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Chi sono gli Houthi e perché il controllo di Bab el-Mandeb cambia gli equilibri in Medio Oriente

Da movimento ribelle dello Yemen a protagonista degli equilibri del Medio Oriente: la storia degli Houthi, il rapporto con l’Iran e l’importanza strategica di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi cruciali per il commercio mondiale

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Houthis protest against airstrikes 2

Henry Ridgwell (VOA) — Public domain — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=70173491)

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Da movimento ribelle nato nelle montagne dello Yemen settentrionale a forza capace di condizionare una delle rotte commerciali più importanti del pianeta. Gli Houthi sono tornati in queste ore al centro degli equilibri del Medio Oriente dopo una rapida avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen, che ha rafforzato il loro controllo sull’area dello stretto di Bab el-Mandeb.

La svolta è arrivata nelle ultime ore con la conquista di Dhubab e dell’isola di Perim, conosciuta anche come Mayyun, situata proprio all’interno dello stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Gli Houthi controllano ora l’intero litorale yemenita sul Mar Rosso e dispongono di una posizione ancora più forte su uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale.

Ma chi sono gli Houthi e come è riuscito un movimento nato nel nord dello Yemen a diventare un attore capace di condizionare gli equilibri dell’intera regione?

Chi sono gli Houthi e da dove vengono

Gli Houthi, ufficialmente Ansar Allah, sono un movimento politico e armato originario dello Yemen settentrionale. Le loro radici si trovano nello zaydismo, una corrente dell’islam sciita storicamente presente nel nord del Paese e distinta dallo sciismo duodecimano dominante in Iran.

Il nome deriva dalla famiglia al-Houthi e in particolare da Hussein Badreddin al-Houthi, religioso e politico che all’inizio degli anni Duemila guidò l’opposizione al governo centrale. Hussein venne ucciso dalle forze governative nel 2004. La leadership passò progressivamente al fratello Abdul-Malik al-Houthi, tuttora alla guida del movimento.

Tra il 2004 e il 2010 il gruppo combatté diverse guerre contro il governo yemenita. La svolta arrivò con la Primavera araba del 2011, che portò all’uscita di scena del presidente Ali Abdullah Saleh e aprì una lunga fase di instabilità.

Gli Houthi sfruttarono la debolezza delle istituzioni per espandersi oltre le proprie roccaforti settentrionali e nel 2014 conquistarono Sana’a, la capitale.

La guerra con l’Arabia Saudita

La loro avanzata provocò la reazione dell’Arabia Saudita, preoccupata dalla crescita di una forza vicina all’Iran lungo il proprio confine meridionale. Nel marzo 2015 una coalizione guidata da Riad intervenne militarmente nello Yemen a sostegno del governo riconosciuto internazionalmente.

Quello che avrebbe dovuto essere un intervento relativamente rapido si trasformò in una lunga guerra. Nonostante anni di bombardamenti, gli Houthi mantennero il controllo di Sana’a e di ampie zone del Paese, mentre lo Yemen precipitava in una delle più gravi crisi umanitarie al mondo.

La tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022 ridusse significativamente i combattimenti senza arrivare a una soluzione politica definitiva. Quell’equilibrio è ora entrato nuovamente in crisi. L’inviato speciale dell’Onu per lo Yemen, Hans Grundberg, ha avvertito che il rischio di un ritorno al conflitto su larga scala si è trasformato in una “dura realtà”.

Il rapporto tra gli Houthi e l’Iran

Uno degli elementi fondamentali per comprendere il peso del movimento è il rapporto con l’Iran, suo principale sostenitore internazionale.

Negli anni gli Houthi hanno sviluppato capacità militari sempre più sofisticate, con un arsenale che comprende droni, missili balistici e sistemi antinave. Teheran ha fornito sostegno, tecnologia e assistenza, contribuendo alla trasformazione del movimento in una forza capace di colpire ben oltre i confini dello Yemen.

Ansar Allah viene inserita nel cosiddetto “Asse della Resistenza”, la rete di organizzazioni alleate dell’Iran nella regione. Definire gli Houthi semplicemente come un “proxy” iraniano è però riduttivo: il gruppo possiede profonde radici nello Yemen e una propria agenda politica.

La relazione con Teheran ha tuttavia moltiplicato il suo peso regionale, soprattutto grazie alla posizione geografica dello Yemen.

Gli attacchi nel Mar Rosso

La capacità degli Houthi di condizionare gli equilibri internazionali è diventata evidente dalla fine del 2023, dopo l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza.

