Andrea Delogu ha dedicato la nuova edizione del romanzo La collina al fratello scomparso in un incidente stradale a fine 2025, e il libro torna a raccontare l’infanzia dell’autrice nella comunità di San Patrignano. La pubblicazione, rielaborata come romanzo dopo il primo volume uscito nel 2014 per Fandango insieme ad Andrea Cedrola, mette a fuoco «luci e ombre» di un luogo che per Delogu è stata casa e famiglia.
Andrea Delogu e il racconto di una crescita dentro la comunità
Intervistata dal Corriere della Sera, Delogu descrive San Patrignano come un mondo in cui tutto era nelle mani di Vincenzo Muccioli, figura centrale che decideva permessi e punizioni e cercava di controllare la vita privata degli ospiti. Nata «bambina della Collina», figlia dell’uomo che faceva l’autista e la guardia del corpo di Muccioli, lei stessa ha raccontato di aver lasciato la comunità all’età di dieci anni, nel 1994, e di aver poi intrapreso una carriera nello spettacolo. La collina apre con la scena del ritrovamento del corpo di Roberto Marazzano, ospite brutalmente ucciso da alcuni collaboratori di Muccioli, e il romanzo ripercorre quel complesso rapporto tra amore familiare e responsabilità collettive all’interno della comunità.
Riconoscendo «le ombre», Delogu non nasconde la parte di gratitudine verso chi, in quegli anni, offriva una casa a ragazzi che sembravano impossibili da recuperare. Nell’intervista afferma che, pur esistendo colpe e responsabilità emerse nei processi, rimane il ricordo di un luogo che ha salvato molte persone in una fase in cui lo Stato «non aveva idea di quello che doveva fare». Il libro del 2014 è ora riproposto da HarperCollins con una dedica al fratello, elemento che ha segnato profondamente il ritorno sull’argomento.
Libertà, perdita e i nuovi timori sulle dipendenze
Delogu parla inoltre di come sia cambiata: «sono una persona che si sa difendere molto meglio», dice, ricordando gli anni di terapia e la pratica del karate, dove è cintura nera. La disciplina e le cure sono per lei strumenti concreti di resilienza dopo un’infanzia vissuta in un mondo chiuso. Allo stesso tempo, la perdita del fratello ha segnato «la sacca della leggerezza» che lei aveva saputo conservare: ora la sua battaglia è «cucirla, piano piano». Questa frase ricorre come motivo personale che attraversa l’ultima edizione del libro.
Sul piano sociale Delogu sposta lo sguardo dal passato al presente: se negli anni Ottanta e Novanta il flagello era l’eroina, oggi a preoccupare è la ludopatia, la dipendenza dal gioco. Citando dati letti di recente e casi incontrati, definisce il gioco d’azzardo «un terrore», capace di distruggere famiglie e di insinuarsi tra minorenni in modo «silente». Pur dichiarando di non aver giocato con soldi – «sono una giocatrice da Burraco» – sottolinea il pericolo rappresentato dalle macchinette e dal «brivido» che si legge negli occhi di chi spera di cambiare vita in pochi secondi.
Non manca un accento sulla professione e sulla leggerezza che lo spettacolo può offrire: Delogu ricorda la tv di Renzo Arbore come spazio di estemporaneità e amicizia e racconta momenti personali, dal matrimonio in cui cantò «T’appartengo» alla vittoria a Ballando con le stelle nel 2025, anno in cui ha anche ritrovato l’amore e avviato nuovi progetti. Il racconto resta ancorato ai fatti: la comunità che l’ha cresciuta, il libro che ne dà conto e la dedica che sancisce una perdita che ha cambiato il senso della sua leggerezza.
