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Concorso in magistratura 2026, le anomalie denunciate da Viola Albertinazzi

Secondo la sua ricostruzione, alcuni candidati avrebbero potuto vedere in anticipo elementi riconducibili alle tracce della prova di diritto penale

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L'intervista a Viola Albertinazzi

L'intervista a Viola Albertinazzi | Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il concorso in magistratura del giugno 2026 continua a suscitare interrogativi sulle modalità con cui si sono svolte le prove. Al centro dell’attenzione ci sono soprattutto alcune testimonianze e documenti raccolti dall’aspirante giornalista e Viola Albertinazzi, che ha avviato un’inchiesta indipendente sulle presunte irregolarità emerse durante le tre giornate di esami. Secondo la sua ricostruzione, alcuni candidati avrebbero potuto vedere in anticipo elementi riconducibili alle tracce della prova di diritto penale.

Il concorso in magistratura e le tre prove scritte

Il concorso in magistratura rappresenta un percorso particolarmente impegnativo per chi aspira a entrare nella magistratura. I candidati devono affrontare tre prove scritte, dedicate rispettivamente a diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo, oltre a un successivo esame orale. La preparazione può richiedere diversi anni e molti aspiranti magistrati frequentano corsi specifici, anche molto costosi, arrivando in alcuni casi a dedicarsi allo studio a tempo pieno.

Nel 2026 le prove scritte si sono svolte il 24, 25 e 26 giugno. I posti disponibili erano 450, mentre gli iscritti risultavano circa 7.000, anche se non tutti si sono poi presentati alla Fiera di Roma, dove erano organizzate le prove. Secondo Albertinazzi, proprio durante la prima giornata, dedicata al diritto civile, si sarebbero verificati gli episodi più problematici. Alcuni candidati, andando a consegnare l’elaborato o a consultare il dizionario nel corso della prova, avrebbero avuto modo di vedere dei fogli presenti sui tavoli della commissione.

La traccia su devastazione e saccheggio

Una delle testimonianze raccolte da Albertinazzi, indicata nell’inchiesta come quella del “candidato numero 61”, riferisce di aver visto un elenco numerato di possibili tracce e, tra queste, quella relativa a “devastazione e saccheggio”. Il tema non sarebbe poi stato estratto per la prova di diritto penale del giorno successivo, ma figurava tra le tre tracce predisposte per l’estrazione.

A questa testimonianza si aggiunge uno screenshot di una conversazione su WhatsApp risalente al 24 giugno, quindi alla vigilia della prova di penale. Nel gruppo un candidato riferiva di aver ricevuto informazioni da alcuni colleghi di lavoro che avrebbero visto le tracce e indicava proprio “devastazione e saccheggio” tra quelle visionate.

In quel momento gli altri partecipanti alla conversazione sembravano non dare particolare credito alla segnalazione, osservando che si trattava soltanto di uno dei numerosi argomenti che avrebbero potuto essere scelti. Le tre tracce, infatti, vengono sottoposte a estrazione e soltanto una viene utilizzata per la prova. Per Albertinazzi, però, lo screenshot costituisce un elemento documentale importante perché dimostrerebbe che almeno alcuni candidati erano entrati in possesso di informazioni relative alle possibili tracce prima della giornata successiva.

I fogli sul tavolo della commissione

L’aspirante giornalista ha raccolto anche una testimonianza secondo cui, durante la giornata del 24 giugno, una delle altre tracce sarebbe stata coperta momentaneamente da un codice penale. Si tratterebbe della traccia relativa alla bancarotta fraudolenta, poi effettivamente estratta per la prova del giorno seguente. Il problema, secondo la ricostruzione dell’inchiesta, riguarda quindi la possibilità che i candidati passati davanti al tavolo della commissione abbiano potuto vedere non soltanto “devastazione e saccheggio”, ma anche altri elementi relativi alle tracce che sarebbero state utilizzate il giorno successivo.

