Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato una scossa di terremoto di magnitudo 2,9 con epicentro localizzato a circa 3 chilometri a est di Accumoli, in provincia di Rieti. L’evento è stato rilevato alle 6:02 del 5 settembre, a una profondità di 9 chilometri.
La scossa è stata avvertita dalla popolazione nella provincia di Rieti, ma al momento non sono segnalati danni rilevanti né feriti.
Dettagli sulla scossa e area interessata
L’epicentro è stato individuato nella zona montana interna dei Monti della Laga, un’area nota per la sua attività sismica. Dopo il rilevamento, gli strumenti dell’Istituto hanno registrato l’evento come un assestamento di entità contenuta rispetto ai grandi sismi della regione.
Le rilevazioni strumentali hanno permesso di definire con precisione la profondità e la posizione dell’epicentro senza evidenziare fenomeni consequenziali di ampia scala. Sul territorio le segnalazioni raccolte, in prevalenza telefoniche e sociali, indicano percezioni locali del movimento tellurico soprattutto nelle aree prossime ad Accumoli e in altri centri minori della provincia.
Non sono state attivate segnalazioni di emergenza per danni a edifici o infrastrutture. Gli enti locali e le strutture tecniche competenti hanno registrato e verificato la situazione, confermando l’assenza di criticità rilevanti al momento.
Contesto sismico e precedenti nella regione
L’episodio si inserisce in un contesto di attività sismica nell’Appennino centrale. Negli ultimi mesi nella stessa area e nelle zone limitrofe si sono verificati altri eventi di entità contenuta: il 15 agosto una scossa di magnitudo 2,6 con epicentro presso Torano Nuovo e il 24 luglio una scossa di magnitudo 3,2 nei pressi di Penna San Giovanni, entrambe registrate da reti di monitoraggio.
La memoria storica della zona rimane segnata dal terremoto del 24 agosto 2016, che colpì duramente Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto e causò gravi perdite umane e ingenti danni materiali. Altri eventi significativi citati nelle cronache degli ultimi decenni includono il sisma dell’Aquila del 2009 e quello dell’Umbria e Marche del 1997, che aiutano a inquadrare la pericolosità sismica dell’Appennino centrale.
La ripetizione di scosse di modesta entità in aree storicamente sismiche è uno degli elementi che mantiene attivi i sistemi di monitoraggio e la vigilanza tecnica. La memoria di questi episodi contribuisce a mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione e il monitoraggio costante dell’attività sismica, indicati come strumenti essenziali per ridurre rischi e danni nelle aree interessate.
