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Ingressi di massa a Ceuta, l’intelligence aveva avvertito le autorità. Sánchez si difende: “Nessuno poteva prevedere”

I dossier rivelano che il CNI conosceva gli appelli circolati sui social. Informate le autorità locali e marocchine, ma nessuna allerta formale

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Ingressi a Ceuta, i servizi segreti spagnoli avevano avvertito le autorità, Sanchèz si difende: "Nessuno poteva prevedere una crisi di tale portata"

Ceuta | Via X

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Il giorno prima dell’arrivo di decine di migliaia di persone a Ceuta, l’intelligence spagnola sapeva che sui social circolavano appelli per tentare di entrare nell’enclave dal Marocco. Non si trattava soltanto di un generico aumento della pressione migratoria: nei messaggi venivano indicati un giorno, un orario e persino le modalità con cui tentare l’ingresso. È quanto emerge dai documenti desecretati dal governo di Pedro Sánchez, che ricostruiscono le informazioni in possesso delle autorità prima della crisi del 30 e 31 luglio.

I materiali pubblicati dalla Moncloa mostrano che, nonostante le segnalazioni, il Centro nazionale di intelligence (CNI) non trasformò quelle informazioni in un’allerta formale ai vertici del governo. Ed è proprio su questa distinzione che Sánchez ha costruito la propria difesa.

Cosa mostrano i messaggi e le comunicazioni del 29 luglio

Secondo i dossier, alle 13:52 del 29 luglio un agente del Centro nazionale di intelligence (CNI) inviò via WhatsApp una segnalazione al gabinetto della Delegazione del governo a Ceuta, segnalando la circolazione di un appello per un “assalto per barriera e mare” previsto per le 20 del giorno successivo, collegato alle celebrazioni della Festa del Trono in Marocco. Nel messaggio veniva indicata la data, l’orario e la modalità dell’azione.

I materiali pubblicati riportano inoltre che due dei gruppi coinvolti nella diffusione degli appelli raccoglievano complessivamente circa 180mila iscritti. Il CNI precisò che quella cifra non era una stima del numero di persone che avrebbero effettivamente tentato di raggiungere Ceuta, ma serviva a misurare l’ampiezza della campagna online. Un minuto dopo la segnalazione via WhatsApp, il CNI cercò di contattare l’UCE-3 della Guardia Civil, spiegando di avere informazioni su ingressi “a nuoto” e attraverso la barriera di confine; nel pomeriggio seguì una telefonata durata oltre sette minuti.

Alle 18:26 dello stesso 29 luglio, il CNI inviò una nota urgente anche ai servizi di intelligence marocchini, la DGST e la DGED, segnalando le convocazioni online che invitavano a raggiungere Ceuta in concomitanza con le celebrazioni marocchine. I documenti mostrano dunque che l’esistenza di appelli circostanziati era nota a più autorità prima della crisi.

Perché l’avvertimento non divenne un’allerta formale

Nonostante le segnalazioni e i contatti con la Guardia Civil e con i servizi marocchini, il CNI non trasformò quelle informazioni in un’allerta formale indirizzata alla catena di comando nazionale, alle Forze armate, alla Polizia nazionale o al ministero della Difesa. Le comunicazioni restarono prevalentemente circoscritte agli scambi con le autorità locali, con la Guardia Civil e con i servizi marocchini, secondo quanto riportano i dossier.

Pedro Sánchez ha respinto l’idea che gli elementi disponibili permettessero di anticipare la crisi. In un messaggio pubblicato su X, il premier ha sostenuto che la campagna sui social “in nessun modo costituiva, né poteva essere interpretata, come un indicatore della portata, della natura o della probabilità di ciò che è accaduto successivamente”.

Sánchez: “Nessuno poteva prevedere la crisi migratoria”

Lo que se lee en los documentos desclasificados hoy es esto:

El 29 de julio, el CNI informó a la Delegación del Gobierno en Ceuta de que estaba circulando una convocatoria en dos grupos de Facebook para entrar a la ciudad de forma irregular durante la semana de la Fiesta del…

— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) September 9, 2026

Secondo Sánchez, a dimostrarlo sarebbe anche la reazione dello stesso CNI, che si limitò a trasmettere le informazioni attraverso “un messaggio e una breve telefonata” alla Delegazione del governo a Ceuta e alla Guardia Civil, senza emettere “alcuna allerta maggiore” alle altre istituzioni competenti.

“Con le informazioni disponibili in quel momento, nessuno poteva prevedere la crisi migratoria che si è verificata il 30 e 31 luglio”, ha scritto il primo ministro, sottolineando che nessun organismo competente, “né in Spagna né nell’Unione europea”, riuscì ad anticiparne le dimensioni.

Sánchez ha quindi difeso la risposta successiva delle autorità: governo e funzionari pubblici, ha scritto, agirono “non appena la minaccia si è concretizzata, mobilitando tutte le risorse disponibili”.

Perché i documenti riaprono il caso politico

I dossier, però, riaprono la questione sulla valutazione del rischio: è ormai documentato che un avvertimento c’è stato e che alcune autorità furono informate, mentre resta centrale stabilire se quella segnalazione avrebbe dovuto determinare risposte diverse o un’anticipazione più netta dell’evoluzione. La desecretazione voluta dalla Moncloa rende ora possibile ricostruire con maggiore precisione le comunicazioni e le decisioni prese nelle ore precedenti agli ingressi a Ceuta.

Oltre 70mila persone entrarono a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio, un dato che i documenti confermano e che colloca la questione al centro del dibattito sulla gestione delle informazioni di intelligence e sulla valutazione del rischio prima della crisi.

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