“Io credo nei padri difettosi forse perché anche io ne ho avuto uno e forse perché lo sono pure io e credo nell’osservare e nello stare in ascolto anche dei silenzi e delle solitudini dei figli”. Così Valerio Mastandrea alla presentazione de “La cittá dei vivi”, film diretto da Edoardo Gabbriellini e tratto dall’omonimo libro di Nicola Lagioia, ispirato all’omicidio di Luca Varani. “Questo film ti distrugge. Io non vengo chiamato spesso per film tratti da storie reali e ne sono anche contento perché vuol dire che l’approccio che ho come attore in tanti anni non è mai quello di imitare o farmi condizionare. Io cerco i personaggi sui copioni, anche di storie che conosco come questa, perché mi sembra il modo ideale per non speculare sulle persone reali e sulla realtà soprattutto quando è così atroce – aggiunge -. Credo che il film accenda delle luci nelle stanze dentro le quali non si era mai entrati perché quando succedono cose così il racconto è codificato: ci sono i giornali, ci sono le trasmissioni e rimani fuori. Il cinema e la letteratura, invece, servono per entrare nelle stanze ed accendere pure la luce”. (di Gennaro Bianco)