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Fine vita, Salvini prende le distanze da Zaia: “Io sono per la vita, sempre”

Il leader della Lega ha però cercato di evitare di trasformare la discussione sul fine vita in uno scontro diretto con l'ex presidente della regione Veneto

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Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini

Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini | ANSA/MOURAD BALTI TOUATI - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Sul fine vita emergono posizioni diverse all’interno della Lega. Da una parte Matteo Salvini, che ribadisce la propria contrarietà al suicidio assistito e preferisce parlare di sostegno alla vita e alle persone in difficoltà; dall’altra Luca Zaia, da anni favorevole alla legge veneta, che difende il provvedimento definendolo un “atto di civiltà”. Il tema torna così a evidenziare sensibilità differenti nel partito dopo il via libera del Consiglio regionale del Veneto alla legge sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito.

Salvini: “Io sono per la vita, sempre”

A prendere posizione è stato Salvini a Milano, a margine di un sopralluogo al Villaggio Olimpico, oggi trasformato in uno studentato. Interpellato sulla legge approvata in Veneto, il vicepremier ha spiegato: “Io sono per la vita, sempre”, aggiungendo che, a suo giudizio, occorre investire sui centri di aiuto alla vita, sulla tutela della vita e sul sostegno a chi si trova in difficoltà.

Quando i giornalisti gli hanno chiesto se Zaia avesse sbagliato a spingere per l’approvazione della legge, Salvini ha scelto di non esprimere un giudizio diretto: “Non commento quello che fanno gli altri”. Ha quindi ribadito che su determinati temi ogni esponente politico segue anche la propria coscienza e ha spiegato di voler lavorare per rafforzare, anche attraverso maggiori risorse economiche, i centri di aiuto alla vita, così da offrire alle donne una possibilità di scelta.

Il no di Salvini a un ritorno indietro sull’aborto

Il vicepremier ha poi collegato il tema alla questione dell’aborto. Secondo Salvini, l’idea di tornare indietro rispetto alla legislazione attuale sarebbe una “follia”, perché “per le donne decidono le donne”. Allo stesso tempo, ritiene che lo Stato possa intervenire sostenendo i centri di aiuto alla vita, con l’obiettivo di proporre un’alternativa.

La sua posizione, dunque, non si limita alla contrarietà al suicidio medicalmente assistito: Salvini ha sottolineato di voler concentrare il proprio impegno soprattutto sulla tutela e sul sostegno alla vita. “Più che di morte voglio occuparmi di vita”, ha concluso.

La risposta alla domanda sul voto in Veneto

Salvini è stato anche sollecitato su un’ipotesi concreta: se fosse stato consigliere regionale in Veneto, avrebbe votato a favore della legge sul fine vita? La risposta è stata volutamente rinviata: “Io fortunatamente sono di Milano. Ne parlerò quando sarò consigliere del Veneto”.

Una battuta che evita di trasformare la divergenza con Zaia in uno scontro diretto, ma che lascia comunque emergere una posizione personale differente rispetto a quella assunta dal presidente del Consiglio regionale veneto.

Zaia: “Non stiamo votando sul fine vita”

Nella giornata di ieri, giovedì 3 settembre, durante la discussione sul fine vita in Consiglio regionale Zaia ha invitato ad ascoltare tutte le opinioni. Nel suo intervento ha ricordato che all’esterno del palazzo c’era un’opinione pubblica divisa tra chi auspica l’approvazione della legge e chi invece la contesta.

“Non stiamo votando sul fine vita, stiamo facendo un atto di civiltà”, ha dichiarato l’ex presidente della Regione Veneto. La sua posizione parte dalla convinzione che la Regione debba disciplinare il percorso sanitario previsto per le persone che chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito.

Il Veneto ha approvato la legge sul fine vita

Il Consiglio regionale del Veneto ha infine approvato la legge con 32 voti favorevoli, in un voto che ha attraversato gli schieramenti. Il centrodestra non ha infatti mantenuto una posizione unitaria: Lega e Forza Italia hanno lasciato libertà di coscienza, mentre Fratelli d’Italia ha votato compatto contro il provvedimento.

