Sicurezza e velocità nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, per Jensen Huang, non si escludono. L’amministratore delegato di Nvidia ha difeso questa linea a Dreamforce, la conferenza annuale di Salesforce, definendo “falsa” l’idea che si debba scegliere tra prudenza e spinta innovativa. “È assolutamente possibile avere entrambe le cose contemporaneamente”, ha affermato, prendendo distanza dalle cautele ribadite da Anthropic e OpenAI sui rischi legati ai modelli più avanzati.
Huang ha inoltre sostenuto che la sicurezza dell’IA non necessita di nuove cornici normative: «Non abbiamo bisogno di nuove leggi, né di nuove regolamentazioni». Il discrimine, a suo giudizio, è quello della maturità di prodotto: le imprese dovrebbero modulare i rilasci finché non si ritengono pronte a offrire qualcosa che il mercato accetterà e userà.
Il confronto pubblico è arrivato a ridosso di un episodio politico. Il giorno precedente, sul palco dell’All-In Summit, Huang ha riferito di aver ricevuto una telefonata dal presidente Donald Trump. Trump aveva liquidato come “una bufala” i timori sulla sicurezza, accusando chi si oppone all’IA e alla costruzione di data center di “fare il gioco” di chi non vuole che l’innovazione proceda: “Non permetteremo che succeda”. La replica del CEO: “Ha ragione. Non permetteremo che accada, signore”.
Meta rinvia Muse per la sicurezza dell’IA con verifiche
Al tempo stesso, la scelta di responsabilizzare i singoli attori comporta anche rallentamenti volontari. Meta ha rinviato di «diversi mesi» il rilascio del nuovo agente personale Muse per portare a termine i controlli di sicurezza. Lo ha spiegato l’amministratore delegato Mark Zuckerberg in un lungo intervento su X, rivendicando che l’azienda ha agito senza chiedere agli altri di fare altrettanto prima di lei.
Il suo ragionamento lega la tutela degli utenti agli stessi interessi delle imprese, anche per evitare «significative responsabilità legali». Secondo Zuckerberg, le persone non adotteranno agenti “non allineati” che non eseguono correttamente le istruzioni: da qui un «forte incentivo naturale» a garantire “fiducia e allineamento”. “Chi non saprà assicurarli resterà indietro”, ha aggiunto.
Su questo punto, il fondatore di Meta ha escluso la necessità di un coordinamento stretto tra aziende: «Ogni laboratorio ha la responsabilità e l’incentivo di procedere al ritmo necessario per addestrare i propri modelli in sicurezza, nonché la capacità di adottare misure autonome per assicurare che ciò avvenga». Di contro, ha espresso sostegno all’uso di valutatori e consulenti indipendenti — già impiegati da Meta in vari ambiti — come strumento terzo di verifica. Proprio su questa pratica si registra una convergenza con Anthropic e OpenAI, che ne promuovono l’adozione.
Potenza di calcolo e standard condivisi: approcci a confronto
In parallelo, Zuckerberg ha indicato una priorità tecnica: limitare la corsa all’auto‑miglioramento ricorsivo — ovvero usare modelli per addestrarne di nuovi più potenti — destinando la gran parte della potenza di calcolo a servizi rivolti direttamente alle persone. “Destinare la stragrande maggioranza della potenza di calcolo al servizio delle persone, anziché correre verso l’auto-miglioramento ricorsivo, è uno dei modi migliori per garantire uno sviluppo sicuro di questa tecnologia. Meta ha assunto questo impegno e anche altri laboratori possono farlo”, ha scritto.
La visione di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, aggiunge un tassello diverso: fissare standard comuni. Nel fine settimana, Amodei aveva invitato i principali operatori a rallentare deliberatamente lo sviluppo dei modelli di frontiera. A Dreamforce, rispondendo alle domande dell’amministratore delegato di Salesforce Marc Benioff, ha proposto un paragone con l’industria automobilistica: di fronte a un incidente di sicurezza che coinvolge un concorrente, «è molto allettante attaccare il concorrente dicendo: “Loro non sono sicuri, noi sì”, ma credo che il modo più responsabile di reagire sia dire: “Ehi, prima di tutto guardiamo al nostro operato””.
Amodei ha insistito sul fatto che l’assenza di un «incidente eclatante» non equivale a perfezione: “Sono certo che non siamo perfetti”. Da qui la proposta di usare l’episodio come occasione per «rinnovare l’impegno verso la trasparenza… investire di più nella sicurezza» e organizzare il settore attorno a standard validi per tutti, condivisi e verificabili.
