segnalato alle autorità la presenza dei mezzi e di alcune persone con il volto coperto. Cinque cittadini britannici tra i 23 e i 25 anni erano stati arrestati con l’accusa di reati legati agli esplosivi e alla preparazione di atti terroristici. Anche loro sono stati successivamente rilasciati su cauzione, pur rimanendo sotto indagine.
Nei furgoni la polizia ha trovato una quantità di benzina, ma nessun ordigno esplosivo funzionante. L’allarme aveva comunque portato all’istituzione di un cordone di sicurezza di circa 400 metri e all’evacuazione precauzionale di 85 abitazioni. Gli artificieri erano intervenuti per esaminare i veicoli.
L’inchiesta rimane aperta su più fronti. Vicki Evans, coordinatrice nazionale senior del Counter Terrorism Policing, l’ha definita “enormemente complessa”, spiegando che le squadre specializzate stanno lavorando su diverse piste. Tra queste c’è anche quella di un possibile coinvolgimento di uno Stato straniero.
Perché la base RAF Fairford è al centro delle tensioni con l’Iran
RAF Fairford non è una base qualsiasi; sebbene appartenga alla Royal Air Force britannica, viene utilizzata anche dagli Stati Uniti e negli ultimi mesi ha ospitato bombardieri americani impiegati nelle operazioni contro l’Iran. Questa sua funzione strategica ha portato gli investigatori a esaminare l’eventuale coinvolgimento dell’Iran.
Il primo ministro britannico Andy Burnham ha parlato di “forti indicazioni” di un possibile ruolo di Teheran, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sostenuto che dietro l’episodio ci sarebbe uno Stato straniero, senza identificarlo pubblicamente. L’Iran ha però respinto le accuse, definendo “infondate e maliziose” le ipotesi di un proprio coinvolgimento e convocando l’ambasciatore britannico. Al momento, la polizia britannica non ha attribuito ufficialmente l’operazione a Teheran.
Netanyahu: “Attacco sponsorizzato dall’Iran”
Anche Benjamin Netanyahu è intervenuto sul caso. Il primo ministro israeliano ha affermato che Israele avrebbe fornito alle autorità britanniche informazioni di intelligence prima dell’accaduto, sostenendo che si trattasse di un attacco “sponsorizzato dall’Iran”. Si tratta, tuttavia, di un’affermazione del governo israeliano e non di una conclusione resa pubblica dagli investigatori britannici.
Con il rilascio su cauzione del 25enne, tutti e sei gli arrestati risultano quindi fuori dal carcere mentre le indagini continuano. Il Counter Terrorism Policing sta cercando soprattutto di ricostruire cosa stessero preparando gli uomini individuati vicino alla base e se dietro l’episodio ci fosse effettivamente un attore straniero.