I candidati erano distribuiti in diversi padiglioni della Fiera di Roma, in base al cognome, e i tavoli della commissione si trovavano all’interno delle aree destinate alle prove. Albertinazzi riferisce inoltre che il presidente della commissione, Francesco Cassano, avrebbe confermato in un’intervista al giornale Domani che il commissario Luigi Foffani stava scrivendo o prendendo appunti sulle tracce del giorno successivo.

La questione della legge del 1925

Secondo Albertinazzi, la procedura del concorso è disciplinata anche da una normativa del 1925 che stabilirebbe che le materie o il gruppo di materie oggetto della prova debbano essere definiti il giorno stesso dell’esame. L’aspirante giornalista considera quindi particolarmente rilevante il fatto che un componente della commissione potesse essere intento a lavorare sulle tracce della giornata successiva mentre era ancora in corso la prova precedente. Il presidente della commissione avrebbe definito l’accaduto una “leggerezza”.

Albertinazzi sostiene invece che, indipendentemente dall’intenzione, la vicenda potrebbe configurare una violazione delle regole che disciplinano la procedura concorsuale e pone quindi il problema della validità dell’intero concorso.

Le altre testimonianze dei candidati

Nell’inchiesta sono confluite anche altre dichiarazioni. Alcuni candidati avrebbero raccontato di aver notato, prima dell’inizio della prova di penale, persone che ripassavano proprio il tema della bancarotta fraudolenta. Un’altra testimonianza riferirebbe invece di un candidato che avrebbe reagito con una risata alla lettura della traccia, dando l’impressione di averla già conosciuta.

Albertinazzi precisa però che si tratta di dichiarazioni raccolte da candidati e che, a suo giudizio, il documento più significativo rimane lo screenshot relativo a “devastazione e saccheggio”, insieme alla conferma dell’attività svolta dal commissario. L’aspirante giornalista sostiene inoltre di non poter naturalmente disporre di testimonianze di candidati che ammettano di aver tratto direttamente vantaggio dalla conoscenza anticipata di una traccia.

Come è nata l’inchiesta sul concorso in magistratura

Albertinazzi ha spiegato di aver deciso di approfondire la vicenda dopo aver seguito le discussioni dei candidati nei grandi gruppi WhatsApp creati durante e dopo il concorso. La giovane aveva già aperto, il 16 aprile 2026, la community “Un giurista per amico”, nata con l’obiettivo di mettere in contatto giovani giuristi e discutere delle difficoltà incontrate nel percorso professionale.

Tra i temi affrontati ci sono anche le condizioni dei praticanti avvocati, che secondo Albertinazzi in molti casi non vengono adeguatamente retribuiti, e più in generale le difficoltà incontrate da chi intraprende il percorso giuridico. Quando sono emerse le anomalie del concorso, ha quindi deciso di utilizzare la community per raccogliere testimonianze. È entrata nei gruppi dei candidati e ha invitato chi aveva informazioni o documenti a contattarla, iniziando così a costruire il dossier sul concorso.

Il rapporto con le altre testate

Albertinazzi ha raccontato di aver cercato anche il coinvolgimento di testate nazionali. Secondo quanto riferito nell’intervista, era entrata in contatto con giornalisti del Corriere della Sera e del Tg1, ai quali aveva fornito il materiale raccolto, compresi riferimenti ai padiglioni, testimonianze e screenshot.

Dai suoi racconti è poi emerso un servizio e un articolo dedicati alla vicenda. Albertinazzi ha però giudicato il trattamento mediatico insufficiente rispetto alla quantità di materiale messo a disposizione. A suo avviso, gli articoli non avrebbero ricostruito nel dettaglio la sequenza degli avvenimenti e non avrebbero permesso ai lettori di comprendere pienamente la questione. La giovane ha quindi continuato a cercare attenzione per la propria inchiesta, rivolgendosi anche alle Iene.

