Amnesty International accende i riflettori sulle condizioni dei migranti presenti a Ceuta e denuncia presunti episodi di violenza da parte di militari spagnoli. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, alcuni membri delle forze armate avrebbero sottoposto migranti e richiedenti asilo a “tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti” durante i controlli successivi agli ingressi in massa avvenuti a fine luglio nell’exclave spagnola in Marocco.
L’indagine di Amnesty a Ceuta
La denuncia riguarda in particolare militari dei “Regulares” della Legione spagnola, che secondo Amnesty sarebbero responsabili di comportamenti degradanti riconducibili a un modello ricorrente. L’organizzazione ha condotto una missione a Ceuta dal 10 al 15 settembre, durante la quale ha raccolto le testimonianze di 65 migranti e richiedenti asilo.
Di queste persone, 22 hanno raccontato di avere subito pestaggi, intimidazioni, umiliazioni, sottrazioni di denaro e confische dei telefoni cellulari, attribuendo questi comportamenti ai militari. Circa la metà delle persone che hanno denunciato gli episodi sarebbe minorenne.
Le ferite documentate nel rapporto di Amnesty
Nel rapporto Amnesty ha inserito anche fotografie e video che mostrerebbero giovani marocchini con ferite giudicate “compatibili con colpi inferti con manganelli rigidi”, oltre ad altre lesioni che l’organizzazione collega a presunte aggressioni illegali.
Uno dei giovani intervistati ha raccontato di essere stato “obbligato a inginocchiarsi” prima di essere colpito. Un altro ha riferito invece di non riuscire a camminare da 25 giorni dopo essere stato “lanciato da un’altura” da un gruppo di militari. Secondo la sua testimonianza, i soldati lo avevano svegliato mentre dormiva nei pressi dell’Ermita de San Antonio.
Le accuse di pestaggi e immobilizzazioni
Un giovane marocchino e uno algerino hanno inoltre raccontato di essere stati immobilizzati con fascette ai polsi e successivamente colpiti “con manganelli e pugni”. Tra gli episodi riportati dall’organizzazione figurano anche presunti insulti e minacce ripetute rivolti ai migranti con l’obiettivo di spingerli ad abbandonare Ceuta. Alcune persone hanno inoltre riferito di essere state obbligate a tagliarsi i capelli, a inginocchiarsi e a baciare una croce cristiana.
Le denunce delle donne marocchine raccolte da Amnesty
Secondo Amnesty, episodi di questo tipo avrebbero coinvolto anche donne marocchine. L’organizzazione riferisce di avere raccolto testimonianze relative a insulti, umiliazioni e vessazioni di natura sessuale. La denuncia dell’Ong riguarda quindi non soltanto presunti episodi di violenza fisica, ma anche comportamenti intimidatori e umilianti che, secondo le testimonianze raccolte, avrebbero interessato persone di diverso genere.
Quanti migranti sono ancora per strada?
Il rapporto affronta anche la situazione di chi è rimasto a Ceuta dopo gli ingressi in massa di fine luglio, quando nell’exclave sarebbero entrate almeno 80mila persone. Secondo i dati citati da Amnesty, tra 500 e 700 minori non accompagnati si troverebbero ancora per strada. Si tratta di una parte dei 2.383 minori che le autorità hanno finora identificato. A questi si aggiungono circa 800 donne che, secondo l’organizzazione, continuano a vivere in strada a due mesi dagli arrivi, alcune insieme ai propri figli e figlie.
La richiesta di asilo e le procedure non avviate
Amnesty sottolinea infine che molte delle persone ancora in strada arriverebbero da Paesi interessati da conflitti, tra cui Somalia e Yemen. Secondo l’organizzazione, queste persone avrebbero quindi il diritto di presentare una richiesta di asilo.
La Ong sostiene tuttavia che per alcuni di loro non sarebbero ancora state avviate le relative procedure e non sarebbero stati effettuati i colloqui necessari per individuare eventuali condizioni di vulnerabilità. La situazione denunciata da Amnesty riguarda dunque sia i presunti trattamenti subiti durante i controlli sia l’assistenza e l’accesso alle procedure di protezione per i migranti ancora presenti a Ceuta.
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