A favore hanno votato 11 consiglieri della Lega, compreso Zaia, quattro della lista che porta il nome del presidente della Giunta e un esponente di Forza Italia. Dai banchi dell’opposizione sono arrivati inoltre dieci voti del Pd, due di Alleanza Verdi e Sinistra e un voto ciascuno da Movimento 5 Stelle, civiche, riformisti, Liga Veneta Repubblica e gruppo Misto.

I contrari sono stati invece nove esponenti di Fratelli d’Italia, due consiglieri di “Resistere Veneto”, due leghisti e Valdegamberi, ex leghista passato alla formazione di Vannacci. Si sono registrate inoltre un’astensione nella Lega, una nell’Udc e una nella lista Stefani, oltre a due in Forza Italia.

Stefani e Zaia: la legge sul fine vita non introduce il suicidio assistito

Nel corso del dibattito, sia Alberto Stefani sia Zaia hanno insistito su un punto: secondo loro, il provvedimento non istituisce il suicidio medicalmente assistito, già delineato dalle sentenze della Corte costituzionale. Zaia ha spiegato che, attraverso la proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’associazione Luca Coscioni, la Regione può stabilire come organizzare il percorso sanitario per il paziente che chiede alla propria Ulss di gestire il fine vita. Stefani ha definito invece falsa l’affermazione secondo cui la legge istituirebbe oggi il suicidio medicalmente assistito, sottolineando che questo istituto è già stato delineato dalla Consulta.

La proposta era già stata bocciata nel 2024

Il progetto di legge disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, facendo riferimento alla sentenza numero 242 del 2019 della Corte costituzionale. Il testo era già arrivato all’esame del Consiglio regionale nel gennaio 2024, quando era stato respinto per un solo voto.

Questa volta gli emendamenti hanno però contribuito a modificare il quadro e il provvedimento è riuscito a ottenere la maggioranza necessaria. Prima del voto, l’aula aveva inoltre respinto la questione pregiudiziale presentata da Stefano Valdegamberi, che contestava l’iter seguito dalla proposta sostenendo che non fosse stata sottoposta all’esame delle Commissioni consiliari.

In aula anche Luca Coscioni e Pro Vita

La discussione è stata seguita anche dall’esterno di Palazzo Ferro Fini, dove le forze dell’ordine hanno presidiato l’area e si sono ritrovati esponenti di posizioni opposte. Tra gli attivisti dell’associazione Luca Coscioni c’erano il tesoriere Marco Cappato e Cristina Gheller, sorella di Stefano, che aveva ottenuto il via libera al suicidio assistito ed era poi morto prima a causa della malattia.

Cappato, arrivando al presidio, ha auspicato che i consiglieri regionali ascoltassero soprattutto la sofferenza delle persone malate, mettendola davanti alle direttive dei partiti. Ha definito quello sul provvedimento un “voto di responsabilità”, sottolineando che ciascun consigliere avrebbe dovuto assumersene le conseguenze.

Sul fronte opposto erano presenti i militanti di Pro Vita, contrari alla legge. Uno degli esponenti ha posto l’accento sulle difficoltà economiche di molte persone che non possono permettersi un badante o altri aiuti, sostenendo che gli enti pubblici offrirebbero ancora troppo poco sostegno. Da qui la sua domanda: se una persona abbandonata arriva a chiedere di essere portata a morire, “questa è libertà?”.

Due sensibilità diverse nella Lega

Il voto veneto mette quindi in evidenza una differenza di approccio tra due figure di primo piano della Lega. Zaia difende la legge come strumento per organizzare a livello regionale un percorso già delineato dalla Corte costituzionale, mentre Salvini insiste sulla propria posizione personale a favore della vita e sul rafforzamento delle strutture di sostegno.

Il leader della Lega, tuttavia, ha evitato di trasformare la divergenza in una polemica con Zaia, scegliendo di non giudicare pubblicamente il voto e le scelte dell’ex presidente della regione Veneto. La distanza sulle modalità di affrontare il fine vita resta però evidente.

Per approfondire: Veneto, via libera al fine vita: prima Regione di centrodestra a normarlo

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