Quattro persone sono state arrestate dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Marco Pusceddu, il soccorritore del 118 ucciso nell’agosto 2025 a Buddusò, nel Sassarese. Secondo la ricostruzione della Procura di Sassari, dietro il delitto ci sarebbero un uomo e una donna di Iglesias, ritenuti i presunti mandanti, che avrebbero offerto 15mila euro a due uomini incaricati di eseguire l’assassinio.
Pusceddu ucciso nella sede dell’associazione Intervol
Il delitto risale alla notte del 7 agosto 2025, quando Pusceddu venne raggiunto da quattro colpi di pistola al petto all’interno della sede dell’associazione Intervol, a Buddusò. Per l’omicidio sono finiti in carcere tre uomini e una donna. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di omicidio volontario premeditato in concorso e di detenzione e porto illegale di armi.
I presunti mandanti e i 15mila euro
L’indagine, coordinata dalla Procura di Sassari, ha portato gli investigatori a ipotizzare l’esistenza di due mandanti. Si tratterebbe di un uomo e una donna residenti a Iglesias, che avrebbero commissionato il delitto pagando 15mila euro a due presunti killer. Secondo l’accusa, sarebbero stati proprio questi ultimi a raggiungere Buddusò, entrare in azione nella sede dell’associazione e poi allontanarsi dopo aver ucciso il soccorritore.
Il blitz dei carabinieri all’alba
Gli arresti sono scattati nelle prime ore della mattina, sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Sassari Gian Paolo Piana, su richiesta della pm Elisa Succu. All’operazione hanno partecipato i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Sassari, della Compagnia di Ozieri e della Compagnia di Iglesias. I militari hanno operato con il supporto dello Squadrone eliportato Cacciatori Sardegna, del Nucleo cinofili di Abbasanta e dell’11° Nucleo elicotteri carabinieri di Elmas. I quattro indagati sono stati accompagnati nella caserma di Carbonia per le formalità previste prima del trasferimento in carcere.
Le immagini delle telecamere decisive per l’inchiesta
Un ruolo centrale nella ricostruzione dell’omicidio sarebbe stato svolto dalle telecamere di videosorveglianza presenti a Buddusò. Alcuni impianti hanno infatti registrato il passaggio dell’auto che, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata dai presunti assassini. Le immagini avrebbero consentito di ricostruire gli spostamenti del veicolo durante le diverse fasi dell’azione: dal raggiungimento della sede del 118 fino all’esecuzione dell’omicidio e alla successiva fuga.
Recuperata la pistola del delitto
Nel corso delle indagini i carabinieri hanno inoltre recuperato quella che viene indicata come l’arma utilizzata per l’omicidio. Si tratta di una pistola calibro 7.65, risultata con la matricola abrasa, caricatore inserito e munizioni. Gli investigatori hanno trovato anche gli abiti che i presunti sicari avrebbero indossato nella notte del delitto. Questi elementi sono stati acquisiti nell’ambito degli accertamenti che hanno portato a delineare la ricostruzione dell’omicidio.
La precedente aggressione con una piccozza
L’inchiesta ha permesso inoltre di collegare alla vicenda una precedente aggressione ai danni di Pusceddu. Il 28 aprile 2025, alcuni mesi prima dell’omicidio, il soccorritore era stato aggredito in una piazzola di sosta nei pressi di Carbonia. In quell’occasione era stato colpito alla testa con una piccozza da muratore, anch’essa successivamente recuperata dagli investigatori. L’aggressione precedente rappresenta ora un ulteriore elemento al centro degli accertamenti, mentre la Procura cerca di ricostruire il movente del delitto e tutti i passaggi che avrebbero portato alla sua organizzazione.
