Si apre un nuovo capitolo nella complessa partita per il futuro di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Luca e Paola Del Vecchio sarebbero pronti a chiedere complessivamente 500 milioni di euro al fratello Leonardo Maria Del Vecchio dopo il mancato perfezionamento dell’acquisto delle loro partecipazioni.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i legali dei due eredi avrebbero già preparato una lettera con cui chiedere a Leonardo Maria Del Vecchio (Lmdv) di rispettare quanto previsto dal contratto sottoscritto per la compravendita delle quote. La cifra in gioco sarebbe di 250 milioni di euro per ciascuno dei due fratelli, per un totale appunto di mezzo miliardo.
L’operazione da 10 miliardi mai conclusa
Alla base della controversia c’è l’accordo raggiunto dopo che Luca e Paola avevano ottenuto la possibilità di trasferire le proprie partecipazioni del 12,5% ciascuno in veicoli societari personali. Sulle loro quote Leonardo Maria aveva esercitato il diritto di prelazione, impegnandosi ad acquistarle.
Il valore complessivo attribuito all’operazione era di 10 miliardi di euro, ma la compravendita non è mai arrivata al traguardo. Ed è proprio qui che entra in gioco la clausola destinata ora a diventare il centro del confronto tra i fratelli.
Nel contratto sarebbe stata infatti inserita una penale complessiva da 500 milioni di euro nel caso in cui l’operazione non fosse stata perfezionata. Allo stesso tempo, secondo quanto ricostruito, nell’accordo non sarebbe stata prevista una clausola che subordinasse l’acquisto all’ottenimento del finanziamento necessario.
Luca e Paola sarebbero quindi intenzionati a far valere quanto sottoscritto, chiedendo al fratello il pagamento della somma prevista.
L’ipotesi di un arbitrato
La vicenda potrebbe tuttavia non trasformarsi necessariamente in uno scontro giudiziario senza possibilità di mediazione. Fonti vicine a Leonardo Maria Del Vecchio indicano infatti la possibilità di ricorrere a un arbitrato, nel tentativo di trovare una ricomposizione con Luca e Paola.
Il possibile terreno di incontro sarebbe rappresentato dalla governance di Delfin, uno dei dossier rimasti aperti dopo la morte del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, avvenuta nel giugno del 2022.
Leonardo Maria potrebbe avvicinarsi alle richieste avanzate dai due fratelli sulla modifica dello statuto della holding. Una posizione che, secondo le ricostruzioni, sarebbe condivisa anche da Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico.
Al centro c’è soprattutto una caratteristica particolare dell’attuale assetto societario: il consiglio di amministrazione di Delfin è nominato a vita. La revisione di questo meccanismo potrebbe diventare la base sulla quale costruire un compromesso tra gli eredi.
Il 22 settembre un’altra decisione chiave
Nel frattempo, un’altra data potrebbe incidere sugli equilibri della holding. Martedì 22 settembre il giudice lussemburghese dovrà pronunciarsi sulla richiesta di Delfin di prorogare di altri sei mesi i termini per esercitare la prelazione sulle partecipazioni riconducibili a Leonardo Maria, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico.
I tre avevano chiesto di poter trasferire le rispettive quote del 12,5% in veicoli societari personali, seguendo la strada già percorsa e ottenuta in agosto da Luca e Paola.
La questione della penale da mezzo miliardo si inserisce quindi in una partita molto più ampia, che riguarda la distribuzione delle partecipazioni, i poteri all’interno di Delfin e le regole con cui verrà amministrato in futuro l’impero costruito da Leonardo Del Vecchio. A oltre quattro anni dalla sua morte, l’assetto della holding continua così a essere uno dei principali nodi nei rapporti tra gli eredi.