Il contatto con Le Iene

Dopo il suo appello, la redazione de Le Iene l’ha contattata. Albertinazzi ha riferito di aver parlato telefonicamente con una persona della redazione e di aver fornito il documento realizzato per la sua inchiesta. Al momento, secondo quanto raccontato nell’intervista, il materiale è quindi nelle mani della redazione, che lo starebbe esaminando. Albertinazzi spera che la vicenda possa essere approfondita ulteriormente e non si limiti alla semplice ricezione del dossier.

Il ricorso e il possibile intervento del Ministero

Un altro elemento della vicenda riguarda i ricorsi presentati da alcuni candidati. Albertinazzi ha citato una prima ordinanza di rigetto e ha spiegato di aver inserito il provvedimento all’interno della propria documentazione. Secondo la sua ricostruzione, il procedimento davanti al TAR proseguirà il proprio percorso. L’aspirante giornalista ha inoltre affermato che potrebbe esserci un’attività della Procura di Roma, anche se su questo punto non fornisce ulteriori elementi nell’intervista.

Albertinazzi concentra però l’attenzione soprattutto sul ruolo dell’amministrazione. A suo giudizio, il Ministero della Giustizia avrebbe la possibilità di intervenire sulla procedura e arrivare all’annullamento del concorso, con la conseguente ripetizione delle prove. È proprio per questo che considera importante mantenere alta l’attenzione mediatica sulla vicenda.

Settemila iscritti al concorso in magistratura e 450 posti

Per spiegare l’impatto delle presunte anomalie, Albertinazzi ha richiamato i numeri del concorso. Gli iscritti sarebbero stati circa 7.000 a fronte di 450 posti disponibili. Il concorso viene bandito generalmente una volta all’anno o, a seconda delle circostanze, ogni anno e mezzo. A questo si aggiungono i tempi necessari per la correzione degli elaborati. Secondo Albertinazzi può trascorrere circa un anno prima che le prove scritte vengano corrette. Gli elaborati, inoltre, vengono ancora redatti a mano.

La giovane ha confrontato questo sistema con quello adottato per l’esame di abilitazione negli Stati Uniti, al quale si sta preparando e nel quale, secondo quanto ha raccontato, la scrittura al computer è utilizzata da anni attraverso appositi software.

Il peso del percorso universitario

Albertinazzi ha sottolineato anche il peso del percorso necessario per arrivare al concorso. Il corso di laurea in giurisprudenza dura cinque anni ed è seguito da ulteriori periodi di formazione e preparazione agli esami e ai concorsi.

La giovane, che ha avuto esperienze di studio in Argentina, Danimarca e Stati Uniti, ha sostenuto che il percorso italiano le appare particolarmente gravoso rispetto alle esperienze osservate all’estero. A suo giudizio, dopo un investimento di anni nello studio, i laureati in giurisprudenza dovrebbero trovare opportunità professionali adeguate, mentre ha ricordato anche le situazioni di mancata o insufficiente retribuzione che riguardano alcuni percorsi professionali.

Il referendum sulla giustizia e le ipotesi di Albertinazzi

Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il possibile collegamento con il referendum sulla giustizia che aveva preceduto di pochi mesi il concorso. La vicenda si è inserita, secondo gli intervistatori, in un periodo caratterizzato da un forte confronto politico sul tema della giustizia.

Alla domanda se questo contesto potesse avere influito sulla rilevanza mediatica del caso, Albertinazzi ha detto di essersi posta la stessa domanda. Ha raccontato di aver ricevuto anche altre segnalazioni sulle modalità di svolgimento del concorso, comprese osservazioni su controlli considerati meno rigorosi rispetto ad altre occasioni e sulla presenza di controllori con il cellulare davanti ai candidati.

La giovane ha però precisato di non avere elementi per sostenere che vi fosse un collegamento con il referendum. Ha ipotizzato che, se davvero si fossero verificate situazioni anomale in modo deliberato, ciò potrebbe aver avuto conseguenze sul piano mediatico, ma ha riconosciuto di non poterlo affermare. Ha comunque riferito che, secondo diversi candidati, l’edizione 2026 sarebbe stata diversa da quelle degli anni precedenti sotto alcuni aspetti organizzativi.

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