La nuova struttura destinata all’accoglienza dei migranti ha acceso la protesta a Ceuta, dove questa mattina genitori, insegnanti e residenti si sono riuniti per contestarne la collocazione. Il centro dovrebbe sorgere accanto alla scuola d’infanzia Nuestra Senora de Africa, nel quartiere di Los Rosales, nella parte occidentale della città autonoma spagnola situata sulla costa del Marocco. I manifestanti hanno organizzato un sit-in per cercare di impedire la prosecuzione dei lavori.
Il sit-in a Ceuta per fermare i lavori della struttura
Alcune decine di persone hanno preso parte alla protesta, schierandosi contro l’allestimento di una tendostruttura destinata all’accoglienza dei migranti. La mobilitazione ha coinvolto non soltanto i genitori dei bambini che frequentano la scuola, ma anche docenti e altri abitanti della zona.
Durante il sit-in sono state espresse preoccupazioni soprattutto per la vicinanza tra la struttura e l’istituto scolastico. Alcuni partecipanti, secondo quanto riportato dall’emittente pubblica Tve, hanno chiesto “sicurezza per i nostri figli” e contestato l’ipotesi di iniziare il nuovo anno scolastico con una struttura di questo tipo nelle immediate vicinanze, sostenendo che potrebbe creare rischi per il quartiere.
Residenti mobilitati da giorni contro il centro
La protesta non è iniziata oggi. I residenti della zona si stanno organizzando da diversi giorni attraverso gruppi WhatsApp e hanno già raccolto firme per chiedere alle autorità di rivedere la decisione relativa alla collocazione del centro.
L’obiettivo dei manifestanti è ottenere dall’amministrazione una nuova valutazione del progetto, in particolare per evitare che la struttura venga realizzata vicino alla scuola. La questione dell’accoglienza dei migranti è così diventata anche un tema di forte tensione nella vita quotidiana della città.
L’emergenza dopo gli arrivi di fine luglio a Ceuta
La decisione di creare nuovi spazi per l’accoglienza è legata all’emergenza provocata dall’arrivo in massa di migranti nell’exclave spagnola. Alla fine di luglio sono giunte a Ceuta oltre 72mila persone; secondo il governo, circa 5mila di loro sono rimaste nella città, mentre l’amministrazione locale stima una presenza arrivata a circa 10mila persone.
Per affrontare la situazione, Madrid ha predisposto finora più di 3.400 posti di accoglienza aggiuntivi, che si sommano ai circa 600 già disponibili all’interno del Centro di permanenza temporanea, il Ceti, dell’exclave.
In arrivo altri 3.000 posti di accoglienza
Il piano del governo spagnolo non si ferma alle sistemazioni già predisposte. L’esecutivo sta infatti preparando altri 3.000 posti nelle nuove aree individuate per l’accoglienza, tra cui figurano alcuni terreni del porto, spazi appartenenti al ministero dell’Edilizia e un complesso militare.
L’obiettivo complessivo è arrivare a circa 6.000 posti disponibili. Le nuove strutture dovrebbero consentire alle autorità di procedere con le diverse fasi previste per la gestione degli arrivi: dall’identificazione al triage, fino all’esame delle richieste di protezione internazionale e agli eventuali respingimenti delle persone che non hanno diritto a restare.
Le tendostrutture al centro delle tensioni a Ceuta
La maggior parte delle nuove sistemazioni è costituita da tendostrutture, una soluzione utilizzata per aumentare rapidamente la capacità di accoglienza di fronte all’emergenza. Proprio la loro presenza sta però alimentando le tensioni tra le autorità e una parte degli abitanti di Ceuta.
La protesta davanti alla scuola Nuestra Senora de Africa riflette infatti una preoccupazione più ampia: i residenti chiedono che le nuove strutture non finiscano per interferire con la normale vita dei quartieri. Mentre Madrid cerca quindi di aumentare rapidamente i posti disponibili per gestire l’emergenza migratoria, nella città continua il confronto sulla collocazione dei centri e sull’impatto che avranno sulla quotidianità degli abitanti.
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