La Corea del Sud accusa l’Ucraina di aver violato un accordo di riservatezza sul trasferimento a Seul di due soldati nordcoreani catturati dalle forze ucraine e di aver poi fornito una versione falsa di quanto concordato tra i due Paesi. Domenica 27 settembre, la presidenza sudcoreana ha chiesto a Kiev “una spiegazione e delle scuse ufficiali”, annunciando di stare valutando ulteriori misure. A far esplodere il caso è stato Volodymyr Zelensky, che durante il suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha rivelato pubblicamente che i due prigionieri erano stati trasferiti in Corea del Sud.
La cattura a Kursk e la richiesta di trasferimento
I due prigionieri nordcoreani erano stati catturati dalle forze ucraine nel gennaio del 2025 nella regione russa di Kursk. Pyongyang aveva inviato migliaia di soldati in Russia per sostenere Mosca nella guerra contro l’Ucraina. Uno dei militari era stato catturato il 9 gennaio dalle forze speciali ucraine; l’altro era finito nelle mani dei paracadutisti di Kiev.
I militari erano stati poi trasferiti nella capitale ucraina. Secondo i servizi di sicurezza di Kiev, la loro detenzione aveva rispettato le norme internazionali sui prigionieri di guerra. Nei mesi successivi entrambi avevano espresso il desiderio di stabilirsi in Corea del Sud, anche attraverso interviste e contatti con un’organizzazione di disertori nordcoreani.
Le trattative tra Kiev e Seul sono proseguite per mesi. A luglio, durante un incontro tra Zelensky e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, i due leader avevano concordato di affrontare il destino dei prigionieri rispettandone la volontà e sulla base di principi umanitari. Il trasferimento in Corea del Sud sarebbe infine avvenuto a settembre, passando, secondo quanto riferito da un deputato dell’opposizione sudcoreana, attraverso un Paese terzo.
Le parole di Zelensky e la contestazione di Seul
Il caso è esploso con le dicharazioni di Zelensky; parlando all’Assemblea generale dell’Onu, ha annunciato pubblicamente che i due uomini si trovavano ormai in Corea del Sud: “Recentemente abbiamo inviato due prigionieri di guerra nordcoreani nella Repubblica di Corea”, ha detto.
La reazione di Seul è arrivata poche ore dopo. Lee Jae Myung ha sostenuto che l’Ucraina avesse violato un accordo che prevedeva di non divulgare il trasferimento. Secondo il presidente sudcoreano, rendere pubblica la vicenda poteva avere conseguenze sulla diplomazia, sulla sicurezza nazionale e sugli equilibri della penisola coreana. Le autorità di Seul hanno inoltre richiamato il possibile pericolo per i familiari dei due militari rimasti in Corea del Nord.
C’è però un elemento importante: Seul sapeva che Zelensky avrebbe potuto parlare dei due prigionieri nel suo discorso, ma sostiene di non essere stata informata con chiarezza su ciò che avrebbe rivelato.
Kiev: “Non esisteva alcun accordo di riservatezza”
Una fonte della presidenza ucraina citata da RBC-Ukraine ha negato che Kiev avesse promesso di mantenere segreto il trasferimento. Anche Dmytro Lytvyn, consigliere per la comunicazione di Zelensky, ha sostenuto pubblicamente che non esistesse alcun accordo per mantenere il silenzio sulla vicenda. Secondo la posizione ucraina, Kiev avrebbe rivelato soltanto l’avvenuto trasferimento, senza diffondere i dettagli sensibili dell’operazione.
Seul sostiene esattamente il contrario. Secondo la presidenza sudcoreana, sarebbe stata inizialmente proprio l’Ucraina a chiedere riservatezza, anche perché la consegna dei due soldati impediva a Kiev di utilizzarli in un eventuale scambio con prigionieri ucraini detenuti dalla Russia. La Corea del Sud avrebbe accettato anche per proteggere i militari e le loro famiglie.
Da qui l’ultima escalation. Seong Ghi-hong, segretario presidenziale sudcoreano per le relazioni pubbliche, ha definito la divulgazione un fatto “molto grave” e ha accusato Kiev di aver compromesso la fiducia tra i due governi.
