Un importante sistema di oleodotti dell’Arabia Saudita è stato colpito da alcuni proiettili. A riferirlo sono due funzionari statunitensi a conoscenza dell’accaduto, mentre Washington sta ancora raccogliendo informazioni per ricostruire dinamica e responsabilità dell’attacco. Una prima analisi avrebbe individuato gli impatti nelle stazioni di pompaggio situate lungo l’oleodotto East-West, infrastruttura diventata particolarmente importante dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran.
Al momento non è chiaro se siano stati danneggiati anche tratti della tubazione né quanto tempo sarà necessario per completare le eventuali riparazioni. Secondo funzionari ed esperti, tuttavia, intervenire sulle stazioni di pompaggio potrebbe risultare meno complesso rispetto alla riparazione di danni strutturali alla condotta.
I satelliti hanno rilevato nove grandi incendi nelle vicinanze dell’oleodotto. Almeno sei sembrerebbero però corrispondere a fosse di combustione utilizzate per bruciare petrolio e gas in situazioni di emergenza. L’US Central Command, il comando militare statunitense responsabile della regione, non ha commentato l’accaduto.
Perché l’Oleodotto East-West è diventato essenziale per l’Arabia Saudita
L’oleodotto East-West rappresenta oggi una delle principali vie alternative utilizzate da Riad per esportare il proprio petrolio evitando il Golfo Persico. Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, l’Arabia Saudita ha infatti deviato attraverso la condotta circa 5 milioni di barili di greggio al giorno che sarebbero altrimenti stati caricati sulle petroliere nel Golfo. La decisione è arrivata dopo che l’Iran ha di fatto chiuso lo stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti al mondo per il commercio energetico.
Il petrolio viene così trasportato verso ovest fino al porto saudita di Yanbu, affacciato sul Mar Rosso, da dove può essere caricato sulle navi e raggiungere i mercati internazionali senza attraversare Hormuz.
Anche questa rotta, però, potrebbe non essere completamente al riparo dal conflitto. I combattenti Houthi hanno minacciato di colpire qualsiasi nave saudita che tenti di lasciare il Mar Rosso passando attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb.
L’attacco all’oleodotto arriva inoltre pochi giorni dopo la conquista, da parte di una milizia allineata all’Iran, di una città portuale strategica dello Yemen sul Mar Rosso. Un ulteriore elemento di pressione su una delle aree più delicate per il trasporto mondiale di petrolio.
L’ipotesi dei droni partiti dall’Iraq
Resta ancora da chiarire chi abbia condotto l’attacco. Uno dei funzionari statunitensi ha indicato come possibile origine droni provenienti dall’Iraq, senza però attribuire formalmente la responsabilità a un gruppo specifico.
Le milizie irachene alleate dell’Iran hanno già utilizzato droni per colpire obiettivi in Arabia Saudita. Secondo Behnam Ben Taleblu, direttore senior del programma Iran della Foundation for Defense of Democracies, questi gruppi potrebbero essere tornati ad agire all’interno di una strategia più ampia di Teheran.
L’obiettivo, secondo la sua interpretazione, sarebbe aumentare la pressione sui Paesi arabi della regione affinché prendano le distanze dalla presenza militare statunitense. Si tratta però, allo stato attuale, di una lettura dell’attacco e non di una prova sull’identità dei responsabili.
Arabia Saudita, cresce il timore per le milizie alleate dell’Iran
Il rischio di un maggiore coinvolgimento delle milizie alleate di Teheran era già stato discusso nelle scorse settimane. A fine luglio il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman aveva incontrato a Washington il presidente statunitense Donald Trump e il vicepresidente JD Vance.
Secondo quanto riportato dalla CNN, il ministro aveva presentato la valutazione saudita sull’evoluzione della guerra: l’Iran avrebbe potuto cercare maggiore potere negoziale intensificando il conflitto attraverso le forze alleate ancora a sua disposizione, in particolare le milizie irachene e gli Houthi.
L’attacco all’East-West aumenta quindi la pressione su un sistema energetico regionale già fortemente esposto agli effetti della guerra. Se anche le rotte alternative allo stretto di Hormuz dovessero diventare bersagli regolari, per l’Arabia Saudita mantenere stabile il flusso delle esportazioni potrebbe diventare sempre più difficile.
