Più di tre ore a porte chiuse, un grande tavolo rotondo al Cremlino e una serie di proposte di cui, almeno per il momento, non si conoscono i dettagli. L’incontro tra Vladimir Putin e gli uomini scelti da Donald Trump per provare a riaprire la strada dei negoziati sulla guerra in Ucraina si è concluso nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre. E soltanto dopo la fine del faccia a faccia sono cominciati a emergere alcuni elementi su ciò che è accaduto nella stanza.
Steve Witkoff e Jared Kushner hanno lasciato Mosca poco dopo il vertice. La loro missione, però, non è finita: domenica sono attesi a Kiev, dove incontreranno Volodymyr Zelensky per la prima volta nell’ambito di questa iniziativa diplomatica.
La stretta di mano e quella frase di Putin
L’incontro era cominciato con una scena studiata in ogni dettaglio. Putin, completo scuro e cravatta bordeaux, ha attraversato rapidamente la sala e stretto la mano prima a Witkoff – che nel salutarlo si è portato una mano al petto – e poi a Kushner.
Quindi tutti al tavolo.
Il presidente russo ha impiegato pochi secondi per chiarire la difficoltà del compito: “La situazione che dobbiamo gestire oggi certamente non è semplice”.
Prima di raggiungere il Cremlino, Witkoff e Kushner erano stati accolti da Kirill Dmitriev, l’inviato russo che ha mantenuto aperto il canale con gli americani. I tre hanno cenato in un ristorante nel centro di Mosca. Sulla vetrata campeggiava una scritta particolarmente simbolica considerando l’obiettivo della visita: “Tutto per la Vittoria!”.
Cosa si sono detti per oltre tre ore
Il confronto è andato avanti per più di tre ore. Nella notte il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov lo ha definito “costruttivo”, “estremamente franco” e improntato alla fiducia.
Ma il dettaglio più interessante riguarda ciò che Witkoff e Kushner avrebbero portato al tavolo.
Secondo Ushakov, gli inviati americani si erano “preparati meticolosamente” e non si sarebbero limitati a ribadire la volontà di Washington di arrivare rapidamente alla fine delle ostilità. Avrebbero presentato a Putin diverse idee sulle possibili strade per arrivare a una soluzione.
Dalla Casa Bianca è arrivata una formulazione ancora più significativa: gli inviati di Trump avrebbero discusso con Putin “piani sostanziali” per i prossimi passi sull’Ucraina.
Il loro contenuto rimane riservato. Ma le dichiarazioni arrivate dopo il vertice assumono un peso particolare se confrontate con la prudenza mostrata dal Cremlino poche ore prima, quando il portavoce Dmitry Peskov aveva affermato che non si sarebbe parlato di “nuove idee”.
Non solo guerra: al tavolo anche gli affari tra Usa e Russia
Il colloquio, inoltre, non si sarebbe limitato all’Ucraina. Ushakov ha riferito che una parte della discussione ha riguardato questioni economiche e la possibilità di realizzare in futuro grandi progetti russo-americani vantaggiosi per entrambe le parti.
Un elemento che allarga il perimetro della trattativa e mostra come Washington e Mosca stiano discutendo anche del possibile rapporto tra i due Paesi in uno scenario successivo al conflitto.
Sul punto decisivo, però, Putin continua a mostrare fermezza. Il presidente russo ha detto agli americani che le sue forze starebbero ottenendo “progressi reali” sul campo e ha ribadito la necessità di affrontare quelle che Mosca definisce le «cause profonde» della guerra.
Il Cremlino continua inoltre a considerare “incrollabile” la posizione russa sulle condizioni per un accordo: tra queste, le rivendicazioni territoriali di Mosca e la rinuncia dell’Ucraina all’ingresso nella Nato. Non è arrivato quindi, almeno pubblicamente, alcun segnale di un passo indietro russo.
Putin chiarisce cosa significa la tregua di tre giorni
Sul tavolo c’è anche la pausa temporanea degli attacchi sulle due capitali. La Russia ha sospeso per tre giorni gli attacchi contro Kiev, mentre l’Ucraina ha ridotto significativamente quelli sul territorio russo per consentire lo svolgimento della missione americana.
Putin ha però voluto precisare che Mosca non ha accettato un cessate il fuoco più ampio.
La tregua, quindi, non riguarda l’intero fronte e non rappresenta l’inizio di una sospensione generale delle ostilità. La distanza tra le parti resta evidente, mentre nelle ultime settimane entrambi i Paesi hanno intensificato gli attacchi a lungo raggio.
Da Putin a Zelensky: ora cambia il tavolo
Conclusa la lunga notte al Cremlino, Witkoff e Kushner sono ripartiti da Mosca. Domenica il loro interlocutore sarà Zelensky.
Per gli inviati di Trump sarà la prima visita a Kiev in questa fase dei negoziati e probabilmente anche il momento più delicato della missione: dovranno riferire quanto ascoltato da Putin e verificare quali delle idee discusse a Mosca possano essere considerate accettabili dall’Ucraina.
La Casa Bianca auspica colloqui altrettanto produttivi nella capitale ucraina e ha lasciato intendere che ulteriori dettagli sui prossimi passi potrebbero emergere nelle prossime settimane.
Dopo più di tre ore al Cremlino, dunque, non c’è ancora una svolta da annunciare. Ma per la prima volta dopo mesi di sostanziale stallo sono tornate sul tavolo proposte concrete, almeno secondo quanto riferiscono Washington e Mosca.
Ora Witkoff e Kushner devono portarle dall’altra parte della guerra. Ed è a Kiev che si capirà quanto spazio esista davvero tra i piani discussi con Putin e ciò che Zelensky è disposto ad accettare.
