La tensione commerciale tra Canada e Stati Uniti entra in una nuova fase. Dalle 00:01 ET di martedì 8 settembre sono operative le contromisure decise da Ottawa in risposta ai dazi americani: un pacchetto dal valore di circa 20 miliardi di dollari che interessa circa 700 prodotti, mentre sulle importazioni di acciaio e alluminio dagli Stati Uniti le tariffe salgono al 50%.
Una risposta calibrata per colpire Washington senza danneggiare eccessivamente le imprese canadesi, ma che rischia di aprire un nuovo capitolo nella guerra commerciale tra due economie profondamente integrate. Ad alimentare ulteriormente lo scontro è intervenuto Donald Trump, che ha preso di mira uno dei simboli dell’industria canadese: Bombardier.
Ottawa risponde agli Stati Uniti: cosa viene colpito
Le nuove misure canadesi vanno ben oltre i metalli. Nell’elenco figurano prodotti cartari, materiali da costruzione, elettrodomestici e alcuni beni agricoli, settori inseriti in catene produttive che spesso attraversano più volte il confine tra Canada e Stati Uniti prima di arrivare sul mercato.
Per acciaio e alluminio, Ottawa ha scelto invece una risposta speculare, portando le aliquote al 50%, lo stesso livello applicato dagli Stati Uniti alle importazioni canadesi.
Il governo di Mark Carney ha però studiato anche una serie di esclusioni. I prodotti ittici statunitensi, ad esempio, sono rimasti fuori dal dazio generalizzato del 25%. Una scelta pensata per evitare conseguenze eccessive su comparti particolarmente sensibili e, contemporaneamente, calibrare la pressione politica esercitata su Washington.
La posta in gioco è particolarmente alta perché Canada e Stati Uniti condividono una delle relazioni economiche più integrate al mondo: dalle automobili all’energia, passando per metalli, edilizia e industria aerospaziale, numerose filiere dipendono da fornitori presenti su entrambi i lati del confine.
Trump minaccia Bombardier: “Costruite i jet qui”
È proprio sul settore aerospaziale che Trump ha deciso di alzare ulteriormente il livello dello scontro. Poco prima dell’entrata in vigore delle contromisure canadesi, il presidente americano ha minacciato di impedire la vendita negli Stati Uniti degli aerei prodotti da Bombardier se i jet non verranno costruiti sul territorio americano.
La risposta dell’azienda di Montreal non si è fatta attendere. Bombardier ha ricordato di avere già “una significativa presenza manifatturiera negli Stati Uniti”, sottolineando il contributo dell’azienda all’economia americana.
“L’industria aerospaziale americana è una chiara beneficiaria del commercio e delle esportazioni. Bombardier è un forte contributore al settore, creando decine di migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti“, ha affermato la società.
Una replica che prova a ribaltare l’argomento della Casa Bianca: secondo Bombardier, limitare le attività del gruppo canadese negli Stati Uniti finirebbe per avere conseguenze anche sull’occupazione e sulla stessa industria americana.
I negoziati si bloccano, Carney: “Bisogna fare sul serio”
Dietro l’escalation c’è anche il fallimento dell’ultimo round di trattative tra Washington e Ottawa. I colloqui si sarebbero interrotti dopo richieste e modifiche avanzate nelle battute finali del negoziato.
Il rappresentante commerciale americano Jamieson Greer e il segretario al Commercio Howard Lutnick hanno ricondotto lo stallo alle divergenze sulle concessioni riguardanti il settore automobilistico e le tariffe sulle merci. Da parte canadese, invece, è stato sottolineato come alcune questioni considerate già affrontate siano state rimesse in discussione nell’ultima fase del confronto.
Carney ha assicurato che Ottawa non intende fare marcia indietro sulle contromisure e ha avvertito che il Paese risponderà a eventuali nuove iniziative statunitensi. Il premier ha inoltre invitato Washington a “negoziare sul serio”, superando lo scontro fatto di annunci e minacce pubbliche.
Il rischio di una crisi che va oltre i dazi
Le conseguenze potrebbero però superare il terreno strettamente commerciale. In Ontario, il premier Doug Ford ha evocato la possibilità di valutare restrizioni alle esportazioni di elettricità verso Stati americani confinanti come New York e Michigan.
Un’eventuale mossa di questo tipo allargherebbe lo scontro a un settore strategico come quello energetico, con potenziali ripercussioni sui prezzi e sull’approvvigionamento nelle aree statunitensi interessate.
Gli economisti mettono intanto in guardia dai costi di una spirale di ritorsioni. Ari Van Assche, professore esperto di commercio internazionale, ha sottolineato come per molte produzioni specializzate sia difficile sostituire rapidamente i fornitori presenti dall’altra parte del confine. Cercare alternative significa spesso affrontare costi più elevati, ritardi e nuovi problemi logistici.
Con le contromisure canadesi ormai operative e le tariffe su acciaio e alluminio arrivate al 50%, il braccio di ferro entra quindi in una fase delicata. Ottawa promette di rispondere a ogni nuova offensiva, Trump aumenta la pressione e Bombardier finisce al centro dello scontro. Il rischio è che una guerra nata sui dazi finisca per coinvolgere industria, occupazione ed energia su entrambi i lati del confine.
