Aleksandar Vucic lascia la presidenza della Serbia per poter partecipare alle prossime elezioni parlamentari come candidato alla carica di primo ministro. Il voto anticipato è stato fissato per il 25 ottobre, dopo quasi due anni di proteste guidate dal movimento studentesco contro il governo. La scelta del presidente apre inoltre la strada a nuove elezioni presidenziali, che dovranno svolgersi entro la fine di dicembre.
Vucic lascia la presidenza
L’annuncio è arrivato direttamente dal palazzo presidenziale, dove il capo dello Stato ha comunicato ai suoi sostenitori la decisione di lasciare l’incarico. “Mi dimetto dalla carica di presidente”, ha dichiarato Vucic, spiegando che il passaggio delle funzioni alla presidente dell’Assemblea serba, Ana Brnabic, avverrà nel corso della mattina di lunedì 28 settembre.
Vucic aveva già anticipato che avrebbe rinunciato alla presidenza dopo il suo viaggio negli Stati Uniti. Il 9 settembre aveva inoltre sciolto il Parlamento, preparando il terreno per le elezioni anticipate. La Costituzione serba gli impedisce infatti di ottenere un terzo mandato presidenziale.
Il voto parlamentare del 25 ottobre
La rinuncia alla presidenza consentirà quindi a Vucic di presentarsi “come libero cittadino” alle elezioni parlamentari del 25 ottobre, con l’obiettivo di tornare alla guida del governo come primo ministro. Dopo il passaggio delle funzioni ad Ana Brnabic, che assumerà temporaneamente la carica di presidente della Repubblica, la Serbia dovrà organizzare anche le elezioni presidenziali. Vucic ha spiegato che il primo turno dovrà tenersi entro la fine di dicembre e che sarà preceduto dal voto parlamentare di ottobre.
Vucic: “La democrazia è molto importante”
Nel motivare la propria decisione, Vucic ha raccontato di aver ricevuto domande anche da alcuni suoi amici, tra cui presidenti stranieri, che gli avrebbero chiesto perché intendesse rinunciare alla presidenza quando avrebbe potuto continuare a ricoprire l’incarico.
“Perché lo faccio? Avrei potuto candidarmi come presidente della Repubblica”, ha detto il leader serbo, aggiungendo che nessuno, a suo dire, aveva mai compiuto una scelta simile. Vucic ha concluso il suo intervento sottolineando l’importanza che attribuisce alla democrazia come forma di governo.
Vucic al centro della politica serba da oltre 14 anni
Classe 1970, Aleksandar Vucic è una delle figure centrali della politica serba da più di 14 anni. La sua carriera è iniziata negli anni Novanta all’interno dell’area ultranazionalista vicina a Slobodan Milosevic, durante la cui presidenza Vucic fu ministro dell’Informazione nel 1998.
Dopo la caduta di Milosevic, avvenuta nel 2000 in seguito a un’ondata di proteste popolari, Vucic divenne uno degli esponenti di spicco del Partito Radicale Serbo, formazione di estrema destra. In quegli anni sostenne i leader politici e militari serbo-bosniaci Radovan Karadzic e Ratko Mladic, entrambi successivamente condannati all’ergastolo per genocidio e altri crimini commessi durante la guerra in Bosnia. Anche Vojislav Seselj, leader del Partito Radicale Serbo, è stato condannato per crimini contro l’umanità.
La svolta con il Partito Progressista
Nel 2008 Vucic abbandonò i radicali e partecipò alla fondazione del Partito Progressista Serbo, l’SNS, formazione conservatrice e filoeuropea. Il partito conquistò le elezioni legislative del 2012 e da allora è rimasto al centro della scena politica serba. Nel corso della sua carriera Vucic ha ricoperto diversi incarichi di governo, tra cui quelli di vice primo ministro, ministro della Difesa e primo ministro, prima di diventare presidente della Repubblica nel 2017.
Pur avendo cambiato schieramento politico, Vucic non ha completamente rinnegato le sue precedenti posizioni nazionaliste né i rapporti con alcuni ex alleati dell’estrema destra. Sul piano ufficiale, inoltre, non ha condannato i serbi riconosciuti colpevoli delle atrocità commesse durante le guerre degli anni Novanta.
Il progetto di sviluppo della Serbia
Nel corso degli anni Vucic ha costruito anche un’immagine legata alla crescita economica del Paese, agli investimenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Il presidente ha spesso sottolineato i progetti realizzati o avviati in diverse zone della Serbia.
Tra gli esempi c’è il Waterfront di Belgrado, conosciuto anche come Beograd na vodi, il grande complesso sorto lungo il fiume Sava e caratterizzato da una torre di vetro realizzata attraverso una joint venture tra il governo serbo e una società controllata dagli Emirati Arabi Uniti.
A questi interventi si aggiungono i numerosi cantieri collegati all’EXPO 2027, che si terrà nella capitale serba. Lo slogan del Partito Progressista, “La Serbia vince”, compare intanto sui cartelloni pubblicitari presenti in numerose zone di Belgrado.
Due letture contrapposte della leadership di Vucic
La lunga permanenza di Vucic al vertice della politica serba ha prodotto valutazioni molto diverse nel Paese. I suoi sostenitori lo considerano un leader capace di garantire stabilità, sviluppo economico e patriottismo in uno Stato che porta ancora i segni delle guerre degli anni Novanta e del successivo isolamento internazionale.
I suoi oppositori, invece, lo accusano di avere progressivamente concentrato il potere e di guidare il Paese con modalità sempre più autoritarie. Sul piano internazionale, Vucic ha mantenuto rapporti sia con Mosca sia con Bruxelles, muovendosi tra la relazione con il Cremlino e il percorso europeo della Serbia.
La sua candidatura alle elezioni parlamentari del 25 ottobre rappresenta ora un nuovo passaggio nella lunga carriera politica di Vucic: dopo quasi un decennio alla presidenza, punta a tornare alla guida dell’esecutivo come primo ministro.
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