La famiglia di Renee Good, la donna uccisa a Minneapolis da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), ha avviato due cause civili contro il governo degli Stati Uniti e diversi esponenti dell’amministrazione Trump. Le azioni sono state depositate giovedì presso un tribunale federale del Minnesota e riguardano la morte della 37enne, madre di tre figli, avvenuta il 7 gennaio durante l’operazione Metro Surge del dipartimento della Sicurezza interna.
Le due azioni legali
La prima causa indica come unico convenuto il governo degli Stati Uniti e si basa sul Federal Tort Claims Act. La legge permette di citare in giudizio l’amministrazione federale per lesioni personali, danni materiali o decessi che siano stati provocati dalla presunta negligenza di dipendenti pubblici mentre stavano svolgendo le proprie mansioni.
La seconda azione contiene invece diverse contestazioni, tra cui l’accusa di una presunta cospirazione volta a interferire con i diritti civili. Secondo la famiglia, sarebbero coinvolti alti funzionari federali, agenti impegnati nei controlli sull’immigrazione e anche soggetti privati.
Tra i convenuti figurano Jonathan Ross, l’agente dell’ICE che ha sparato a Good, il vicecapo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem e Tom Homan, responsabile della Casa Bianca per le questioni legate al confine. Nell’elenco compaiono anche altri esponenti dell’amministrazione Trump e dieci agenti federali non identificati, indicati come John Doe.
Gli avvocati della famiglia spiegano che questi ultimi sono stati inseriti nella causa per i rispettivi ruoli individuali nell’operazione che ha portato alla morte della donna. CNN ha contattato la Casa Bianca, il dipartimento della Sicurezza interna e i recapiti associati a Noem per ottenere un commento.
L’incontro con gli agenti dell’ICE
Good aveva appena accompagnato a scuola il figlio di 6 anni quando si era imbattuta negli agenti federali. I momenti precedenti alla sparatoria sono stati ripresi sia da alcune persone presenti sul posto sia dallo stesso Ross, che aveva dieci anni di esperienza nell’ICE.
Il suo video comincia mentre l’agente si trova davanti al SUV bordeaux della donna. Il veicolo era rimasto fermo per alcuni minuti in posizione trasversale rispetto a una strada residenziale innevata di Minneapolis, impedendo il normale scorrimento del traffico.
Ross aveva quindi raggiunto il lato del conducente passando davanti al mezzo, senza rivolgere inizialmente la parola alla donna. Good si era rivolta a lui dicendogli di non essere arrabbiata. Nel frattempo Rebecca Good, che si trovava fuori dall’auto, aveva invitato l’agente mascherato a mostrare il volto e sembrava stesse utilizzando il proprio telefono per riprenderlo.
Rebecca aveva poi continuato a rivolgersi a Ross con tono provocatorio, chiedendogli se intendesse affrontare loro e suggerendogli di andare a mangiare qualcosa. Quando aveva provato a rientrare nel veicolo, però, la portiera era chiusa.
La manovra e gli spari
Un altro agente aveva quindi ordinato a Renee Good di uscire dall’auto. La donna aveva invece iniziato a fare retromarcia, prima di guardare davanti a sé e sterzare verso destra.
Nel momento in cui il SUV aveva cominciato a procedere in avanti, Ross aveva reagito con un’esclamazione di sorpresa. Subito dopo erano stati esplosi tre colpi di pistola. Secondo una comunicazione diffusa dal Comune di Minneapolis, la sparatoria era avvenuta poco dopo le 9:30 del mattino.
Il filmato realizzato da Ross registra il rumore degli spari, ma non mostra direttamente l’istante in cui la donna viene colpita. Altre riprese effettuate da persone presenti sulla scena mostrano invece che l’agente si trovava fuori dalla traiettoria del veicolo quando aveva aperto il fuoco.
Ross aveva sparato prima contro il parabrezza del SUV e successivamente, da distanza ravvicinata, attraverso il finestrino aperto dal lato del conducente. Il mezzo aveva continuato la propria corsa fino a schiantarsi e fermarsi. Nella parte conclusiva del video si sente inoltre una persona rivolgere un insulto alla donna.
La versione del dipartimento
Il dipartimento della Sicurezza interna aveva successivamente fornito una ricostruzione diversa della dinamica, sostenendo che Renee Good avesse trasformato il proprio veicolo in un’arma nel tentativo di investire un agente che si trovava vicino a un mezzo dell’ICE.
La dinamica della sparatoria è rimasta al centro del dibattito pubblico e delle successive richieste di accesso alle prove. La morte di Good aveva infatti provocato proteste a Minneapolis e suscitato una forte reazione anche a livello nazionale, arrivando durante la fase più intensa dell’operazione Metro Surge.
Le indagini sulla morte di Renee Good
La ricerca di eventuali responsabilità non si è limitata alle cause presentate dalla famiglia. A marzo, la procura della contea di Hennepin e due agenzie statali avevano citato in giudizio l’amministrazione Trump per ottenere il materiale probatorio relativo alla morte di Good e a quella di Alex Pretti.
Anche Pretti era stato ucciso a gennaio da agenti del dipartimento della Sicurezza interna. Le autorità statali avevano quindi chiesto di poter esaminare le prove raccolte nei due casi.
A luglio la procuratrice della contea di Hennepin, Mary Moriarty, aveva comunicato che il dipartimento della Giustizia aveva messo a disposizione degli investigatori statali una grande quantità di materiale relativo a entrambe le sparatorie.
Nessuna accusa penale
Nonostante le indagini e le azioni giudiziarie avviate dopo le due morti, finora non è stata formalizzata alcuna accusa penale né nel caso di Renee Good né in quello di Alex Pretti.
Le nuove cause civili della famiglia di Good aprono ora un ulteriore fronte giudiziario, coinvolgendo direttamente il governo federale, l’agente che ha sparato e diversi esponenti dell’amministrazione Trump. L’esito delle azioni e delle indagini dovrà contribuire a stabilire le responsabilità relative a quanto accaduto il 7 gennaio a Minneapolis.
