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Riforma elettorale, stretta sulle firme: ricorsi in Consulta contro la norma salva-casta

La stretta sulle firme per i nuovi partiti e il voto fuori sede per chi assiste un familiare le modifiche chiave: opposizioni pronte alla Consulta.

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Riforma elettorale, stretta sulle firme: ricorsi in Consulta contro la norma salva-casta

Riforma elettorale, stretta sulle firme: ricorsi in Consulta contro la norma salva-casta

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il Senato ha chiuso ieri l’esame di emendamenti e ordini del giorno sulla riforma elettorale. Questa mattina sono attese le dichiarazioni di voto e, a seguire, la votazione finale. Il testo, se confermato, tornerà alla Camera per la terza lettura, necessaria a recepire in via definitiva le modifiche introdotte a Palazzo Madama.

Le correzioni inserite nello Stabilicum toccano quattro snodi: preferenze con capilista bloccati, soglie di firme per l’accesso alle liste, ridefinizione dei collegi in provincia di Bolzano e ampliamento del voto fuori sede in casi specifici di assistenza. Da qui nasce lo scontro politico che ha accompagnato l’iter al Senato.

Riforma elettorale firme Senato con proteste davanti al Senato

La norma sulle sottoscrizioni alza drasticamente l’asticella per le forze fuori dal Parlamento: per presentarsi su tutto il territorio, i nuovi partiti dovranno raccogliere almeno 450mila firme complessive tra Camera e Senato. La soglia ha innescato una mobilitazione immediata. Alessandro Onorato ha manifestato ieri davanti a Palazzo Madama insieme ai sostenitori di Progetto Civico Italia, mentre in Aula proseguivano le votazioni.

Dalla piazza si sono levati i cori «Mattarella, Mattarella». Poco dopo è arrivato il presidente M5s Giuseppe Conte, che ha definito la misura una «norma antidemocratica, illiberale e incostituzionale». Onorato ha parlato di «salva-casta», precisando però di non voler ricorrere a «operazioni tattiche» per aggirare l’obbligo. In questo quadro, il fronte critico punta a far pesare il tema della rappresentanza e dell’accesso alla competizione elettorale.

Nei giorni scorsi si è affacciata l’ipotesi di costituire una componente parlamentare riferibile a Onorato con l’appoggio di Pd e M5s: una strada che ridurrebbe a 1.500 firme per collegio il requisito di presentazione, ma che al momento non ha trovato riscontri ufficiali. Su questo punto, come di consueto, il Colle è indicato come attento osservatore: il Quirinale si pronuncia solo dopo l’approvazione definitiva e la trasmissione del testo. Intanto la contestazione alla stretta sulle firme prosegue dentro e fuori l’Aula.

Il voto fuori sede per chi assiste un familiare

L’articolo 6 è stato approvato respingendo tutti gli emendamenti. La disposizione ridisegna la circoscrizione Estero: per la Camera le ripartizioni passano da quattro a due (Europa ed extra Unione europea), mentre per il Senato confluiscono in un’unica area. Il pacchetto conferma inoltre l’estensione del voto fuori sede, già introdotta a Montecitorio.

La regola consente di votare nel luogo di domicilio temporaneo dopo almeno nove mesi continuativi; il limite scende a tre mesi per chi si trova fuori Comune per cure mediche. L’iscrizione all’apposito Albo dovrà avvenire entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e non oltre 45 giorni dalla data del voto. Un emendamento del governo, riformulato su iniziativa della senatrice FdI Domenica Spinelli, estende la possibilità a chi presta assistenza a un familiare: le opposizioni si sono astenute.

La condizione è puntualmente definita: l’assistenza deve durare almeno tre mesi continuativi e comprendere la giornata elettorale. Il perimetro include chi segue una persona «sottoposta ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico o riabilitativo» in una struttura situata in un comune di regione diversa rispetto alle liste in cui l’elettore è iscritto. E prevede altresì che «genitori o familiari conviventi di un minore» possano esercitare il voto fuori sede quando accompagnano o forniscono cura e assistenza al minore nella stessa cornice territoriale e temporale. Di fatto, la riforma recepisce casistiche ricorrenti e le porta dentro un binario amministrativo definito.

La discussione alla Camera e i possibili ricorsi

La discussione generale a Montecitorio è fissata per il 28 settembre. La ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati, giudica improbabili ripensamenti sul perimetro delle firme: una modifica «al momento non è nell’aria» e non sono attesi «sussulti» nell’esame alla Camera. Resta dunque l’architettura impostata dal Senato.

Il governo valuta la questione di fiducia, con voto palese, sugli articoli ritoccati: un’opzione considerata probabile, sebbene non ancora decisa. Le opposizioni puntano invece a chiedere il voto segreto sulla votazione finale. Alcune componenti del centrodestra avvertono che una bocciatura in Aula farebbe cadere l’intero provvedimento. In prospettiva, la maggioranza punta a chiudere la partita entro la metà di ottobre, prima dell’avvio della sessione di bilancio.

Parallelamente, i gruppi contrari alla stretta sulle firme guardano alla via giudiziaria. L’obiettivo dichiarato è ottenere, se possibile, una pronuncia della Consulta prima di un eventuale scioglimento delle Camere, così da evitare che censure anche parziali ricadano sulla piena legittimazione del Parlamento eletto. I tempi della Corte costituzionale, comunque, non sono prevedibili e dipendono dalla calendarizzazione. Il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia, presente al sit-in di Onorato, ha ribadito la linea: «Se loro andranno avanti senza ascoltare tutti i rilievi che le opposizioni fanno non ci resterà altro che fare ricorso alla Corte costituzionale e sostenere tutti i ricorsi che pioveranno».

In sintesi operativa, il passaggio chiave è ora a Montecitorio: calendario stretto, margini di riscrittura ridotti e una finestra politica che spinge la maggioranza a blindare il testo, mentre le opposizioni preparano contromosse parlamentari e dossier legali.

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