Matteo Berrettini ha denunciato di aver ricevuto minacce di morte rivolte alla sua famiglia, arrivate tramite messaggi inviati al fratello Jacopo durante il Roland Garros. La vicenda è stata resa nota durante una conferenza stampa a Flushing Meadows, dopo la vittoria sull’avversario Stan Wawrinka, e ha spinto il giocatore e il suo entourage a rivolgersi alle autorità del tennis.
Le minacce di morte a Matteo Berrettini
Nel corso dell’ultima edizione del Roland Garros, mentre il giocatore era impegnato sul campo, alcuni messaggi sono stati recapitati sul telefono del fratello. Roland Garros è il contesto in cui la vicenda ha preso forma: il contenuto delle chat, descritto dal tennista, conteneva accuse sulla legittimità delle sue vittorie e passaggi che hanno superato la soglia dell’intimidazione. Secondo la ricostruzione fornita, dopo una sua affermazione sul campo alcuni interlocutori hanno sostenuto che il successo potesse essere giustificato solo con un intervento esterno.
Dal tono delle conversazioni, la situazione è rapidamente degenerata fino a una minaccia esplicita rivolta alla famiglia: «Se non gli dici di perdere la prossima partita, uccideremo la tua famiglia», recitava uno dei messaggi citati. La frase è stata riportata dallo stesso Berrettini durante la conferenza, che ha definito inaccettabile il ricorso al ricatto e alla violenza verbale per influenzare risultati sportivi. Il caso mostra come il mondo delle scommesse online possa trasformarsi in pressione psicologica diretta sugli atleti e sui loro familiari.
La denuncia all’ATP e il materiale consegnato
Di fronte alle minacce, la famiglia Berrettini ha raccolto e documentato i messaggi. Sono stati consegnati all’ATP screenshot delle chat, i numeri di telefono e i recapiti utilizzati per inviare i messaggi, con l’obiettivo di permettere agli organi competenti di avviare accertamenti e tracciare i responsabili. La scelta di affidare il materiale all’ATP è stata motivata dalla volontà di collaborare con le autorità del tennis e con la giustizia ordinaria per contrastare episodi analoghi.
La rivelazione è arrivata pubblicamente a Flushing Meadows, a margine di una partita che aveva riportato il nome di Berrettini in prima pagina per la vittoria su Stan Wawrinka. L’annuncio ha acceso il dibattito sul ruolo delle piattaforme di scommesse e sulla necessità di strumenti più efficaci per proteggere gli atleti da minacce e tentativi di manipolazione. Nell’immediato, l’azione concreta è stata la trasmissione del materiale probatorio: screenshot, numeri e contatti ora sono al centro della segnalazione formale.
Il giocatore ha scelto di non entrare nei dettagli procedurali della possibile indagine pubblica, concentrandosi invece sulla necessità di far emergere il fenomeno. La denuncia e la consegna delle prove all’ATP rappresentano il primo passo ufficiale compiuto da Matteo Berrettini per reagire alle minacce e proteggere la sua famiglia, affidando la verifica a chi nel circuito può intervenire.