Il movimento ha cominciato ad attaccare con missili e droni le navi in transito nel Mar Rosso, sostenendo di agire in solidarietà con i palestinesi e di prendere di mira imbarcazioni legate a Israele.

Gli effetti sono andati ben oltre il conflitto. Diverse compagnie di navigazione hanno modificato le proprie rotte, mentre Stati Uniti e alleati hanno condotto operazioni militari contro obiettivi Houthi nello Yemen.

Il gruppo ha così dimostrato che non è necessario chiudere fisicamente una rotta commerciale per condizionarla: aumentare il rischio può essere sufficiente per convincere armatori e assicurazioni a scegliere percorsi alternativi.

Perché Bab el-Mandeb è così importante

Lo stretto di Bab el-Mandeb, il cui nome significa “Porta delle lacrime”, separa lo Yemen dal Corno d’Africa e collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Nel punto più stretto misura circa 30 chilometri.

Da qui passa la rotta che, attraverso il Canale di Suez, collega l’Asia e l’Oceano Indiano al Mediterraneo e all’Europa. Petroliere, portacontainer e altre navi commerciali attraversano questo corridoio evitando di circumnavigare l’Africa.

Se il passaggio diventa troppo pericoloso, l’alternativa è il Capo di Buona Speranza, con viaggi più lunghi, maggiore consumo di carburante e costi assicurativi superiori.

Bab el-Mandeb è quindi un chokepoint, un collo di bottiglia nel quale una crisi militare locale può produrre conseguenze sull’economia mondiale.

La conquista di Perim cambia lo scenario

È proprio quello che sta accadendo in queste ore. Dopo aver conquistato Mocha, importante porto sulla costa occidentale, gli Houthi hanno proseguito rapidamente verso sud fino a raggiungere Dhubab.

La conquista di Perim-Mayyun ha segnato un ulteriore salto di qualità. L’isola si trova nel cuore di Bab el-Mandeb e divide lo stretto in due canali di navigazione. Con la sua presa e quella delle ultime aree costiere rimaste fuori dal loro controllo, gli Houthi hanno completato la conquista del litorale yemenita sul Mar Rosso.

Questo non significa che possano esercitare una sovranità assoluta sull’intero stretto. L’altra sponda appartiene al continente africano e un blocco totale provocherebbe una forte reazione internazionale. Ma il controllo della costa, insieme alla disponibilità di droni e missili antinave, aumenta sensibilmente la loro capacità di minacciare il traffico.

Gli stessi Houthi sostengono che la navigazione internazionale rimanga sicura. Il portavoce Mohammed Abdulsalam ha assicurato che lo Yemen non rappresenta una minaccia per il commercio internazionale e che le operazioni sono limitate agli obiettivi annunciati.

Il secondo fronte dopo lo Stretto di Hormuz

La conquista assume ancora più importanza se osservata insieme allo Stretto di Hormuz, dall’altra parte della penisola arabica.

Hormuz è fondamentale per le esportazioni energetiche del Golfo Persico; Bab el-Mandeb rappresenta invece la porta meridionale del Mar Rosso. L’Iran può esercitare pressione sul primo, mentre i suoi alleati Houthi hanno ora rafforzato enormemente la propria posizione sul secondo.

Per l’Arabia Saudita è un problema particolarmente delicato. Riad ha utilizzato i porti sul Mar Rosso come alternativa alle rotte minacciate dalla crisi di Hormuz. La crescente pressione sul versante occidentale della penisola riduce però anche questo margine di sicurezza.

Da ribelli dello Yemen ad attori della geopolitica mondiale

In poco più di vent’anni gli Houthi sono passati da movimento radicato nel nord dello Yemen a forza capace di conquistare la capitale, resistere a una coalizione guidata dall’Arabia Saudita e sviluppare un arsenale di missili e droni.

L’avanzata di queste ore aggiunge ora un elemento decisivo: il controllo dell’intero litorale yemenita sul Mar Rosso e di posizioni strategiche su Bab el-Mandeb.

Dietro il valore geopolitico dello stretto resta però lo Yemen, dove la ripresa dei combattimenti rischia di riaprire pienamente una guerra che la tregua del 2022 aveva soltanto congelato.

È proprio l’intreccio tra guerra interna, rivalità tra Iran e Arabia Saudita e sicurezza del commercio globale a spiegare perché quello che sta accadendo oggi a Bab el-Mandeb abbia un peso che va molto oltre i confini dello Yemen.

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