Un documentario immersivo rilegge l’opera di David Bowie nella sezione Venice Immersive della Mostra, allestita al Lazzaretto Vecchio del Lido. Bowie: Unseen | Unheard mette al centro l’archivio fotografico di Denis O’Regan e costruisce un percorso che intreccia immagini, suono e narrazione. La collaborazione con gli eredi dell’artista ha consentito l’accesso e l’autorizzazione all’utilizzo dei materiali e ha accompagnato le scelte curatoriali.
Formato e allestimento di Bowie Unseen Unheard Venezia al Lido
La visione si articola su otto schermi sincronizzati, con un impianto sonoro diffuso di 84 altoparlanti progettato per un posizionamento preciso delle sorgenti. L’effetto non è una semplice proiezione multipla: sequenze, tempi e sovrapposizioni sono modulati per restituire la cadenza del palco, del backstage e dei momenti di attesa prima di un ingresso in scena. In più, l’editing evita simmetrie stereotipate e alterna passaggi rapidi a soste più lunghe.
A questo si aggiunge una colonna musicale che incastra 12 brani del repertorio, scelta per accompagnare nuclei tematici e mutamenti visivi. La selezione fotografica supera le oltre 800 immagini e copre due decenni di attività, tra scatti noti e materiali rari o inediti. Ne risulta un mosaico che consente di osservare continuità e fratture della carriera senza didascalismi.
L’archivio di Denis O’Regan e la sua narrazione
Il nucleo visivo proviene dall’archivio del fotografo musicale Denis O’Regan, che interviene in voce per collocare scatti, luoghi e contesti produttivi. Le sue note non fungono da semplice commento: indicano come e quando sono nati alcuni set, chiariscono il rapporto con i tour e mettono a fuoco la dimensione di lavoro dietro l’icona. Il progetto è stato concepito con gli eredi del cantante, coinvolti nel vaglio e nell’impiego del patrimonio.
O’Regan lega il film al gusto di Bowie per l’innovazione: «A David sarebbe piaciuto moltissimo, senza dubbio. E gli sarebbe piaciuto tantissimo che il film fosse presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. È sempre stato un pioniere. David amava la tecnologia. Amava far accadere le cose e sperimentare nuove idee». Da qui l’idea di un montaggio che non si limiti alla cronologia ma usi il materiale come dispositivo performativo.
Audio spaziale, autori e la cornice di Venice Immersive
La componente audio è sviluppata in parallelo dallo sound designer Nick Ryan con la tecnologia L‑ISA di L‑Acoustics, pensata per distribuire e muovere i suoni nello spazio in modo controllato. Al repertorio di Bowie si affiancano composizioni originali di Mike Garson, storico collaboratore, che raccordano blocchi visivi e passaggi d’atmosfera evitando stacchi netti. Al tempo stesso, il sistema consente di far percepire provenienza e profondità delle fonti audio senza sovrastare le immagini.
Gli autori parlano di un obiettivo chiaro: andare oltre l’esposizione dell’archivio e «creare un nuovo modo di viverlo», con un suono che porti dentro ogni momento e renda evidenti risonanze e connessioni. La co‑curatrice Liz Rosenthal inserisce l’opera nel tracciato della 10ª edizione di Venice Immersive, che punta a consolidare ibridazioni tra tecnologie emergenti e narrazione tradizionale, mettendo alla prova formati e linguaggi.
Presentato nella cornice della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il lavoro incrocia pratica d’archivio, sguardo autoriale e strumenti tecnici attuali. Il risultato non scarta il valore documentale delle fotografie, ma lo rilancia in una fruizione che simula dinamiche di palco e di percorso. In parallelo, la partitura sonora organizza traiettorie di ascolto che dialogano con la disposizione dei pannelli e guidano l’attenzione senza chiuderla in una didascalia.
Bowie: Unseen | Unheard propone quindi un’indagine immersiva sull’artista, costruita su numeri concreti e scelte formali: otto schermi, 84 altoparlanti, 12 brani, oltre 800 immagini, una sede specifica come il Lazzaretto Vecchio e il quadro sperimentale della 10ª edizione di Venice Immersive. Il materiale di O’Regan, incorniciato da voci e suono, restituisce aspetti meno frequentati della carriera e della curiosità di Bowie per i linguaggi e le tecnologie.
