Valter Lavitola resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto l’istanza presentata dai suoi difensori, confermando la misura cautelare nei confronti dell’imprenditore, che ha confessato di essere il mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. I giudici hanno inoltre confermato per l’indagato l’aggravante del metodo mafioso.
La decisione arriva dopo l’udienza del 7 settembre, quando Lavitola era comparso in videocollegamento dal carcere di Rebibbia davanti ai giudici del Riesame. La difesa aveva chiesto per lui gli arresti domiciliari, sostenendo che non sussistessero più le esigenze cautelari.
Attentato a Ranucci, respinta la richiesta dei domiciliari per Lavitola
Durante l’udienza Lavitola aveva ribadito di avere un rapporto di “profonda amicizia” con l’ex conduttore di Report e aveva chiesto di poter lasciare il carcere per scontare la misura cautelare ai domiciliari a Noepoli, in provincia di Potenza, comune in cui ha trascorso parte della sua infanzia.
L’ex imprenditore si trova in carcere dal 10 agosto 2026, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia. Un ordigno esplose davanti al cancello della villetta, danneggiando gravemente le automobili parcheggiate all’esterno e il muro perimetrale. Durante l’interrogatorio di garanzia Lavitola aveva ammesso di essere stato il mandante dell’azione, sostenendo però di averla organizzata con l’obiettivo di aumentare la scorta nei confronti del giornalista.
Una versione sulla quale gli inquirenti hanno continuato a svolgere accertamenti e che non aveva convinto il gip, che già ad agosto aveva respinto una prima richiesta di domiciliari. Con la decisione del Riesame, Lavitola rimane detenuto e resta in piedi anche la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.
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