La normativa degli Stati Uniti vieta la vendita di armamenti alla Cina e, al momento, Washington non ha «alcuna offerta o piano» in tal senso. Lo ha chiarito un funzionario del Dipartimento di Stato al South China Morning Post, a stretto giro dalle parole dell’ambasciatore in Cina David Perdue. Il diplomatico ha riferito che il presidente Donald Trump, in una conversazione con Xi Jinping, aveva domandato se Pechino fosse interessata ad acquistare armi americane.
Perdue aveva evocato l’ipotesi durante un passaggio a Fox News, difendendo le forniture statunitensi a Taiwan. «Il presidente Trump continua a dire: “Ehi, vendiamo armi ad altri in tutto il mondo”. A un certo punto ha effettivamente chiesto al presidente Xi se volesse comprarne», ha affermato l’ambasciatore, senza però indicare quale fosse stata la risposta del leader cinese.
La visita di Xi e la linea sulla difesa cinese
Trump ha ricevuto Xi giovedì alla Casa Bianca per un vertice bilaterale. I due si sono rivisti venerdì per un tè privato; in quel contesto hanno visionato documenti fotografici e scritti d’archivio a Washington. Xi è poi ripartito, chiudendo una visita di Stato negli Stati Uniti durata tre giorni.
In parallelo, il governo cinese ha definito la visita un «successo» e ha ribadito l’impegno del Paese alla stabilità. «La Cina ha costruito le proprie forze armate sulla base delle proprie esigenze ed è impegnata a salvaguardare la pace e la stabilità mondiali», ha dichiarato ai giornalisti a Pechino il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun.
Taiwan, continuità della linea e il pacchetto da 11 miliardi
Quanto al capitolo Taiwan, per Perdue la posizione di Washington resta invariata. L’ambasciatore ha richiamato l’architettura di riferimento: politica dell’unica Cina; Taiwan Relations Act; tre comunicati tra Stati Uniti e Cina; le Sei assicurazioni. «Non sosteniamo l’indipendenza e non sosteniamo la coercizione», ha dichiarato.
A sostegno della sua tesi, Perdue ha ricordato che Trump ha approvato un pacchetto di armamenti da 11 miliardi di dollari per l’isola e ha autorizzato il 50% in più di trasferimenti rispetto a qualsiasi presidente americano dal 1979. Da parte sua, il governo cinese considera Taiwan parte integrante della Cina e si è ripetutamente opposto alle forniture statunitensi all’isola.
Precedenti forniture e lo stop ai programmi
Negli anni Ottanta, in una fase di cooperazione strategica contro l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti avevano venduto a Pechino alcuni equipaggiamenti militari. Tra questi, radar controartiglieria AN/TPQ-37 e siluri Mark-46, sistemi destinati a rafforzare capacità di sorveglianza e difesa.
Poi le vendite governative si sono fermate. Secondo la Government Accountability Office degli Stati Uniti, dopo il 1990 non sono stati avviati nuovi accordi nell’ambito del programma Foreign Military Sales, segnando uno stop che dura tuttora.
