La legge elettorale tornerà all’esame dell’Aula della Camera dei deputati da lunedì 28 settembre se il Senato modificherà il testo già approvato a Montecitorio. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo della Camera, e la data conferma l’obiettivo indicato dalla maggioranza durante l’estate di chiudere la terza lettura entro la fine di settembre o, al più tardi, nelle prime settimane di ottobre.
Legge elettorale, cosa prevede la riforma approvata alla Camera
Il testo licenziato dalla Camera il 16 luglio elimina la componente maggioritaria del Rosatellum, sostituendola con un sistema proporzionale che prevede un premio di governabilità. Alla lista o coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti vengono assegnati 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto rispettivamente di 220 deputati e 113 senatori. Se nessuno raggiunge la soglia, oppure prevalgono schieramenti diversi nei due rami del Parlamento, i seggi vengono ripartiti in modo proporzionale.
Il provvedimento è arrivato il 9 settembre nell’Aula del Senato, dove l’esame è iniziato senza mandato al relatore perché la commissione Affari costituzionali non era riuscita a completare l’esame degli emendamenti prima dell’approdo in Assemblea. Per questo motivo il testo in discussione al Senato è quello già approvato dalla Camera e le modifiche votate in commissione dovranno essere nuovamente sottoposte al voto dei senatori.
Legge elettorale, i punti ancora aperti e le modifiche possibili
Il confronto resta aperto su alcuni elementi chiave che potrebbero essere cambiati in Senato e, se approvati, riporteranno il provvedimento alla Camera. Durante il mese di agosto, infatti, il centrodestra ha trovato un accordo sulle preferenze: il capolista rimarrebbe bloccato e per gli altri candidati sarebbe possibile esprimere fino a tre preferenze. La modifica ha ottenuto un primo via libera in commissione il 3 settembre, ma dovrà essere rivotata dall’Aula.
Sul banco resta anche l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia che propone di abbassare la soglia necessaria per ottenere il premio dal 42% al 41%. L’ipotesi del ballottaggio appare invece quasi tramontata, mentre prosegue il confronto sulla cosiddetta norma “anti-cespugli”, che riguarda il peso dei voti delle forze più piccole all’interno delle coalizioni, e sulle regole per i sindaci che intendono candidarsi alle elezioni politiche.
Il voto finale resta il 15 settembre
Secondo il calendario indicato, il voto finale al Senato resta calendarizzato per il 15 settembre. Se Palazzo Madama approverà anche soltanto una modifica, come appare probabile soprattutto sulle preferenze, la riforma dovrà tornare necessariamente alla Camera: da qui la nuova calendarizzazione per la ripresa dell’esame a Montecitorio a partire dal 28 settembre.
La ripresa dei lavori e l’eventuale ritorno alla Camera determineranno i prossimi passaggi istruttori e la sequenza dei voti in Aula, con l’obiettivo della maggioranza di completare la terza lettura entro la fine di settembre o nelle prime settimane di ottobre.
