La Corte suprema ha bloccato lunedì le modifiche alla consegna delle schede elettorali volute dal presidente Donald Trump negli Stati Uniti. Il provvedimento avrebbe dato al servizio postale il potere, senza precedenti, di trattenere potenzialmente milioni di schede destinate al voto per corrispondenza. Anche alcuni responsabili elettorali repubblicani avevano avvertito del rischio di disorganizzazione e di esclusione dal voto su vasta scala.
Nell’ordinanza non firmata, composta da tre frasi, la maggioranza ha scritto che il governo «ha scarse probabilità di prevalere nel merito del ricorso», senza fornire spiegazioni approfondite. I giudici conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas hanno dissentito. Il possibile danno agli elettori ha prevalso, nella valutazione della Corte, sul danno lamentato dal governo per il blocco della propria politica.
Gli elenchi degli elettori e il rischio di bloccare interi invii
Le regole postali imponevano agli Stati di trasmettere al US Postal Service gli elenchi degli aventi diritto: l’agenzia non avrebbe potuto consegnare schede a persone assenti dalle liste. Erano inoltre obbligatori codici a barre per il tracciamento sulle buste. L’ordine attribuiva priorità ai procedimenti penali federali contro i funzionari elettorali statali che inviano o ricevono schede destinate a non cittadini o ad altre persone prive dei requisiti.
Una coalizione trasversale di amministratori elettorali, ex governatori e altri soggetti aveva contestato i tempi. Gli Stati avrebbero dovuto caricare enormi quantità di dati su un portale non ancora operativo e modificare buste già acquistate, che un numero crescente di Stati aveva cominciato a spedire.
Un dipendente del servizio postale che ha segnalato irregolarità ha descritto un ulteriore rischio: un problema nel codice a barre di una singola busta avrebbe impedito la consegna dell’intero lotto di cui faceva parte. La realizzazione affrettata del sistema di condivisione dei dati, secondo il dipendente, avrebbe potuto rendere il piano ancora più vulnerabile al rischio di esclusioni dal voto su vasta scala.
Kavanaugh richiama i tempi, Alito sostiene il ricorso
Il giudice conservatore Brett Kavanaugh ha condiviso la decisione con una motivazione distinta. A suo giudizio, la proposta potrebbe rientrare nei poteri del servizio postale, ma «i funzionari elettorali statali e locali non hanno tempo sufficiente per attuare ragionevolmente la regola prima delle elezioni». La sua posizione lascia aperta la possibilità di sostenere modifiche analoghe in una consultazione futura.
Alito ha invece scritto: «Il governo ha un forte interesse a far rispettare la regola, e attuarla aumenterà anche “la visibilità della corrispondenza elettorale federale”, per individuare meglio le frodi elettorali. Sull’altro piatto della bilancia, gli Stati ricorrenti invocano gli effetti pratici dell’attuazione della regola a ridosso delle elezioni di metà mandato. Prendo quel problema molto seriamente, ma non basta a convincermi a respingere l’istanza».
Il giudice ha aggiunto: «È improbabile che questo tentativo disperato abbia successo in questo caso. Il servizio postale ha ampi poteri di regolamentazione della posta». Il governo aveva presentato l’intervento come una modifica «modesta», necessaria a proteggere le schede e garantire che arrivassero soltanto agli aventi diritto. Gli oppositori lo consideravano invece un’appropriazione incostituzionale di poteri.
I ricorsi degli Stati e le precedenti sospensioni
La contestazione era sostenuta da una coalizione di ventiquattro Stati a guida democratica e associazioni per il diritto di voto. La Costituzione affida le procedure elettorali agli Stati e al Congresso, non alla Casa Bianca o al servizio postale. Trump, pur continuando a votare per posta, denuncia da anni frodi diffuse senza prove. Secondo CNN, le irregolarità restano estremamente rare e il governo non ha dimostrato frodi capaci di alterare l’esito delle presidenziali del 2020, perse da Trump, o di altre elezioni.
La segretaria di Stato del Colorado, la democratica Jena Griswold, ha dichiarato lunedì sera: «Il tentativo di Trump di sabotare le elezioni del 2026 è fallito». Il procuratore generale della California, il democratico Rob Bonta, ha definito la decisione una «vittoria per la nostra democrazia e una potente affermazione dello Stato di diritto».
Il ricorso urgente, depositato la settimana precedente, era il terzo del governo sulla misura. A fine agosto la Corte aveva consentito di procedere per ragioni tecniche legate ai tempi dell’azione giudiziaria; un tribunale federale aveva sospeso le modifiche pochi giorni dopo. Nel fine settimana anche il giudice distrettuale Carl Nichols, nominato da Trump a Washington, aveva bloccato la regola per le elezioni di metà mandato.
