Dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, la presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha annunciato l’arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento destinato a introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe. La misura, secondo quanto annunciato dalla premier, comprenderà anche l’obbligo per i genitori degli studenti stranieri con gravi difficoltà di inserimento scolastico di imparare l’italiano e il divieto di burqa e hijab a scuola.
Meloni: “I bambini italiani non possono diventare una minoranza”
Meloni ha collegato il provvedimento alla necessità, a suo giudizio, di evitare che gli studenti italiani possano trovarsi in minoranza all’interno della propria classe. “Non esiste, non esiste, che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare”, ha detto dal palco di Fenix.
Il tema del limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi era già stato sollevato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che l’11 settembre aveva annunciato l’intenzione di intervenire con una legge sul limite del 30% previsto da una precedente circolare e mai attuato. Valditara aveva spiegato che l’obiettivo era evitare la formazione di “scuole ghetto” e favorire una distribuzione degli studenti tra i diversi istituti.
Il divieto di burqa e hijab a scuola
Tra le misure annunciate da Meloni c’è anche il divieto di indossare burqa e hijab negli istituti scolastici. La premier ha sostenuto che a scuola si debba andare a volto scoperto e ha collegato la norma alla parità tra uomini e donne. “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”, ha dichiarato Meloni.
Meloni: “Il più grande fallimento del ’68”
Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha dedicato ampio spazio anche alla scuola e alla propria lettura dell’eredità del Sessantotto. Secondo Meloni, per decenni il sistema scolastico avrebbe evitato di indicare con chiarezza agli studenti quando commettevano un errore, confondendo questo atteggiamento con il rispetto.
“Per decenni, per colpa di un certo buonismo, la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità”, ha affermato. A suo giudizio, questo approccio avrebbe penalizzato soprattutto gli studenti privi delle risorse economiche necessarie per compensare le carenze della scuola pubblica attraverso ripetizioni, corsi di eccellenza o periodi di studio all’estero.
Meloni ha quindi definito questa situazione “il più grande fallimento del ’68”, sostenendo che una rivoluzione nata con l’obiettivo di costruire una scuola accessibile a tutti avrebbe finito, nella sua interpretazione, per produrre l’effetto opposto.
Gli istituti tecnico-professionali potranno chiamarsi licei
La premier ha annunciato anche una modifica nella denominazione degli istituti tecnico-professionali. “Sono fiera di annunciare che licenzieremo presto la norma che introduce la denominazione di liceo anche per gli istituti tecnico-professionali”, ha detto.
L’obiettivo dichiarato è fare in modo che già dal nome risulti evidente la pari dignità dei diversi percorsi scolastici e degli studenti che li frequentano. “Vogliamo che sia chiaro che sono scuole di pari valore e che le persone che le frequentano sono di pari valore”, ha aggiunto.
L’attacco a Schlein sull’università
Nel corso dell’intervento Meloni ha poi replicato alle critiche della segretaria del Partito democratico Elly Schlein sulle politiche del governo per l’università. La presidente del Consiglio ha rivendicato l’aumento del Fondo di finanziamento ordinario, sostenendo che abbia raggiunto 9,4 miliardi di euro, il 25% in più rispetto al 2019.
“Come facciamo ad avere tagliato sull’università se oggi il fondo di finanziamento è di 9,4 miliardi e quando siamo arrivati era 8,4?”, ha chiesto Meloni. Il dato sui 9,4 miliardi era già stato indicato dal ministero dell’Università come livello raggiunto dal Fondo di finanziamento ordinario nel 2025.
Rivolgendosi direttamente a Schlein, la premier ha aggiunto: “È possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci?”. Ha quindi ironizzato sulla possibilità di suggerire lei stessa all’opposizione alcuni temi su cui criticare il governo: “Te le passo io sottobanco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”.
Il riferimento al bollo auto e al Superbonus
Un altro passaggio dell’intervento ha riguardato l’abolizione del bollo auto per 14 milioni di veicoli, misura che Meloni ha difeso dalle critiche delle opposizioni. La premier ha ironizzato sulla possibilità di istituire un conto corrente dedicato a chi, definito “nostalgico del bollo auto”, volesse continuare a pagarlo. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’, niente, non gli è andato giù manco questo”, ha detto, riprendendo il ritmo di “Bella ciao”.
Meloni ha poi replicato alle accuse provenienti da alcuni presidenti di Regione di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, secondo cui le risorse per la misura sarebbero state sottratte alle Regioni. La presidente del Consiglio ha definito questa ricostruzione falsa e ha collegato il confronto al costo del Superbonus. Secondo Meloni, il Superbonus avrebbe accumulato 200 miliardi di euro di debiti. La premier ha inoltre sostenuto che il costo della misura per gli italiani nel 2022 sarebbe stato di 3.500 euro a persona, citando anche chi non possedeva una casa e chi era appena nato. Queste cifre sono state presentate dalla presidente del Consiglio come argomento politico nel confronto con il Movimento 5 Stelle.
L’avvertimento di Meloni sull’intelligenza artificiale prima del voto
Nel finale del suo intervento Meloni ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e delle prossime elezioni politiche. La premier ha sostenuto che gli algoritmi possono essere utilizzati per diffondere contenuti calunniosi, ma non possono “sovrascrivere” una persona. “Non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi, e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche”, ha detto alla platea di Fenix.
Meloni ha collegato questo avvertimento al possibile utilizzo degli strumenti digitali da parte di soggetti che, secondo la sua dichiarazione, non avrebbero interesse a vedere una “democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”. Il passaggio si inserisce nel più ampio discorso della premier sull’impatto dell’IA sulla politica e sull’informazione.
Meloni: “Una nazione che insegna solo nozioni crea generazioni sostituibili”
Sempre parlando di tecnologia, Meloni ha sostenuto che la scuola dovrà concentrarsi non soltanto sull’accumulo di conoscenze, ma anche sulla capacità di distinguere tra vero e falso e tra reale e artificiale. Secondo la presidente del Consiglio, un sistema educativo basato esclusivamente sulle nozioni rischierebbe di formare persone destinate a svolgere mansioni che le macchine possono eseguire più rapidamente. “Una nazione che insegna solo nozioni tra meno di 10 anni si ritroverà ad aver formato una generazione perfettamente sostituibile”, ha affermato.
Meloni ha contrapposto a questo modello una formazione centrata sulla persona e su concetti come libero arbitrio, merito, responsabilità e verità. Ha infine criticato quello che ha definito un modello di successo fondato sulla visibilità e sul possesso, anziché sullo studio, sulla costruzione di competenze, sulla capacità di sbagliare e ripartire e sulla dimostrazione del proprio valore.
