La cerimonia a Ground Zero, a New York, ha introdotto un settimo momento di silenzio, dedicato per la prima volta a chi è morto negli anni successivi agli attentati per patologie legate all’esposizione e ai crolli. Nel venticinquesimo anniversario, il tributo si allarga oltre le 2.977 persone uccise quella mattina, riconoscendo anche le conseguenze sanitarie di lunga durata. Accanto alle vasche del Memoriale, i familiari hanno ripreso la lettura dei nomi, come tradizione dell’11 settembre.
L’appuntamento si svolge l’11 settembre 2026, a venticinque anni dagli attacchi che colpirono New York, Arlington e la Pennsylvania. La scansione del rito resta immutata nei passaggi principali, ma l’aggiunta del settimo silenzio aggiorna l’orizzonte della memoria: non solo le vite spezzate quel giorno, anche le morti che sono seguite per malattie associate alle operazioni di soccorso, ai lavori e alla vita nei quartieri intorno al sito.
Gli attacchi: i quattro aerei e i crolli
Gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati i più sanguinosi mai compiuti sul suolo americano. Diciannove terroristi di al-Qaeda dirottarono quattro aerei di linea: due contro il World Trade Center, uno contro il Pentagono; il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la ribellione dei passeggeri. A New York era una mattina limpida quando il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord alle 8:46 tra il 93° e il 99° piano.
Il secondo impatto tolse ogni dubbio sulla natura coordinata dell’azione. Il volo United Airlines 175 si schiantò alle 9:03 contro la Torre Sud, tra il 77° e l’85° piano, sotto gli occhi delle telecamere già puntate su Manhattan. In quel momento il complesso ospitava tra 16.400 e 18mila persone: la maggior parte riuscì a evacuare, mentre vigili del fuoco, poliziotti e altri soccorritori entrarono nelle torri per assistere chi era rimasto bloccato.
Poco dopo, il volo American Airlines 77 colpì il Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ad Arlington (Virginia), alle 9:37. A bordo del volo United Airlines 93, i passeggeri e l’equipaggio appresero degli altri attacchi tramite telefonate con persone a terra; comprendendo che il loro aereo poteva essere usato come arma, tentarono di riprenderne il controllo.
La Torre Sud crollò alle 9:59, 56 minuti dopo l’impatto. Il volo 93 precipitò alle 10:03 in un campo vicino a Shanksville, in Pennsylvania: morirono 40 persone, oltre ai quattro dirottatori, e le indagini stabilirono che l’aereo era diretto verso Washington. La Torre Nord cedette alle 10:28, 102 minuti dopo lo schianto. Nel giro di poche ore New York perse due dei suoi grattacieli più riconoscibili.
Vittime, al-Qaeda e l’indagine dell’Fbi
Il bilancio complessivo fu di 2.977 vittime, provenienti da oltre 90 Paesi, esclusi gli attentatori. Al World Trade Center e nelle aree circostanti si contarono 2.753 morti; al Pentagono le vittime furono 184; altre 40 persero la vita sul volo 93. Tra i caduti figuravano oltre 400 soccorritori, tra vigili del fuoco e agenti delle forze dell’ordine, e migliaia di bambini rimasero senza almeno un genitore.
L’organizzazione responsabile era al-Qaeda, guidata da Osama bin Laden. I 19 dirottatori erano stati addestrati dall’organizzazione: quindici provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall’Egitto e uno dal Libano. Alcuni avevano frequentato negli Stati Uniti corsi di pilotaggio, elemento emerso nei dossier di sicurezza dopo gli attacchi.
L’Fbi avviò l’indagine denominata PENTTBOM, che divenne la più grande della sua storia: nel periodo di massima attività impegnò più della metà degli agenti e seguì oltre mezzo milione di piste investigative. La caccia al leader di al‑Qaeda si concluse in Pakistan il 2 maggio 2011, quando le forze speciali statunitensi uccisero bin Laden ad Abbottabad, quasi dieci anni dopo gli attentati.
Le guerre, la sicurezza interna e le conseguenze sanitarie
Gli Stati Uniti e i loro alleati avviarono il 7 ottobre 2001 le operazioni militari in Afghanistan contro al‑Qaeda e il regime talebano che la ospitava, inaugurando la cosiddetta “guerra al terrorismo” che ha segnato per decenni la politica estera americana. Sul fronte interno vennero rafforzati i controlli aeroportuali, ampliate le capacità di sorveglianza e intelligence e istituito il Dipartimento per la Sicurezza interna.
Quelle misure alimentarono un lungo dibattito sul confine tra sicurezza nazionale, privacy e libertà individuali, mentre molte comunità musulmane e mediorientali negli Stati Uniti furono esposte a discriminazioni e sospetti. A New York, intanto, le nubi di polvere e sostanze tossiche generate dai crolli esposero soccorritori, lavoratori e residenti della Lower Manhattan a materiali pericolosi.
Nel corso degli anni successivi, migliaia di persone sono morte per malattie associate alle conseguenze degli attentati e decine di migliaia hanno sviluppato problemi di salute. È a queste vittime che il nuovo segmento della cerimonia rende omaggio, colmando un vuoto simbolico emerso via via che i dati clinici e le storie individuali hanno reso visibile la portata sanitaria del 9/11.
Memoria, lettura dei nomi e i sette silenzi
La memoria dell’11 settembre oggi riguarda anche milioni di adulti che nel 2001 non erano ancora nati e conoscono quelle immagini attraverso video, fotografie, racconti familiari e libri di storia. Per chi ha vissuto quella giornata, il ricordo resta spesso legato al luogo in cui seppe del primo aereo contro le torri, un ancoraggio personale che riemerge ogni anno durante la cerimonia.
Il cuore del rito resta la lettura dei nomi da parte dei familiari a Ground Zero. I sei momenti di silenzio tradizionali corrispondono agli orari degli impatti e dei crolli: 8:46 e 9:03 per gli schianti sulle Torri Gemelle, 9:37 per il Pentagono, 9:59 e 10:28 per i crolli della Torre Sud e della Torre Nord, 10:03 per il volo 93 precipitato in Pennsylvania. A questi si aggiunge nel 2026 il settimo silenzio, dedicato alle persone morte in seguito per patologie correlate agli attentati.
In questo modo il venticinquesimo anniversario tiene insieme la cronologia del giorno e le sue eredità: gli orari che scandirono l’evento, i numeri che ne definiscono l’impatto e il capitolo sanitario che ha continuato a crescere negli anni. Un rito che resta fedele alla forma, ma che amplia il perimetro del ricordo per includere tutte le vittime.
