Un bambino di 10 anni è rimasto intrappolato a circa 80 metri di profondità in un pozzo nel villaggio di Errokn, nel comune di Brezina: lo ha reso noto la Protezione civile. Il piccolo, identificato come Ayoub, è caduto mentre passava sopra una tavola di legno che copriva l’apertura del pozzo.
Bambino intrappolato nel pozzo: la situazione
I soccorritori hanno inoltre smentito le voci diffuse sui social media secondo cui avrebbero già raggiunto il bambino, precisando che le attività di salvataggio sono tuttora in corso.
Per intervenire sono stati impiegati mezzi speciali e il massimo delle risorse disponibili: sono mobilitati mezzi e attrezzature pesanti per agevolare le operazioni. Il punto di caduta è un pozzo artesiano asciutto, profondo circa 80 metri, che rende necessario procedere con tecniche di scavo e supporti strutturali specifici per evitare ulteriori cedimenti.
Parallelamente al scavo diretto, proseguono i lavori per aprire un scavo parallelo che permetta di raggiungere il punto in cui si trova il bambino senza compromettere la stabilità del foro originale; le operazioni vengono condotte con rigore per garantire la sicurezza delle squadre. I soccorsi continuano senza interruzione con l’impiego di tutte le risorse disponibili.
Il precedente italiano
Questo episodio rimanda alla mente degli italiani il tristemente noto incidente di Vermicino: una serie di avvenimenti accaduti in Italia tra il 10 e il 13 giugno 1981, che condussero alla morte di Alfredo Rampi (detto “Alfredino”), un bambino di sei anni di età nato a Roma l’11 aprile 1975.
Alfredo Rampi cadde accidentalmente in un pozzo artesiano non protetto, ubicato in via Sant’Ireneo a Selvotta, una frazione di Frascati situata lungo via di Vermicino (la strada che collega la via Casilina alla via Tuscolana). Dopo quasi tre giorni d’inutili tentativi di salvataggio, il bambino morì dentro il pozzo, a una profondità di circa 60 metri. La vicenda ebbe un enorme impatto sulla stampa e sull’opinione pubblica, anche per la copertura giornalistica (in modo particolare, per la diretta televisiva a reti unificate condotta dalla Rai durante le ultime diciotto ore dei tentativi di soccorso) che ne fece uno dei casi mediatici più rilevanti della storia italiana.
La mancanza di organizzazione e coordinamento dei soccorsi, condotti con imperizia e ai limiti dell’improvvisazione, fecero comprendere l’esigenza di istituire una struttura specificamente dedicata alla gestione delle emergenze, che negli anni successivi portò alla nascita del Dipartimento della protezione civile, già in parte previsto da disposizioni normative, ma de facto ancora solo sulla carta.
