Una critica netta alla risposta delle Nazioni Unite su Gaza e Libano prende forma a Bishkek. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito «molto deludente» l’operato dell’Onu e del Consiglio di Sicurezza al vertice SCO Plus, mettendo in fila responsabilità, omissioni e richieste di cambiamento.
Il capo dello Stato ha collegato quella valutazione alla «recente aggressione contro l’Iran», accusando Stati Uniti e Israele di violazioni della Carta dell’Onu e del diritto internazionale. Secondo il suo intervento, gli attacchi hanno colpito civili, strutture educative e sanitarie, infrastrutture critiche e impianti nucleari sotto salvaguardia dell’AIEA. Non ha usato giri di parole: ha parlato di un quadro che mina la fiducia nel sistema multilaterale.
Accuse e via diplomatica
Il presidente ha sostenuto che l’Iran non ha iniziato la guerra e che ha agito in autodifesa. In questo quadro, ha ribadito che la diplomazia e il negoziato restano il canale principale per comporre le controversie. «La diplomazia senza buona fede, senza rispetto degli impegni e senza astenersi dall’uso della forza non può creare una pace duratura», ha affermato, legando la tenuta degli accordi alla credibilità delle istituzioni.
Da qui il nesso tracciato tra l’escalation militare e la crisi di fiducia nelle sedi multilaterali: per Pezeshkian, il mancato intervento efficace ha ampliato le minacce all’ordine internazionale. Il messaggio è tornato più volte sullo stesso punto, con richiami agli impianti tutelati dall’AIEA e alla necessità di proteggere le infrastrutture civili in ogni circostanza.
Riforma dell’Onu e Memorandum di Islamabad
Al tempo stesso, il presidente ha chiesto un’Onu e un Consiglio di Sicurezza più rappresentativi ed efficaci. Ha invocato la parità di sovranità e il rispetto del diritto internazionale come base di un ordine multipolare «equo», chiarendo che una multipolarità giusta non deve limitarsi a sostituire una potenza dominante con un’altra.
Più avanti, Pezeshkian ha accusato Washington di aver violato più volte gli impegni presi con il Memorandum di Islamabad, concordato a giugno dopo quasi tre mesi di negoziati mediati da Pakistan e Qatar. L’intesa, ha ricordato, è pensata per fermare le ostilità e aprire nuove trattative, con previsioni specifiche anche sullo Stretto di Hormuz. Da qui l’avvertimento: pressioni e minacce possono compromettere la diplomazia anche dopo la definizione di un quadro politico per il cessate il fuoco.
Il presidente ha indicato i paesi della SCO come attori con peso politico, economico e geografico in grado di contribuire a un ordine più multilaterale. La SCO conta dieci membri e, nella sua lettura, il formato SCO Plus serve ad allargare il dialogo su dossier regionali e globali oltre la cerchia ristretta. Con queste premesse, il vertice di Bishkek ha registrato l’insistenza di Pezeshkian sulle riforme dell’architettura Onu e sull’utilizzo di accordi e mediazioni già esistenti come strumenti immediati per riaprire il confronto diplomatico.
