Donald Trump ha cambiato tono nei confronti di Meloni dopo il gelo dei mesi scorsi: “Il rapporto è molto buono, mi è sempre piaciuta”. La dichiarazione del presidente degli Stati Uniti accompagna il via libera europeo alla liberazione delle riserve energetiche, deciso ieri dal G7 sotto la guida del presidente di turno, il francese Emmanuel Macron.
Le parole di Trump su Meloni segnano una retromarcia rispetto alle dichiarazioni dei mesi scorsi. Francia, Regno Unito, Germania e Italia, i quattro Paesi europei del gruppo dei sette più industrializzati, hanno assecondato la richiesta americana, dopo settimane di contrasti sulla gestione della crisi energetica.
Il G7 libera le riserve di petrolio e gasolio
L’intesa prevede l’immissione sul mercato di 100 milioni di barili di petrolio e prodotti raffinati. L’operazione sarà completata in quattro mesi. Il comunicato finale del G7 precisa che “entro venti giorni sarà rilasciata una quantità sostanziale di diesel”.
Trump ha descritto tempi più rapidi: “L’Europa ha appena accettato di liberare un massiccio ammontare delle riserve di diesel. Si comincerà immediatamente”.
La quantità aggiuntiva di gasolio che entrerà effettivamente in circolazione non è ancora chiara: il dato sarà verificabile nelle prossime tre settimane. Francia e Germania detengono insieme il 35% delle riserve totali, pari a circa 40 milioni di tonnellate, più o meno 300 milioni di barili.
I prezzi dei carburanti e i contrasti su Hormuz
Il prezzo dei carburanti negli Stati Uniti, in particolare quello del gasolio, è a livelli record per gli standard americani: 6,37 dollari al gallone, equivalente a 3,7 litri. In Europa il gasolio raggiunge in media i 2,12 euro, in Italia i 2,24.
La crisi energetica ha alimentato nelle scorse settimane un altro scontro tra le due sponde dell’Atlantico. Alla base c’è una diversa lettura della guerra in Iran. La marina militare statunitense è ora in grado di scortare molte petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, evitando gli attacchi dei Pasdaran.
Le stime più accreditate indicano un flusso in uscita di dieci milioni di barili al giorno da Hormuz, cui si aggiungono altri sei milioni che l’Arabia Saudita fa transitare attraverso il Mar Rosso, aggirando il blocco iraniano. Il totale non è lontano dai 19-20 milioni precedenti alla guerra.
I governi europei restano però cauti: la situazione nello Stretto è precaria e preferirebbero conservare le riserve strategiche. Venute meno le consegne dalla Russia e poi dal Golfo, l’Europa acquista dagli Stati Uniti il 50% del proprio fabbisogno di diesel, secondo il dato di agosto.
Trump ha minacciato di bloccare le esportazioni per frenare i prezzi interni, a un mese dalle elezioni di metà mandato. Macron ha ridimensionato i contrasti con Washington, sostenendo che le minacce non c’entrano: “La dinamica è stata costruttiva”.
