Il Ris ha consegnato all’autorità giudiziaria i dati grezzi delle analisi sul caso di Garlasco, a distanza di 18 anni: lo ha ricordato il generale Luciano Garofano al Corriere della Sera, respingendo l’ipotesi che fossero stati nascosti elementi favorevoli a Stasi. La documentazione è stata prodotta dal colonnello Marino su richiesta dei magistrati. Secondo Garofano, la consegna contraddice l’ipotesi di un occultamento.
Il generale ha descritto questi giorni come difficili, vissuti «con fatica e sorpresa». «È ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro», ha affermato, denunciando un attacco mediatico senza precedenti e assicurando che non permetterà di distruggere la sua reputazione e quella del reparto.
I dati grezzi e le analisi sui pedali della bici
La contestazione riguarda i dati grezzi non rinvenuti, ha precisato Garofano. Normalmente, secondo la sua spiegazione, questi non rientrano negli allegati agli atti dell’indagine, ma vengono forniti su richiesta. La difesa di Stasi li considera decisivi; il generale respinge come una «deduzione forzata» l’idea che siano stati nascosti risultati a lui favorevoli.
Garofano è stato ascoltato dai pm e ha raccontato di non conoscere, prima dell’audizione, i motivi della convocazione. La sua posizione sull’accertamento è netta: se fossero emersi dati capaci di invalidare la presenza del Dna di Chiara sui pedali della bicicletta di Stasi, sarebbero stati comunicati.
Una seconda analisi ha dato esito negativo. Per Garofano, però, questo non cancella il risultato precedente, che sostiene sia stato confermato anche dai consulenti della Procura. A sostegno della disponibilità degli accertamenti per le parti, richiama la relazione dei periti con cui la pm Muscio chiedeva la convalida del fermo: i consulenti di Stasi vi fanno riferimento alle analisi del 20 e 21 settembre.
Marino ha riferito che informava Garofano di tutto e che era il generale a tenere i rapporti con la Procura. Garofano conferma di aver trasmesso la relazione di Marino: sui pedali era presente il Dna di Chiara e, con elevata probabilità, si trattava di sangue. «Attenzione, non abbiamo mai detto che fosse di sicuro sangue», ha precisato.
La replica a Pizzamiglio sul sopralluogo
Il suo vice al Ris, Pizzamiglio, ha raccontato che Garofano era in vacanza all’epoca del delitto e, al rientro, avrebbe effettuato un sopralluogo non autorizzato dal pm, interessato soltanto all’aspetto mediatico. Il generale ha respinto questa versione: «Questo è completamente falso».
Garofano ha espresso dispiacere per le parole di un collaboratore che ha sempre considerato «valentissimo», dicendo di non comprenderne le ragioni. Ha escluso di poter aver agito all’insaputa del magistrato. Quanto alla visibilità, ha rivendicato l’obiettivo di far conoscere agli italiani il reparto, non la propria persona.
La descrizione di un clima difficile viene contestata dal generale, che difende il lavoro di una squadra a suo giudizio sempre in armonia. Le parole di una sola persona, sostiene, non possono metterlo in discussione. Anche il danno all’immagine del Ris sarebbe soltanto momentaneo: per Garofano, le insinuazioni e le strumentalizzazioni appartengono a una campagna che privilegia le chiacchiere rispetto ai fatti.
Alle domande sulle antipatie nei suoi confronti tra i carabinieri, ha risposto di non conoscerne né comprenderne le ragioni, ipotizzando un’invidia personale per aver lavorato ai casi di cronaca più intricati in Italia. Sulla possibilità di essere indagato ha dichiarato: «Non credo e spero di non esserlo», rivendicando la propria onestà e professionalità e sostenendo di non avere nulla da nascondere.
La consulenza per Sempio e la posizione su Stasi
La scelta di diventare consulente di Sempio, dopo aver lavorato al caso, non rappresenta per Garofano un segnale negativo. Il generale ha ricordato che si era già congedato e non era più coinvolto come polizia giudiziaria. L’inchiesta partiva dal Dna sulle unghie di Chiara: Garofano si dice certo che non sia attribuibile a Sempio e spiega di essere intervenuto per impedire che venisse stravolto un risultato scientifico che considera certo.
Su Stasi la convinzione resta opposta. Anche se il dato sui pedali venisse messo in discussione, eventualità che il generale esclude, ciò non cancellerebbe gli altri indizi. «Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui», ha dichiarato.
Garofano non intende ridurre le apparizioni televisive, nonostante le critiche ricevute di recente. Ha collegato questa esposizione all’amore per il lavoro e al contributo offerto come esperto dei casi seguiti. Ritiene giusto continuare anche perché, a suo giudizio, non esistono elementi che dimostrino che Sempio sia l’assassino.
Il generale ha escluso un periodo sabbatico e denunciato una narrazione volutamente di parte, secondo cui Stasi dovrebbe essere necessariamente innocente e chi sostiene la ricostruzione basata su una sentenza definitiva andrebbe demolito. «Non mollo per la mia storia e per l’amore verso il Ris e l’arma dei carabinieri», ha concluso.
