A un anno dalla scomparsa di Cinzia Pinna, i familiari hanno voluto ricordare la 33enne attraverso una lettera diffusa dai loro legali. Renato e Carlotta Pinna e Diana Serra hanno ripercorso la vita della donna e le circostanze drammatiche della sua morte, sottolineando quanto fosse ancora forte il dolore per quei dodici giorni trascorsi tra la scomparsa e il ritrovamento del corpo.
La vita di Cinzia Pinna
“Cinzia avrebbe voluto vivere, avrebbe voluto affrontare e risolvere i suoi problemi, avrebbe voluto essere felice”, scrivono i familiari nella comunicazione affidata agli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. Secondo i parenti, la 33enne aveva tutte le caratteristiche e le risorse per raggiungere i suoi obiettivi: era “intelligente, vivace, curiosa, sensibile ed empatica”, oltre a essere bella e socievole. Poteva contare anche sul sostegno di una famiglia descritta come grande e operosa.
Cinzia Pinna amava viaggiare e aveva vissuto in Australia, negli Stati Uniti, in Inghilterra e in altri Paesi, dove aveva lavorato e acquisito nuove competenze. Parlava diverse lingue e, durante le sue esperienze all’estero, aveva costruito nuove amicizie che, secondo i familiari, avrebbero potuto accompagnarla anche nel difficile percorso di allontanamento dall’uso di sostanze psicoattive.
“Quella sera Cinzia aveva bisogno di aiuto”
Nel ricordo della famiglia, la sera della sua morte Cinzia Pinna si trovava in una situazione di particolare difficoltà. “Quella sera Cinzia era in difficoltà, aveva necessità di aiuto e invece si è imbattuta nel suo assassino”, si legge nella lettera.
Per i familiari, proprio la condizione di fragilità in cui si trovava rende ancora più dolorosa la modalità con cui è stata uccisa. “La crudeltà di annientare una persona nel momento di maggior fragilità rende la sua perdita ancor più dolorosa e difficile da accettare”, scrivono.
La ricerca dopo la scomparsa di Cinzia Pinna
Un capitolo particolarmente doloroso per la famiglia è quello dei dodici giorni trascorsi dalla scomparsa al ritrovamento del corpo. Le ricerche avevano coinvolto non soltanto i familiari, ma anche intere comunità, con centinaia di volontari impegnati nelle operazioni.
I parenti definiscono quei giorni un incubo e sottolineano che, mentre le persone cercavano Cinzia Pinna, il suo assassino avrebbe occultato il corpo e depistato le ricerche. È anche questo aspetto, secondo la famiglia, a rendere ancora più difficile elaborare quanto accaduto.
Le diverse versioni fornite dall’imputato
I familiari ricordano inoltre le “numerose e sempre diverse versioni dei fatti” fornite dall’imputato Emanuele Ragnedda. Secondo quanto riferito dai loro difensori, anche dopo essere stato arrestato e mentre si trovava già in carcere, l’uomo sarebbe arrivato a sostenere che Cinzia fosse stata uccisa dalla propria compagna. La famiglia si prepara ora al processo, con l’auspicio che il dibattimento previsto a novembre possa contribuire a ricostruire il più precisamente possibile ciò che accadde quella notte e ad accertare le responsabilità.
I risultati degli accertamenti del Ris
Gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu, che rappresentano i familiari costituiti parti civili, parlano di un delitto “particolarmente efferato”. Secondo le conclusioni del Ris di Cagliari, Cinzia sarebbe stata colpita da tre proiettili al volto mentre era seduta su un divano, con la persona che ha sparato in piedi davanti a lei.
I legali ricordano inoltre che il corpo della 33enne è stato ritrovato privo di indumenti dalla vita in giù. Non sono mai stati recuperati neppure i suoi telefoni e lo zaino, che, secondo i difensori, non sarebbero stati fatti ritrovare neanche dall’autore del reato. Nel frattempo, la famiglia si prepara anche a ricordare Cinzia con una celebrazione religiosa. Domenica 13 settembre alle 19 sarà celebrata una messa in sua memoria nella cattedrale di Castelsardo.
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