In Italia il suicidio causa circa 4.000 morti l’anno, più di dieci al giorno. Nei primi sei mesi del 2026, Telefono Amico Italia ha registrato 4.200 richieste di sostegno, un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’asticella dell’attenzione si sposta sui più giovani: la fascia 15-29 anni emerge tra le più esposte nelle segnalazioni e nei percorsi di cura.
Chi chiede aiuto: numeri, canali, profili
I dati raccolti dall’associazione Auto Mutuo Aiuto Milano Monza Brianza (Ama) insieme a Telefono Amico delineano un quadro che riguarda soprattutto gli uomini, con una crescita delle richieste tra gli under 35. Secondo Istat, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti stradali. E c’è un effetto che raramente entra nelle tabelle: ogni decesso coinvolge decine di persone vicine, tra familiari, amici e colleghi, che ne subiscono le conseguenze.
Sul piano pratico, il telefono resta il canale principale: il 77% dei contatti avviene via voce, il 13% via email e il 10% su WhatsApp. Tra chi chiama o scrive, il 55% è composto da donne; oltre metà delle richieste arriva da persone sotto i 35 anni, con picchi nelle classi 19-25 e 26-35. Detto questo, non si tratta solo di numeri: lo spostamento anagrafico ha spinto le realtà di ascolto ad ampliare presìdi e iniziative sul territorio, dagli sportelli informativi ai gruppi di supporto, per intercettare bisogni che emergono in età sempre più precoce.
Segnali clinici e fattori di rischio sotto i 35 anni
La neuropsichiatra Michela Gatta segnala «negli ultimi cinque anni stiamo assistendo, tra i giovani, a un chiaro aumento di manifestazioni di sofferenza psichica», con quadri che includono disregolazione emotiva, ansia, depressione, autolesionismo e ideazione suicidaria. Gli accessi correlati sono aumentati nelle strutture specialistiche e, in molti pronto soccorso pediatrici e neuropsichiatrici, costituiscono una delle cause più frequenti di urgenza-emergenza. In reparto, una quota significativa di ragazzi e ragazze presenta ideazione suicidaria e gesti autolesivi anche di elevata gravità.
In parallelo, le équipe riportano fattori ricorrenti: isolamento e solitudine, conflitti familiari, vissuti traumatici, uso disfunzionale dei social, pressione performativa, fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Da qui un altro nodo: la difficoltà, per chi è in sofferenza, di rivolgersi tempestivamente a un adulto di riferimento. Il risultato è un ritardo nell’attivazione delle cure proprio quando l’intervento precoce può fare la differenza.
Prevenzione: rete territoriale e servizio notturno
La prevenzione funziona se è precoce e se poggia su una rete che unisce famiglia, scuola, pediatria, servizi territoriali e pronto soccorso. Le misure indicate dagli operatori vanno in questa direzione: formazione di insegnanti e genitori sui segnali d’allarme, sportelli scolastici accessibili senza ostacoli burocratici, percorsi rapidi di invio ai servizi e continuità assistenziale dopo un accesso urgente. A conti fatti, anche una comunicazione pubblica chiara e non stigmatizzante aumenta la probabilità che le persone chiedano aiuto. In questa cornice, la fascia 15-29 anni resta la priorità dei programmi di prevenzione e presa in carico.
Per intercettare meglio i momenti di maggiore vulnerabilità, Telefono Amico Italia ha esteso l’ascolto alle ore notturne, con copertura attiva 365 giorni l’anno. Le ore serali e la notte, segnalano gli specialisti, sono spesso periodi in cui l’assenza di attività e relazioni può amplificare pensieri negativi; offrire una linea disponibile anche in quelle finestre amplia le possibilità di un intervento tempestivo. Il numero unico nazionale è 02 2327 2327, attivo per il colloquio telefonico e affiancato da canali digitali per chi preferisce scrivere.
