Il sistema sanitario pubblico italiano ha perso nel 2025 3.767 medici per dimissioni volontarie, contro i 2.876 usciti per pensionamento. È la prima volta in dieci anni che le dimissioni superano i ritiri per raggiunti limiti di età. Il sindacato degli ospedalieri Anaao ha registrato l’inversione di tendenza, definendola “netta e improvvisa”.
Le dimissioni dei medici sono aumentate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024. Le uscite volontarie hanno riguardato il 3,5% dei camici bianchi impiegati nella sanità pubblica. Questo è quanto emerso dall’analisi del sindacato che ha utilizzato i dati di Onaosi, ente previdenziale dei medici, del Conto annuale dello Stato e del ministero dell’Economia e delle Finanze.
Le dimissioni superano i pensionamenti in 12 regioni
Il sorpasso non riguarda soltanto il totale nazionale: in 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno lasciato il Servizio sanitario prima della pensione sono stati più numerosi di quelli arrivati ai limiti di età per il riposo.
“Il fenomeno attraversa capillarmente il Paese”, ha spiegato Anaao. I divari più marcati si registrano nel Lazio, in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna: in questi territori il numero dei dimissionari è da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati.
Rispetto agli ingressi, i medici dimissionari rappresentano il 43% del numero degli assunti nello stesso anno.
Il ricambio generazionale e le differenze negli organici
I pensionamenti e le uscite anticipate hanno accompagnato un cambiamento nella composizione del personale. Tra il 2015 e il 2024, l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi per gli uomini e di 2 anni e 4 mesi per le donne, avviando un ricambio generazionale.
Il totale dei dipendenti è passato da 105.380 a 108.243 unità, ma l’andamento non è uniforme. Il Centro-Nord ha registrato in dieci anni un saldo positivo di 4.029 medici, pari al 5,9%; il Mezzogiorno ha perso 1.166 unità, con una diminuzione del 3,1%.
Le riduzioni più consistenti degli organici riguardano la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%). Per Anaao, questi dati confermano la necessità di interventi mirati a riequilibrare l’offerta di salute nei territori.
Le condizioni di lavoro e le richieste di Anaao
Il segretario nazionale di Anaao, Pierino Di Silverio, ha escluso che si tratti di una fisiologica mobilità professionale, parlando di un esodo guidato da “turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”.
A lasciare, ha sottolineato Di Silverio, non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il segretario ha richiamato il rischio di vanificare il ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria.
Per contrastare le dimissioni, Anaao chiede di superare il tetto alle assunzioni, aumentare le retribuzioni, riformare la responsabilità professionale e rendere più sicuri gli ospedali. Tra gli interventi indicati dal sindacato figurano anche gli incentivi economici per chi lavora nelle sedi disagiate.
I medici italiani sono i meno pagati d’Europa
Sempre secondo un’analisi del sindacato Anaao del 2024, nella fascia annuale 2015-2022 i salari dei medici nel territorio nazionale sono calati del 6,2% e la spesa dei contratti a tempo indeterminato diminuita del 2,8%. Prendendo come modello un’analisi prodotta dalla prodotta dalla Federazione Europea dei medici salariati (FEMS), è emerso che lo stipendio dei medici italiani in formazione specialistica, basandosi sul potere di acquisto, si pone al quint’ultimo posto in Europa; al di sopra solo di Spagna, Grecia, Rep. Ceca e Slovacchia.
